Febbraio 2010, The Who. i Laser illuminano lo show al XLIV Super Bowl di Miami.

di Marcello Zagaria

1960-2010. Un ricco programma (LASERfest.org) di incontri, conferenze ed eventi in tutto il mondo celebra la storia, le potenzialità e l’impatto sulla società di una delle più notevoli invenzioni del XX secolo. Dai laboratori di ricerca scientifica i dispositivi LASER si diffusero presso la comunità artistica internazionale che diede vita a nuove forme d’arte e spettacolo, realizzò installazioni pittoriche, scultoree, olografiche di opere di luce per mettere in scena la bellezza e la purezza dei colori LASER. Per saperne di più sulla nascita del LASER e le possibilità applicative, leggi Laser: una lunga storia.

Presso l’Art Museum di Cincinnati nel 1969 fu organizzata “LASER Light: a New Visual Art”, mostra di LASER art. Diverse installazioni artistiche furono allestite nelle stanze del Museo dove erano posizionati specchi e propagato il fumo ambiente che consente di trasformare il raggio luminoso di un LASER in geometrie e volumi di grande effetto.

Una proiezione cinetica con scansione sui due assi X-Y. VIDEO/LASER III 1981, Lowell Cross

Altrettanto suggestive, le scintillanti superfici a specchio del Padiglione di Expo ’70 ad Osaka che avvolgevano lo spettatore per fargli vivere una personale esperienza visiva, sonora e teatrale, senza precedenti.

E.A.T. – Experiments in Art and Technology, «Pepsi Pavilion for the Expo ‘70», 1970

Il Padiglione fu concepito e realizzato grazie allo spirito di collaborazione e interazione di un gruppo eterogeneo di artisti visivi, musicisti, coreografi, scienziati e ingegneri intenti a sperimentare e integrare le idee e le soluzioni tecnologiche. Uno spazio – considerato all’origine dei futuri sviluppi della realtà virtuale, delle installazioni interattive, del teatro multimediale, delle simulazioni 3D – volto ad accogliere lo spettatore in ambienti mediati elettronicamente.

 

E.A.T. – Experiments in Art and Technology, «Pepsi Pavilion for the Expo ‘70», 1970

 

David Tudor, Carson D. Jeffries e Lowell Cross con l’opera VIDEO/LASER II messa a punto nel laboratorio di Jeffries a Berkeley, dicembre 1969.
Foto di Lowell Cross.

L’ingresso al Padiglione, assicurato da un tunnel, conduceva i visitatori in una camera oscura illuminata unicamente da proiezioni LASER cinetiche.

Fu Lowell Cross a progettare il sistema di deflessione per quattro lunghezze d’onda diverse di un LASER a gas a ioni di krypton; i galvanometri a specchio del LASER, attivati dall’impianto di diffusione sonora, potevano ruotare fino ad una velocità di 500 cicli al secondo. Una sorprendente esplorazione tra tecnologia ed arte nel 1981 consentì a Bernard Szajner la messa a punto di una prima arpa LASER, sorta di strumento musicale collegato ad un sintetizzatore, un campionatore o ad un computer, i cui raggi, pizzicati proprio come corde di un arpa, imitavano sonorità di strumenti tradizionali o riproducevano sequenze ritmiche e timbriche elettroniche. Le arpe unframed (senza cornice) scompongono un raggio singolo in una raggiera, versioni alternative fanno uso di raggi multipli che possono essere controllati singolarmente per riprodurre i suoni voluti.

Jen Lewin creato numerose “Light arps” negli ultimi 15 anni. Una arpa laser è uno strumento che interagisce ogni volta che viene interrotto il raggio laser. Le arpe di Jen Lewin con cornice, sono diverse una dall’altra, rispondono musicalmente in base alla velocità del movimento o all’altezza della mano dai sensori. I suoni interattivi e la luce scultorea del laser ispirano gli spettatori a partecipare e a immergersi nella nuova esperienza dell’artista americana.

Al fine di generare più suoni da controllare, come un intervallo continuo di scale, possono essere utilizzati vari metodi: usare un generatore di raggi infrarossi o ultrasonici collegato allo strumento per determinare la posizione delle mani durante l’utilizzo dello strumento; utilizzare un generatore basato sul LASER per determinare la distanza delle mani dall’inizio o dalla fine della zona sensibile del LASER (rendendo così possibile l’utilizzo dei raggi come le corde di una chitarra); utilizzare una telecamera per tracciare la posizione e il movimento di un punto del LASER sulle mani, o la lunghezza dell’esposizione del raggio visibile, per calcolare un valore continuo basato su un riferimento. Altri modi per ampliare le capacità dell’arpa, sono più costosi e laboriosi rispetto ai suddetti. La versione framed (con cornice) delle arpe LASER, meno elaborata della precedente, si fonda sulla sensibilità della risposta dei sensori ottici alla luce, riflessa i quali, in caso di interruzione del raggio LASER fanno scattare un numero qualsiasi di eventi (musicali o di altra natura; software dotati di file editor e sintetizzatori, possono anche controllare video e immagini tramite unità di proiezione) secondo un comportamento determinato. In questo tipo di arpa si può disporre un numero qualsiasi di fasci LASER, da un minimo di 1 o 2 ad un massimo di 32 o più, in relazione alla capacità del controller MIDI e del software sviluppato.

L’arpa Infinite Beam di Jean Michel Jarre.

Jen Lewin crea “Light Harps” da più di 15 anni, immersive installazioni video-sonore che sfruttano il movimento e la luce LASER per innescare i suoni dell’arpa. Ogni volta diverse per ciascuna delle applicazioni artistiche, performative o scultoree spesso di grandi dimensioni, tutte realizzate in contesti inusuali, tra queste nel Lincoln Center ed un’altra nel 2005 al Burning Man dove una volta l’anno, decine di migliaia di partecipanti si riuniscono nel deserto del Nevada per creare una comunità dedita all’arte, all’espressione di sé e all’autonomia. Altri modelli, dal design e dalle caratteristiche diverse inclusa una versione MIDI inventata da Philippe Guerre, altre più recenti create da Yan Terrien, da Gianpietro Grossi seguirono l’invenzione della prima arpa e anticiparono quella di Lewin, tuttavia sono i concerti di Jean Michel Jarre ad aver reso nota l’arpa LASER in tutto il mondo.

LASER light show

Negli stessi anni in cui l’arte si confrontava con le potenzialità espressive della nuova sorgente luminosa, il 9 maggio del 1969, grazie ad un sistema di LASER a colori con galvanometri ottici e controllo elettronico vero e proprio cuore tecnologico di ogni futuro sistema di proiezione LASER, consentirà, grazie alla precisione, alla velocità di rotazione, alla precisione di spostamento e posizionamento dei galvanometri, di disegnare con la luce, creare effetti grafici, astrazioni geometriche ed animazioni Lowell Cross, Carson Jeffries e David Tudor si esibirono in uno straordinario concerto con proiezioni programmate e sincronizzate alla musica. Se l’evoluzione dei galvanometri per scanner ottici fissa al 1969 la data di presentazione del primo vero spettacolo di luce LASER, occorre attendere gli inizi del nuovo millennio per segnalare il raggiungimento di un nuovo standard grazie allo sviluppo dei sistemi LASER a stato solido.

Una unità di controllo PC dotata di sistema Pangolin e una consolle GrandMA via DMX assicurano l’esecuzione accurata e completa di tutti gli effetti laser e dei movimenti rotatori del prisma.

William Benner, Presidente e CTO di Pangolin LASER System, sottolinea con entusiasmo questo nuovo corso: “Negli ultimi anni, i LASER vivono una nuova rinascita nella cultura popolare. In quasi ogni concerto rock o pop compaiono LASER, e infatti, grazie allo sviluppo dei più economici LASER a stato solido, l’effetto che si può creare è sorprendentemente intenso. Non è più inusuale disporre di 30 LASER in un concerto, di cui la maggior parte RGB e ad alta potenza. È per questo che gli attuali eventi musicali di Usher, Jennifer Lopez, Spice Girls, Justin Timberlake and NSync dispongono tutti di LASER, al pari dei più tradizionali concerti storici dei Pink Floyd, Trans Siberian Orchestra e Jean Michel Jarre”.

Justin Timberlake, Future Sex Love Show Tour.

I Pink Floyd si affidarono presto alle sperimentazioni luminose di Mike Leonard al loro debutto del 1967. A quel tempo sulla scena rock pochi gruppi musicali riconoscevano il profondo legame tra luci e suono: i Wilde Flowers, precursori dei Soft Machine e dei Caravan, sperimentatori di produzioni multimediali molto prima di diventare popolari; i Pink Floyd formatisi nel 1966. Durante i primi concerti alla Free School’s Sound/Light workshop di Londra, Joel e Toni Brown, discepoli del dottor Timothy Leary, proiettavano immagini di grande formato su di loro. Da allora e fino ai nostri giorni, i Pink Floyd sono universalmente riconosciuti per aver adottato soluzioni e tecnologie all’avanguardia e in particolare per i loro spettacoli di luci LASER, unici nel panorama mondiale.

Premio ILDA 2009, categoria Live Stage Performance: “3D Laser Prism, 2008 Dark Side of the Moon World Tour” (Lightwave International).

Dai tempi del tour di The Wall, oltre 25 anni fa, Roger Waters si affida a Marc Brickman, light designer con cui condivide l’impegno a realizzare performance visive sempre innovative: obiettivo raggiunto in occasione del recente tour The Dark Side of the Moon (2007-2009), grazie all’acquisizione dei nuovi sistemi LASER a stato solido, scelti per riprodurre l’opera di copertina dello storico album, un effetto iconico a conclusione dello show.

Timothy Leary, scrittore e psicologo, noto per il suo attivismo a favore delle droghe psichedeliche. Da molti è considerato di rilevanza fondamentale per l’evoluzione della luce colorata nello spettacolo, così anche dell’uso dei LASER.

L’approccio di Marc Brickman, all’avvio del tour in Sud America, richiese la costruzione di un dispositivo meccanico con 12 pannelli triangolari indipendenti, rotanti e telescopici che si trasformavano da una struttura astratta, non dichiarata, nel tetraedro di The Dark Side of the Moon. Dopo la costruzione di un primo modello in scala si pensò di realizzare una struttura a tutta grandezza, ma nel frattempo il concetto di Marc si era evoluto verso una forma più eterea da realizzare con i soli sistemi LASER. Questo nuovo approccio consentì a Brickman di mostrare a Waters la sua personale visione artistica dell’opera: LASER RGB a stato solido, raffreddati ad aria, proiettano un raggio di 2” di diametro e disegnano “nell’aria” il prisma, grazie ad una disposizione di specchi allineati con grande precisione; riproducono una serie di effetti luminosi, prima di svelare una delle icone più note al mondo. Due ulteriori sistemi LASER RGB proiettano il fascio bianco e simulano la scomposizione cromatica. Una unità di controllo PC dotata di sistema Pangolin e una consolle GrandMA via DMX assicurano l’esecuzione accurata e completa di tutti gli effetti LASER e dei movimenti rotatori del prisma. Un massiccio sistema di 36 collettori militari trasferisce alimentazione e segnali alla struttura e consente di regolarne l’angolazione per ottimizzare la visione delle proiezioni LASER (nel 2008 i sistemi furono potenziati e aggiornati, e nel carter fu disposto un sistema di propagazione diretta di fumo). L’alloggiamento sospeso ospitava anche il sistema di controllo climatico che provvedeva a raffrescare o a riscaldare, attraverso il nucleo di rotazione, ciascuno dei sistemi LASER. Questa soluzione ha garantito la massima protezione dei LASER dagli agenti atmosferici incontrati durante il tour: dal deserto messicano alle foreste pluviali tropicali e ai freddi climi nordici. Il più delle volte, l’unità è stata sospesa ad enormi gru durante i concerti e in ogni parte del mondo; per posizionarla velocemente, elettronica e LASER hanno girato all’interno del carter in metallo per tutta la durata del tour, mentre due soli tecnici sono stati necessari per gestire e allestire questo imponente effetto, vero e proprio omaggio alla semplicità dei moderni sistemi: compatta e affidabile la tecnologia LASER a stato solido si è rivelata fondamentale per il risparmio di operazioni durante le fasi di allestimento, e per la riduzione drastica dell’assorbimento elettrico: 34W ciascuno dei sistemi LASER RGB, tra i più potenti al mondo, raffreddati ad aria. La complessità tecnica del progetto ha determinato il successo mondiale del tour e al Prisma è stato assegnato nel 2009 il Premio ILDA nella categoria Live Stage Performance.

Roger Waters si affida a Marc Brickman light designer con cui condivide l’impegno a realizzare performance visive sempre innovative: obiettivo raggiunto in occasione del recente tour The Dark Side of the Moon (2007-2009), grazie all’acquisizione dei nuovi sistemi laser a stato solido, scelti per riprodurre l’opera di copertina dello storico album, un effetto iconico a conclusione dello show.

Radiazioni LASER sicure

Fondata nel 1986, l’International LASER Display Association promuove l’uso del LASER nell’arte, nell’industria dell’intrattenimento, nel sistema educativo. Per perseguire i propri scopi organizza una conferenza annuale tra gli associati e tra questi assegna i Premi ILDA per il conseguimento di risultati artistici, tecnici e professionali di rilievo; incoraggia lo sviluppo e la conoscenza delle esibizioni LASER; provvede a sostenere i propri iscritti attraverso lo scambio di servizi, informazioni aggiornate sui prodotti e sulle misure di sicurezza nei diversi Paesi. Nel 2006 l’ILDA si impegnò a sostegno del diritto alla vendita e all’uso dei LASER per esibizioni didattiche e di intrattenimento e ciò richiese il convincimento delle autorità preposte in America (Food and Drug Administration’s Center for Devices and Radiological Health, Federal Aviation Administration, lo Stato di New York richiede licenze specifiche agli operatori LASER) attraverso l’aggiornamento di tutte le pratiche amministrative e normative necessarie (è al lavoro per uniformare le normative statunitensi agli standard europei ed asiatici), volte a garantire la massima sicurezza per il pubblico in occasione di esibizioni e spettacoli LASER.

Premio ILDA 2009, categoria Laser Photography: “Caution! Laser Radiation!” (Lightwave International). A partire dai primi anni ’70 e in varie giurisdizioni, la legislazione e norme di governo (ANSI Z136 negli Stati Uniti, IEC 60825 a livello internazionale, EN 207 nella Comunità Europea) hanno distinto in quattro classi e sottoclassi i laser a seconda della loro potenza di uscita massima e lunghezza d’onda. La classificazione individua i laser in funzione della loro potenzialità a produrre danni alle persone esposte ai rischi ad essi associati, e definisce le misure di sicurezza necessarie per le persone che possono essere esposti ai raggi laser.
La legislazione americana richiede che tutte le classi laser IIIB e IV commercializzate negli Stati Uniti debbano avere cinque caratteristiche di sicurezza standard: un interruttore a chiave, un interruttore di sicurezza, un indicatore di potenza, uno scatto di apertura e uno di emissione (ritardo di solito due o tre secondi). OEM laser, progettati per essere parte di altri componenti (come ad esempio masterizzatori DVD) sono esenti da tale obbligo.

Alcuni LASER sono potenzialmente lesivi per gli occhi, in modo particolare se un fascio è stazionario, diretto verso il corpo umano e ad una distanza ravvicinata; LASER ad alta potenza possono ustionare la pelle; infine altri LASER sono così potenti che persino la riflessione diffusa da una superficie può essere pericolosa. L’ILDA, associazione americana con associati di ogni Paese del mondo, è orientata al rispetto delle rigide leggi e degli standard di sicurezza americani che ad esempio proibiscono l’uso della tecnologia LASER in modo creativo senza le necessarie precauzioni. Tuttavia una progettazione adeguata il mantenimento dei fasci LASER in movimento, il posizionamento dei fasci sopra teste del pubblico la professionalità degli operatori, l’individuazione dei sistemi di proiezione idonei, unitamente al rispetto dei regolamenti governativi del proprio Paese, sono fattori determinanti per azzerare i rischi di incidenti in presenza di pubblico.

Soluzioni innovative per l’intrattenimento

Uno spettacolo di luci LASER, prevede l’uso di proiettori LASER, macchine del fumo, specchi per la riflessione e moltiplicazione dei raggi. La maggiore o minore complessità dell’evento richiedono creatività, abilità artistiche e capacità tecniche da parte del LASER designer per la programmazione dei raggi (beam show) o delle animazioni LASER (graphic show) a partire da uno storyboard condiviso, da immagini, logomarchi, testi, sequenze realizzate con altri software di disegno 2D e 3D, da acquisire ed elaborare graficamente e musicalmente sino alla produzione di un LASER show finale. Il funzionamento dinamico del LASER si deve alla coppia dei galvanometri a scansione ottica che hanno il compito di deflettere il raggio. È il computer, tramite un software dedicato, ad inviare i segnali necessari per pilotare i galvanometri che recano due micro specchi sui loro assi: deflessione sull’asse X, deflessione sull’asse Y e banking. Il segnale di blanking accende e spegne il fascio in modo opportuno. Gli innovativi LASER a stato solido, come i LASER a semiconduttore e i LASER DPSS, compatti, ad alta efficienza e facili da usare, sono apparsi sul mercato delle moderne attrezzature LASER. Nell’ambito delle applicazioni tecnologiche per lo spettacolo, i nuovi proiettori LASER rappresentano una risorsa vincente, come sottolinea lo stesso Benner: “Quando i LASER a stato solido sono apparsi sulla scena, le produzioni musicali mantennero il loro scetticismo a causa del ricordo delle ingombranti, pesanti apparecchiature che richiedevano moltissima elettricità e acqua. Attualmente, diversi produttori hanno compreso che i LASER non necessitano più di essere raffreddati ad acqua e sono molto più facili da integrare nella programmazione delle luci.

Festa della Luce di Montone. Scenes e Kwant presentano Solstat una installazione artistica la cui materia è la luce e il suo potere immaginifico. Installazione laser site-specific, omaggio al solstizio d’estate: uno degli eventi astronomici più spettacolari e significativi della terra. Etimologicamente, solstizio significa ‘sole che si ferma’ o ‘arresto del sole’ perché la sua elevazione zenitale non sembra cambiare da un giorno all’altro. Il giorno del solstizio d’estate evoca miti e leggende antiche.

I LASER di ultima generazione sono piccoli, facili da appendere alle strutture, e possono essere controllati da consolle luci standard. Anche a causa del loro costo relativo, un maggior numero di teste LASER può essere utilizzata nei concerti come mai prima. E a conseguenza di quanto detto, imponenti spettacoli possono essere realizzati”. Nuove dimensioni ridotte, assorbimenti di corrente elettrica ininfluenti nel calcolo delle potenze coinvolte negli eventi, gestione intelligente e alla portata di molti (stand alone o DMX), sistema di raffreddamento ad aria anche per proiettori ad alta potenza; questa evoluzione del mercato delle luci LASER, volta a soddisfare anche bisogni energetici e consumi sempre più ridotti, è destinata a sostituire o a integrarsi a impianti di vecchia generazione, a rispondere a nuovi mercati come quelli fieristici, pubblicitari, di comunicazione aziendale e dunque a favorire una diffusione sempre più ampia dei nuovi sistemi di proiezione.

Per saperne di più sulla nascita del LASER e le possibilità applicative, leggi Laser: una lunga storia.