Buford JonesBuford Jones ha contribuito alla storia della musica mondiale, collaborando come sound engineer con artisti come Pink Floyd, David Bowie, George Harrison, Eric Clapton, James Taylor e molti altri. La sua carriera inizia nel 1971, appena terminata l’università (laurea in elettronica) al lavoro per Showco Inc. azienda nata soltanto un anno prima. Dopo un anno di lavori vari, parte in tour con gli ZZ-Top. Continuerà a lavorare per Showco ancora 9 anni, per poi licenziarsi e iniziare la sua carriera freelance, che lo ha portato nelle più belle venue del mondo.

Di Lorenzo Ortolani

L’artista contro il tecnico, come convivono in te?
BJ Molti musicisti che lavorano con me affermano che io sono un musicista tanto quanto loro, c’è chi suona la chitarra e chi le tastiere, quello invece è il mio strumento (indicando il mixer). Sono felice di essere considerato tale.

Sei stato uno dei pionieri del mix surround dal vivo.

BJ Mi piacerebbe mixare in surround sempre, adoro avere diffusori intorno a me.
La prima esperienza l’ho avuta in tour con David Bowie e poi ancora più approfonditamente con i Pink Floyd in “A Momentary Lapse of Reason”. L’uso dal vivo è molto complesso, oltre che per i notevoli tempi di setup, i materiali raddoppiati, anche per i costi, sicuramente non concepibili in un tour standard. Io amo mixare in surround anche a casa, nel mio studio, lavorerei sempre in surround!

Quanto è importante l’esperienza e quanto le conoscenze tecniche nel nostro mestiere?
BJ L’esperienza sul campo è molto, molto importante. I giovani non dovrebbero mai smettere di studiare il lato tecnico, ma non biso- gna mai dimenticarsi che quando vengono on stage e lavorano ad un concerto stanno lavorando sulla musica. È musica. Quindi il mio lato tecnico, quando inizia il concerto se ne va ed entra quello musicale. Non pensino però i ragazzi che non serve educazione tecnica per fare parte di questo mondo, ma tutto il contrario.

Quali sono le differenze nella musica dal vivo tra gli anni 70 ed oggi?

BJ La tecnologia da allora è avanzata tremendamente, ora abbiamo grandi attrezzature; ma la musica è musica, come lo era prima lo è ancora, non è cambiata. Adesso abbiamo attrezzi che ci permettono di facilitare il lavoro che dobbiamo fare. Il Live Sound è molto complesso, hai sempre mille pa- rametri, mille cose che possono cambiare, oggi come allora, ma il fine ultimo è sempre lo stesso: divertitevi e tornate la prossima volta!

Quindi il lavoro del Sound Engineer oggi è più facile di allora?
BJ Penso che sia più facile: è più semplice avere una certa coerenza tra tutti gli show, riusciamo bene o male ad avere lo stesso suono in vari spettacoli. Il nostro lavoro è molto più complesso di quello che la gente pensa e far suonare un sistema bene in tutte le location non è poi così facile. Una sera lavoravi in un posto e dicevi: “WOW! Ho fatto suoni bellissimi”, la sera dopo “non così buoni”, l’altra anche, poi “WOW!” e via così… Oggi per fortuna vediamo che la differenza si è fatta più sottile, gli show sono più coerenti l’un l’altro. Se lo show suona bene, la gente è contenta, compra i dischi, se li ascolta e torna ai concerti, e il nostro lavoro continua!