Schermata 2014-11-06 alle 15.35.24The Channel Strip è semplice da identificare come prodotto: in una unità rack sono presenti un preamplificatore 512c, un compressore 527, un equalizzatore 550A e un Line Driver 325. L’alimentazione è interna, il segnale audio segue un percorso a componenti discreti e il punto di clip è posto a +30 dBm. API ha inserito una serie di I/O adatti al send/return dei moduli, con una flessibilità di routing che è l’arma vincente di questo prodotto.

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Hardware

The Channel Strip include gli stessi componenti usati nei relativi moduli. Ritroviamo cinque trasformatori custom, sei operazionali API 2520, 18 relè, un detector RMS THAT 2252 e due VCA THAT 2181 per il compressore. L’alimentazione passa da un trasformatore toroidale di generose dimensioni. I trimmer comprendono Compressor Meter Zero Set e Compression Meter Calibration, più un paio di trimmer il cui significato è ignoto. Il trasformatore d’uscita del Line Driver lavora con un rapporto 1:3 e impiega un operazionale 2520 con clip a +30 dBu e impedenza di 75 Ω.

Fig. 1 - Il routing e le connessioni hardware  in condizioni normali
Fig. 1 – Il routing e le connessioni hardware
in condizioni normali

Le connessioni posteriori sono ricche: ingresso Mic In su XLR con livello massimo di +8 dBu e impedenza di 1.500 Ω, Line In su jack TRS e uscita Pre Out, due Effect I/O e Insert Return. Sono presenti l’ingresso di sidechain e il DC Link per il compressore. Si chiude con Channel Out e il connettore a nove pin per il controllo del Cut. Frontalmente è presente l’ingresso jack per segnali ad alta impedenza fino a un livello massimo di +36 dBu e impedenza di 20 kΩ. Il bypass dei moduli e il routing lavorano in hardware, grazie ai relè. Il pannello frontale permette di gestire tutti i parametri dei moduli 512c, 527, 550A e 325, con la differenza, rispetto ai moduli serie 500, che qui tutti i pulsanti sono retroilluminati.

Il preamplificatore

I controlli sono quelli che conosciamo dal 512c, con la variante del selettore Input per scegliere l’ingresso, tra microfono (LED blu, XLR), Line In (LED giallo, jack TRS bilanciato a +4 dBu) o Instrument (jack sbilanciato -10 dBu) sul pannello anteriore. Il pad è di -20 dB per microfono e -6 dB per Line In. L’alimentazione Phantom è attiva solo sull’ingresso Mic, mentre l’inversione di polarità è valida per tutti gli ingressi. Il pulsante di Input funziona anche da Peak, illuminandosi di viola, arancione o rosso secondo l’ingresso, quando il segnale è superiore a +27 dBu. La visualizzazione del livello d’uscita del pre si ottiene con il pulsante VU Pre nella sezione Out. La scala è diversa dal classico 512c, perché arriva fino a +3 dB e non sono presenti LED di +6 e +18 dB. Ci si ritrova, quindi, spesso sul rosso di +3 dB senza essere in distorsione evidente. Il gain massimo è di +68 dB per microfono, +50 dB per Instrument e in Unity Gain per Line In.

Il compressore

Il 527 è uno dei compressori più flessibili che si possono incontrare, grazie alla doppia modalità feed forward (New) e feed back (Old), il circuito Thrust per filtrare con un HPF il segnale di sidechain e il livello costante d’uscita proporzionale alla riduzione del gain (vedi CM&PS Marzo 2010). Specifici di The Channel Strip sono i collegamenti fisici di DC Link, per usare due channel strip in stereo sommando i controlli di voltaggio delle due unità, e l’ingresso bilanciato TRS per segnale di sidechain che diventa attivo quando si usa la modalità New, sostituendosi al sidechain generato dal compressore. In connessione DC Link non c’è un compressore che diventa master rispetto all’altro, per cui è necessario impostare gli stessi valori dei parametri in entrambe le unità. Manca il controllo di Out, dovuto al fatto che esiste un controllo globale per il livello d’uscita della channel strip. Il meter a dieci segmenti segnala la quantità di riduzione del gain.

Fig. 2 - L’interno, con  i cinque trasformatori  e i sei operazionali API
Fig. 2 – L’interno, con
i cinque trasformatori
e i sei operazionali API

L’equalizzatore

Il 550A offre le stesse possibilità di shelving per alte e basse frequenze, nonché il filtro passa banda con frequenza inferiore di 50 Hz e superiore di 15 kHz. È l’esatta replica, anche nelle scelte delle frequenze e del gain di +/-12 dB del modulo per API, con Q proporzionale al gain. Presente il pulsante di Bypass e quello di EQ In, per attivarlo. Senza non è attivo l’EQ In, il segnale passa nel 550A ma bypassa i circuiti di equalizzazione.

Output

L’ultima sezione è dedicata al controllo di Output con il VU Meter a dieci LED con scala da -20 a +3 dB. Il VU Meter può essere assegnato al monitoraggio del segnale del preamplificatore, anziché del segnale in uscita dalla channel strip. Il controllo di Output offre +10 dB di guadagno e una headroom di quasi 30 dB. Un pulsante Cut permette di escludere l’uscita audio. Infine è presente il pulsante Insert, per attivare l’Insert Return posteriore. Grazie al connettore a nove pin, è possibile remotare il Cut.

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Routing

API chiama Effect i singoli moduli di eq e compressione. In condizioni normali, il pre out è seminormalizzato ed è inviato a First Effect In, il quale alimenta il primo processore della catena (527). Prelevando il segnale Pre Out, bilanciato su TRS, non si interrompe l’invio del segnale al primo modulo L’uscita First Effect Out è seminormalizzata, prende il segnale dal primo processore e lo invia al Second Effect In, che è la sorgente per il secondo modulo (550A). L’uscita Second Effect Out è seminormalizzata ed è ruotata all’ingresso del Line Driver 325. I due I/O Effect hanno posizioni fisse all’interno del routing hardware e l’Insert Return è un ingresso ausiliario alternativo a Second Effect Out per il Line Driver. Ne consegue che quando Insert è attivato sul pannello frontale, la sorgente del segnale sarà solo l’ingresso Insert Return, escludendo tutta la channel strip.

Un’altra conseguenza del routing è il riposizionamento dell’eq e del compressore, che si alternano nella posizione originale quando si attiva Compressor Post EQ, invertendo anche l’ordine degli Effect. Per semplificare: The Channel Strip ha ingressi e uscite indipendenti per i tre moduli (Preamp Out, First Effect e Second Effect I/O), e permette di scambiare i moduli di compressione ed equalizzazione. Usando il Bypass per i moduli, anche i collegamenti esterni Effect I/O relativi al modulo saranno disabilitati. Usando First Effect In e Second Effect In, si interrompe il normale flusso del segnale: in questo caso sarà il segnale dell’ingresso esterno a diventare la sorgente per il modulo collegato, permettendo di fatto di utilizzare compressore ed equalizzatore come moduli indipendenti. Al contrario, prelevando il segnale da Pre Out, First e Second Effect Out, non si interromperà il flusso del segnale all’interno della channel strip, permettendo quindi di prelevare il segnale processato mantenendolo comunque all’interno della channel strip. In altri termini, queste tre uscite corrispondono a tre Send. Tutti gli I/O audio, a eccezione dell’ingresso Instrument, sono bilanciati a +4 dBu.

In prova

Fin dalle prime battute non ci sono dubbi: questo è il suono API ed è impossibile distinguerlo dai moduli da cui deriva. L’attenzione ai singoli particolari è talmente elevata da avere una ridondanza di trasformatori, per replicare l’esatta situazione che si avrebbe in un rack API. Qui ci sono alcuni vantaggi da non sottovalutare: il primo è l’ingresso di sidechain per il compressore, il secondo sono i punti di Insert, chiamati Effect, che permettono di usare i tre moduli indipendentemente dalla channel strip. L’uso è facilissimo e se provenite dal sistema modulare sarete ancora più a vostro agio, grazie ai pulsanti retroilluminati.

L’unico neo è il VU Meter, perché in un prodotto in grado di uscire a +28 dBu, limitarsi a +3 dB è un po’ poco. Sembra quasi che API abbia preferito trasferire la scala del VU del 527, piuttosto che implementarne un’altra. Non sappiamo se esista un trimmer interno per allineare il VU Meter. In termini di flessibilità, non c’è la possibilità di usare l’equalizzatore per modificare il segnale di sidechain, tuttavia l’ingresso di sidechain può essere una valida alternativa. Il suono è quello che conosciamo bene: appena si tira il collo al preamplificatore aumenta la quantità minima di distorsione armonica, che rende il timbro più ricco ma mai troppo colorato. È una channel strip sempre molto americana, con un grado di colori timbrici molto ricchi grazie all’equalizzatore, un vero classico del rock, e al compressore con le sue modalità differenti. Lo abbiamo usato estesamente per riprendere voci, cori, chitarre, bassi e batterie, sia in registrazione che in mix.

L’eccellente pulizia del segnale interno consente di ripassare il segnale in mix, trovando le impostazioni più corrette per il compressore. Un paio di queste channel strip sono l’ideale per chi, nei generi musicali più energetici, vuole rifinire al meglio anche il bus stereo. A questo punto però cominciamo a fare i conti: quanto conviene The Channel Strip rispetto al lunchbox? Supponendo di prendere il B6, a sei slot, la somma delle parti equivale più o meno ai tre moduli senza B6, quindi c’è un risparmio e, soprattutto, avendo i moduli le proprie uscite indipendenti ci si trova a lavorare in parallelo con la channel strip con una flessibilità ben maggiore. Chi ci guadagna di più è il musicista solitario o il project studio che voglia entrare nel suono API per garantire l’eccellenza del suono americano. Da questo punto di vista, The Channel Strip ha una sua ragione d’essere: dove gli studi troveranno comodo avere un modulare a dieci slot per garantirsi l’espansione futura usando patch bay esterne, The Channel Strip consente di offrire lo stesso suono ma con routing migliorato per studi o musicisti meno esigenti nelle connessioni.

Conclusioni

Anche questa volta la somma delle parti in un prodotto dedicato è superiore alle singole parti messe insieme. Grazie al routing esterno, The Channel Strip è un sistema completo per la registrazione e il mix che troverà ampi riscontri negli studi in cerca di una soluzione completa. Il suono è quello API, senza mezzi termini e senza alcuna discriminazione rispetto ai moduli da cui deriva, e la costruzione è come sempre ineccepibile. Se avete sempre sognato una channel strip API, questo è il momento giusto per arricchire lo studio e il suono.

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