Apertura VOG

Schermata 2014-07-09 alle 10.47.27Fin dalla sua presentazione, VOG è diventato un outboard curioso amato dai fonici e dai creativi. Little Labs lo definisce un tool analogico per la risonanza dei bassi. Fin qui dice poco. Il manuale cita l’esperienza di Jonathan con trasformatori e circuiti che talvolta producevano risultati molto musicali e interessanti pur essendo sbagliato concettualmente il circuito o il componente. È bastata questa introduzione, avvolta nel mistero, per generare una serie di congetture nei forum che hanno portato a una certa confusione sul compito di VOG e gli effettivi risultati. VOG è assimilabile a un filtro HPF con risonanza, tuttavia il reale comportamento, come vedremo, è differente da quello che ci si può aspettare da un HPF con controllo di risonanza. VOG lavora solo nel range da 20 a 300 Hz, lasciando perfettamente inalterata la parte superiore dello spettro e tagliando le frequenze al di sotto di quella selezionata con una pendenza di circa 24 dB/oct. L’ampiezza massima della risonanza introdotta è di 18 dB.

Hardware

In formato API 500, VOG utilizza un amplificatore differenziale di altissima qualità, incapsulato per evitare sguardi curiosi, e un singolo condensatore in polistirene, sempre di altissima qualità, sull’intero percorso del segnale. I selettori su pannello per la frequenza cambiano il percorso audio probabilmente richiamando un condensatore diverso che, assieme all’amplificatore, modifica la frequenza della risonanza. Il percorso è bilanciato e DC Coupled dall’ingresso all’uscita, tuttavia nulla vieta di usarlo con ingresso sbilanciato e, in questo caso, realizzare una connessione stereo usando il pin 1 come messa a terra, pin 2 per segnale sinistro e pin 3 per segnale destro, perdendo però 6 dB di headroom. L’intero circuito ha una distorsione virtualmente inesistente, a patto di non superare i 28,3 dBu che sono il livello massimo di I/O, un valore decisamente alto che assicura un’ampia headroom per gestire al meglio il picco di risonanza. Non sono presenti trasformatori e il circuito lavora in Unity Gain, tuttavia Jonathan stesso ci ha confermato che la tolleranza è intorno a uno o due dB al massimo. L’impedenza d’ingresso è di 10 kΩ mentre quella d’uscita è di 100 Ω. Il livello massimo d’ingresso è di 28 dBu.

Fig. 1 - La scheda di VOG, con l’amplificatore incapsulato, cuore del sistema assieme ai condensatori che determina il Q del filtro
Fig. 1 – La scheda di VOG, con l’amplificatore incapsulato, cuore del sistema assieme ai condensatori che determina il Q del filtro

Controlli

Dall’alto al basso, troviamo il LED verde che indica la presenza di corrente elettrica nei circuiti e diventa rosso in caso di overload, seguito dal controllo di Amplitude, che ha uno scatto a 10 per fornire una seconda modalità di ampiezza. Il controllo di frequenza è anomalo: il livello cinque corrisponde alla frequenza selezionata dai pulsanti a cui sarà applicata la risonanza controllata da Amplitude, mentre spostandosi verso zero si aumenta la frequenza, verso 10 si riduce il valore della frequenza, permettendo di trovare il punto più adatto. I due pulsanti, con LED verde per disabilitato e rosso per abilitato, permettono di selezionare tra le frequenze di 40 o 100 Hz, premendoli entrambi si richiama la frequenza di 400 Hz. Da notare che con tutti i pulsanti disabilitati la frequenza centrale è comunque 40 Hz. L’ultimo pulsante è Flat, che funziona come bypass.

Fig. 2 - 100 Hz, Frequency 4, Amplitude 9
Fig. 2 – 100 Hz, Frequency 4, Amplitude 9

Analisi

VOG non introduce alcuna distorsione armonica ed è un progetto molto trasparente, tanto da avere un livello di rumore estremamente basso. La modifica di fase, a esclusione dei punti adiacenti alla frequenza centrale, è completamente trascurabile e a 1 kHz è sempre in fase con il segnale originale. Le curve dei filtri non sono prevedibili: in molti casi ciò che accade sotto la frequenza centrale non è quello che ci si aspetta da un filtro HPF. Ci sono configurazioni che si comportano quasi come un shelving (40 Hz, Frequency 0, Amplitude 10) ma modificando la frequenza si cambia l’andamento della curva. A 100 Hz si vede bene l’effetto del filtro HPF con una curva personale nel punto di risonanza e una curva di attenuazione (Fig. 3). Con la frequenza centrale a 200 Hz si arriva a 300 Hz con valore 0 di Frequency e, contemporaneamente, incrementando l’effetto del taglio al di sotto dei 150 Hz. Il passaggio da Amplitude 9 allo scatto 10 produce una curva ancora diversa. Non c’è quindi una regola determinante per decidere a priori il risultato.

Fig. 3 - 200 Hz, Frequency 0, Amplitude 10
Fig. 3 – 200 Hz, Frequency 0, Amplitude 10

In prova

VOG è prima di tutto un outboard analogico trasparente, cosa che di solito non accade con un filtro HPF a 24 dB/oct costruito intorno a più amplificatori. Non esiste alcuna distorsione armonica introdotta e ciò significa sfatare il mito che VOG riscaldi in qualche modo il suono. Non è il suo compito. Il lavoro è tutto sulle frequenze sotto i 300 Hz, con la creazione di curve di equalizzazione che risultano musicali e utili per tracciare la strada di un basso o di una cassa, focalizzandolo nel mix e senza creare confusione tra i ruoli. In uno studio professionale, dotato di ottimi convertitori, VOG è superiore a qualsiasi implementazione di filtro HPF che, comunque, richiederebbe alcuni interventi correttivi con altri filtri per ottenere la stessa curva di risposta ma con una distorsione di fase differente e, quindi, un suono differente e più artificiale. È molto efficace da usare, una volta che si è compreso come funziona a causa di scelte piuttosto anomale: il controllo di Frequency e la combinazione di pulsanti possono trarre in inganno se non si legge il manuale. Una volta compresi, si vola ed è un attimo trovare il punto giusto di frequenza e ampiezza per creare una cassa o un basso di proporzioni giganti senza intasare il resto del mix. Sia in mix che sul bus stereo, VOG offre una soluzione veloce e piacevole per focalizzare la cassa, nei suoi componenti sonori, o per il basso. Provato sulla voce, ma anche sulle chitarre o su qualsiasi altro strumento, i risultati sono dipendenti da ciò che si cerca. Potrebbe interessarvi per incrementare qualche armonica intorno ai 100 Hz della voce se siete in mix, mentre in un pezzo a cappella può essere un’ottima soluzione per dare più corpo e presenza ai baritoni e ai bassi, sebbene non tocchi nulla sopra i 300 Hz. Si tratta di equalizzazione e, di conseguenza, di bilanciamento delle componenti di un suono con diversa sensazione emotiva. Sulle viole e violoncelli è straordinario per trovare la corda più bassa o la cassa armonica, sulle batterie elettroniche è in grado di produrre una profondità estrema, spesso ricercatissima ma di difficile realizzazione. Provate a ripassare più volte lo stesso file audio e vi troverete in mano l’essenza della nota bassa, da usare in mix o per effetti creativi. Non c’è mix dove VOG non possa essere utilizzato senza profitto. Anche sul bus stereo i risultati possono essere risolutivi, permettendo di ridare vita a tutta la parte inferiore dello spettro, con una maggiore energia e una botta dinamica ben presente che salta fuori anche dagli speaker più limitati.

Conclusioni

Little Labs ha fatto centro con un prodotto che sarà apprezzato da chiunque abbia a che fare con mix professionali e voglia raggiungere, in pochi istanti, un perfetto equilibrio sulle basse frequenze, con il suono e la forza giusta che occorre ma senza alterare il timbro originale. Le curve di equalizzazione anomale lo rendono unico e al momento non riproducibile in software. Un progetto brillante, pur con alcuni punti da capire, che non ha eguali o concorrenti per la gestione della cassa, del basso e di qualsiasi altro strumento o suono ricco di basse frequenze.

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