Schermata 2014-11-06 alle 15.18.55Le Focal Twin6 Be sono monitor a tre vie near/midfield con una potenza dichiarata di 350 W complessivi. La pressione sonora generata a un metro è di ben 115 dB, che si spalmano uniformemente da 40 Hz a 40 kHz. Nel progetto sono previsti un tweeter a cupola invertita e due woofer di 16,5”, che lavorano in modo indipendente: uno dei due riproduce medie e basse frequenze, mentre l’altro si occupa soltanto della sezione compresa tra i 40 e i 150 Hz, comportandosi in modo simile a un piccolo subwoofer integrato. La connessione posteriore d’ingresso è XLR bilanciata (Fig. 1), selezionabile tra -10 e +4 dB e lavora a un’impedenza di 10 kΩ. Sempre sul pannello posteriore (Fig. 2) troviamo il selettore per scegliere quale dei due woofer si comporta da midrange in base alla posizione del monitor (il midrange è sempre il cono interno rispetto all’ascoltatore).

Apertura Focal Twin6 Be

I controlli sono completati da due regolazioni per compensare eventuali falle nella risposta ambientale: due shelving che lavorano in alto sopra i 5 kHz (+/-3 dB) e in basso sotto i 150 Hz (+/-6 dB). I finali di potenza sono tre, divisi per sezione; quello che gestisce il tweeter è in classe AB ed eroga 100 W RMS di potenza, mentre gli altri due, entrambi da 150 W RMS, sono realizzati con la tecnologia BASH, un’unione di tecnologia in classe D e AB. Le Focal sono abbastanza pesanti (14 kg cadauna) sebbene non siano di dimensioni esagerate (250x500x340 mm), e trovano agilmente posto in qualsiasi spazio. La finitura è di legno rosso, mentre la struttura orizzontale è di MDF nero da 19 mm. L’accensione è monitorata da un LED verde anteriore, che diventa rosso quando entra in funzione il limiter interno. Le Twin6 Be sono casse costruite per essere stese in posizione orizzontale, ma è possibile anche usarle in posizione verticale, scegliendo la selezione giusta dello switch Left/Right in modo da avere i woofer in basso.

Tecnologia

L’analisi delle tecnologie usate da Focal per la costruzione delle Twin6 Be è interessante sia dal lato elettronico che da quello dei materiali. Iniziamo con quello elettronico: i finali dei woofer sfruttano la tecnologia BASH (Bridged Amplifier Switching Hybrid), che sostanzialmente è un progetto in classe AB con uno switching digitale. Questi finali hanno un’enorme efficienza in termini di consumo e dispersione termica, aggiungendo a questo una particolare reattività grazie al singolo stadio di switching.

Fig. 1 – Pannello posteriore
Fig. 1 – Pannello posteriore

La zona tecnologicamente più interessante dei prodotti Focal è senz’altro la costruzione del tweeter a cupola invertita, realizzato in berillio. Il berillio è un materiale particolare, di derivazione aerospaziale (nelle sue forme più nobili è conosciuto come acquamarina o smeraldo, dunque tenete le specifiche tecniche dei vostri monitor lontani dagli sguardi indiscreti delle vostre ragazze) e viene lavorato in pochi paesi al mondo: gli Stati Uniti, la Russia e, appunto, la Francia.

Fig. 2 – Descrizione dei controlli sul pannello posteriore
Fig. 2 – Descrizione dei controlli sul pannello posteriore

La sua fabbricazione richiede tecnologie complesse, dato il suo alto grado di fusione e la generale tossicità; costa più dell’oro e quasi cento volte in più rispetto al titanio. Il berillio è stato scelto perché è un’unione perfetta di robustezza, leggerezza e smorzamento dell’energia che lo attraversa per inerzia. Un tweeter di berillio è meno denso di uno di titanio (2,5 volte di meno), ma è tre volte più rigido. Il paragone con l’alluminio è ancora più sorprendente: 1,5 volte meno denso e cinque volte più rigido. Tradotto in termini semplici e più pragmatici un tweeter di berillio si muove tre volte più velocemente di uno di titanio, e 2,5 volte rispetto a uno di alluminio, dunque sposta l’aria da 2,5 a tre volte più efficientemente. In queste condizioni la precisione, e il rapporto tra potenza applicata ed efficienza energetica, è insuperabile e proprio questa caratteristica insita nel materiale di costruzione permette alle casse Focal di estendere il range di frequenze acute riproducibili fino a 40 kHz con una potenza relativamente contenuta applicata al driver. La precisione rispetto alla risposta sui transienti è assoluta, anche in zone ultrasoniche dove di solito o si creano situazioni confuse difficilmente rilevabili, o ci si trova di fronte all’impossibilità fisica di riprodurle.

Fig. 3 – Struttura a cupola normale (sinistra) e invertita (destra): in evidenza le zone di aggancio al driver
Fig. 3 – Struttura a cupola normale (sinistra) e invertita (destra): in evidenza le zone di aggancio al driver

Sempre parlando del tweeter la forma scelta è quella della cupola invertita (Fig. 3), che garantisce maggiore risposta in frequenza rispetto a un driver a cupola tradizionale, ma anche minore direttività rispetto, ad esempio, ai corrispondenti a nastro. Questa maggiore performance è determinata dalla possibilità di fissare il driver elettromagnetico stesso a una superficie maggiore del cono, fissaggio che nei tweeter a cupola tradizionale si limita solitamente alla sola porzione centrale. In questa particolare situazione la quantità di aria spostata è inevitabilmente maggiore, limitando oltretutto l’inerzia della superficie radiante e migliorando dunque la reattività e la banda passante. La forma e il materiale rendono il tweeter Focal uno strumento di assoluta precisione, sia nello spettro sonoro che nella riproduzione dei transienti anche oltre lo spettro udibile, migliorando inoltre la direttività del sistema. Anche nella costruzione dei woofer è stata usata una speciale tecnica, denominata W Composite Sandwich (Fig. 4).

Fig. 4 – Struttura dei woofer W Sandwich
Fig. 4 – Struttura dei woofer W Sandwich

Sempre nell’ottica del controllo di inerzia, leggerezza e rigidità (tre elementi ben difficili da far conciliare) i woofer Focal sono costruiti con due strati di fibra di vetro che abbracciano uno strato di schiuma. Questa struttura a panino è venti volte più rigida del kevlar o del nylon, solitamente usati per la costruzione degli altoparlanti, tuttavia ha una massa e uno spessore inferiori. È dunque più leggera rispetto ad altri materiali, sebbene sia al contempo sufficientemente pesante per ridurre al minimo l’inerzia che, nella meccanica del movimento del cono, genererebbe frequenze di ritorno indesiderate immediatamente dopo il passaggio di un transiente.

IN PROVA

Dopo tante descrizioni, indispensabili per comprendere la tecnica e lo studio che si cela dietro ogni prodotto, passiamo alla valutazione e all’uso sul campo. Le Twin6 Be sono monitor che, al primo ascolto, generano un senso di stordimento, perché la prima impressione che danno è quella di immergere l’ascoltatore nel suono. L’aria, il mezzo tra voi e la musica, diventa qualcosa di assolutamente non percettibile, tanta è la definizione e la precisione delle Focal. Nella fase iniziale di conoscenza del loro suono sembra quasi di essere isolati in una stanza anecoica e di avere di fronte due monitor che si comportano come cuffie, fino alla scoperta successiva della loro impressionante definizione, associata a una potenza veramente esorbitante.

Fig. 5 – Corretto posizionamento dei driver, in orizzontale o verticale
Fig. 5 – Corretto posizionamento dei driver, in orizzontale o verticale

Le parole chiave utili a descrivere le Focal sono proprio queste: definizione ed energia, che consentono un controllo sui mix di precisione assoluta. La definizione non si limita solo alle alte frequenze, ma si estende in modo incredibile anche alle medie, zona in cui si trovano i maggiori benefici dei finali BASH associati ai coni W Sandwich. La resa sull’intero spettro delle frequenze è sempre ottimale, ma le Focal danno il meglio di sé nell’aiutare il fonico nel difficile compito di gestire le dinamiche, condizione in cui la sensibilità dei parametri di controllo dei compressori diventa quasi esagerata.

Nel realizzare dei mix dalle Twin6 Be ho veramente apprezzato delle microsfumature ottenibili dall’hardware che ritenevo possibili solo con monitor di fascia di prezzo superiore, e anche in fase di mastering variazioni lievi producono immediatamente effetti sensibili e chiaramente riprodotti da questi splendidi monitor. Le Focal dovrebbero essere collocate stese, ma è possibile anche usarle in posizione verticale, sempre facendo attenzione a usare il woofer in basso (Fig. 5). Nonostante questa posizione non sia sconsigliata dal produttore, ho notato comunque una differenza sensibile tra i due modi di usare i monitor, soprattutto nella percezione generale delle basse frequenze, e alla fine ho sempre preferito la posizione ortodossa rispetto a quella verticale.

La riproduzione delle basse frequenze è forse quella più sacrificata dalla generale definizione delle zone medio alte, probabilmente a causa della ridotta dimensione dei coni. L’abbinamento con un sub sarebbe ottimale, pur elevando il costo generale del sistema in modo sensibile. Un piccolo difetto (probabilmente imputabile alla costruzione del telaio e al collocamento dei bass reflex ai lati) è la notevole diffusione delle basse frequenze dalla zona posteriore, che richiede la ricerca di una posizione ben calibrata nella stanza per evitare che le basse vadano a giro in modo incontrollato per tutto lo studio. Un’altra caratteristica di cui tenere conto è una certa durezza dei tweeter, che in alcune particolari fasi del lavoro tendono ad avere una riposta efficiente ma al contempo un po’ pungente. Mi riferisco in particolare alla gestione (magari in solo) di compressori multibanda, o alla ricerca delle frequenze su un deesser, o al boost sugli overhead di una batteria, circostanze in cui la precisione e l’energia sprigionata dai driver tende a inasprire la percezione delle alte, che non sono sempre dolci e piacevoli. Per il resto l’emissione sotto i 150 Hz è netta e ben definita, anche se sembra sempre meno profonda e reattiva rispetto alle zone più alte. Una giornata di lavoro davanti alle Focal è quasi come una scampagnata a primavera, tanto l’ascolto è rilassato e poco stressante e, anche dopo ore, non si avverte mai la necessità di alzare il volume. In termini di salute fisica e mentale è un investimento che si ripaga dopo pochi giorni.

Un’altra caratteristica eccellente che ho riscontrato è la capacità di adattarsi senza problemi e senza interventi sostanziali sui trim a diverse control room, dando sempre risultati confermati su tutti i sistemi di ascolto, dai main monitor della mia regia al più infimo sistema casalingo.

Conclusioni

In termini di trasparenza e precisione le Twin6 Be non hanno niente da invidiare a sistemi ben più costosi, sono semplicemente perfette.

Con questi monitor si può registrare, mixare, fare mastering e anche soltanto ascoltare della buona musica con soddisfazione estrema e con risultati eccellenti. Il prezzo non è elevato, e anche in un semplice project studio possono avere un posto d’onore, sebbene il loro target dichiarato sia lo studio di medie o grandi dimensioni, in cui possono facilmente rivestire il ruolo di near o midfield data la loro esuberante potenza. Non ci sono generi musicali in cui la loro eccellenza non le faccia preferire, e la curva di adattamento assai veloce le rende preda ambita di qualsiasi fonico e musicista.

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