Schermata 2014-11-06 alle 13.54.08Il software si presenta con un taglio diverso rispetto ai concorrenti. Siamo abituati a vedere vere e proprie piattaforme organizzate nella loro catena in modo simile a quanto l’intero cablaggio del chitarrista prevede. ReValver, pur comprendendo stomp box e rack, ci porta in realtà dentro l’amplificatore. La volontà è quella di aprire l’amplificatore e andare ad agire sulla sezione valvolare dal punto di vista elettrico, potendo cioè controllare valori quali l’alimentazione delle valvole e sceglierne il modello per creare il nostro timbro, per quanto concerne la sezione per e il finale.

I requisiti di sistema non sono elevatissimi, anche se dopo alcune prove siamo giunti alla conclusione che solo con le ultime release di Snow Leopard (per piattaforma Mac) raggiungiamo una stabilità affidabile del plug-in. Per Mac il produttore consiglia la versione 10.4 (anche se ci sentiamo di indicare come preferibile la 10.6), con soli 512 MB di RAM (meglio almeno 1 GB). In ambiente Windows le richieste hardware sono analoghe (CPU minimo 1 GHz e RAM 512 MB) ed è garantita la funzionalità anche con l’ultimo Windows 7.

Apertura Revalver

Nel dettaglio il software offre 21 amplificatori già configurati (pre/finale/cabinet), 12 preamplificatori, nove finali di potenza, due modalità di configurazione del cabinet, 12 effetti (riverberi, chorus, delay, ecc), 21 stomp box, e infine una sezione Tools contenente utility di carattere generale (tuner, analizzatore di spettro, ecc).

L’installazione del software è abbastanza veloce e richiede una procedura di registrazione/attivazione del prodotto sul sito ufficiale. Per iniziare a utilizzare ReValver, se abbiamo già delle tracce registrate, sarà sufficiente caricare il plug-in all’interno di uno slot della sezione Insert sul canale stesso (possibilmente stereo); diversamente colleghiamo la chitarra alla nostra scheda audio e registriamo mettendo in monitoring il plug-in che funziona correttamente anche con bassissimi valori di latenza. Il main screen del software prevede la raffigurazione degli amplificatori come se fossero virtualmente montati su un grande rack: è sufficiente cliccare al di sotto dell’ultimo rack per caricare nuovi moduli. Nella parte superiore sono alloggiati i parametri generali come Input/Output Level, browser dei preset e un menu impostazioni; dal menu Option possiamo selezionare due modalità di lavoro (32 bit/64 bit).

Fig. 1 – Il main screen di ReValver
Fig. 1 – Il main screen di ReValver

CREARE UN TIMBRO

Nella creazione del suono potremmo procedere in maniera classica caricando dei preset e scegliendo fra amplificatori già preconfigurati, o assemblare ex novo un amplificatore selezionando fra pre e finali i modelli di nostro gradimento. I parametri dei vari modelli sono chiari e ben in evidenza, modificabili con l’utilizzo del mouse, almeno per quanto riguarda i parametri frontali dell’amplificatore e del cabinet. Per inserire stomp box o effetti a rack è sufficiente cliccare sulla voce Click For New Module Here e accedere al browser di ReValver che propone, nella parte superiore, sette categorie: Stomp Box, Amps, Preamps, Power Amps, Speakers, Effects, Tools. Fondamentale è la creazione del cabinet prevista in due modalità: cliccando sulla voce Click For New Module Here, e accedendo alla sezione Speakers, è infatti possibile selezionare la modalità Ir Speaker oppure quella Speaker Construction.

Fig. 2 – Il modulo Speaker Contruction Set
Fig. 2 – Il modulo Speaker Contruction Set

IR SPEAKER SIMULATION

È la modalità più semplice in cui viene caricato un modulo predefinito da cui poi è possibile scegliere il modello di cabinet dal menu Speakers And Cabinets, e gestirne il carattere dai potenziometri sottostanti. In questa modalità non è però possibile gestire la sezione microfonica.

SPEAKER CONSTRUCTION SET (SCS)

Viene caricato un modulo raffigurante un cabinet, un cono, un microfono e quattro potenziometri. Cliccando sul cabinet impostiamo la dimensione della cassa grazie ai parametri larghezza, altezza e profondità. Cliccando sull’icona del cono accediamo a un piccolo menu da cui è possibile scegliere il tipo di membrana fra otto modelli, oltre al numero di coni da inserire nel cabinet (uno, due, quattro). Similarmente a quanto descritto per il cono, cliccando sul microfono potremo sceglierne il modello dedicato alla ripresa (fra cinque diversi modelli con settaggi e tagli di frequenza), la distanza dalla cassa, dal cono, e l’angolo di inclinazione. I parametri della sezione SCS non lavorano in real time e sentiremo il loro effetto solo dopo aver premuto il pulsante Done.

Fig. 3 – Il modulo Tweak Gui
Fig. 3 – Il modulo Tweak Gui

TWEAK THIS MODULE

Questa è probabilmente la funzione che distingue ReValver da tutti gli altri plug-in guitar oriented. Cliccando con il tasto destro sul modello pre, testata o cabinet, accediamo, infatti, a un menu da cui è possibile selezionare la voce This Module/Tweak This Module. Di cosa si tratta esattamente? La schermata per il neofita potrebbe essere abbastanza terrorizzante: si ha, infatti, accesso alla struttura elettrica del nostro amplificatore! Quello che vediamo è una serie di valvole con delle frecce da sinistra verso destra (una specie di diagramma di flusso); è abbastanza intuitivo che non può trattarsi di altro che non della struttura valvolare dell’amplificatore nelle sue varie sezioni, ovvero preamplificazione e finale, con una serie di parametri quali il trasformatore di uscita o lo stadio di alimentazione, gestibili dal menu posto nella parte superiore. Cliccando su ciascuna valvola si aprirà un menu con i relativi parametri, da cui non solo è possibile scegliere il modello di valvola da utilizzare, ma anche i valori elettrici a essa dedicati.

Fig. 4 – Il browser interno
Fig. 4 – Il browser interno

Occorre quindi una minima conoscenza di elettronica per poter gestire i parametri, o almeno sapere che sovralimentare una valvola significa aumentarne la distorsione, ma anche la compressione e le armoniche. Potremmo aprire un capitolo lunghissimo sul tema della distorsione valvolare ma, rimandando a sedi e sezioni più autorevoli (anche della stessa rivista) che si sono occupate di questo affascinante quanto spinoso aspetto della fisica (e quindi della musica), è interessante rilevare come per la prima volta un software si sia spinto cosi in là verso l’analogico, cercando di coglierne gli aspetti peculiari. Sempre analizzando questa sezione, nella parte superiore del menu della schermata Module Tweak Gui, sono raffigurati diversi oscilloscopi dedicati al monitoraggio della analisi di frequenza, della distorsione armonica, dei transienti e di altri parametri fondamentali per la creazione del nostro timbro. Per analizzare il timbro è necessario, una volta cliccato sull’oscilloscopio di nostro interesse, premere il pulsante Refresh per aggiornare la forma d’onda visualizzata sul diagramma.

IN PROVA

L’approccio a ReValver non è stato semplice ma, dobbiamo ammettere, è molto appassionante. Diversi aspetti sono differenti dalla maggior parte dei software, alcuni trascurabili, anche se scomodi, come il mancato funzionamento dello scrolling del mouse nella finestra del browser per la scelta di stomp e ampli, altri sono più fastidiosi. Quando settiamo i parametri del plug-in in Cubase, ad esempio, non funzionano più i controlli di trasporto da tastiera (play, stop, ecc) ed è necessario agire con il mouse se non si ha una controller esterno per il trasporto. Molti parametri inoltre, soprattutto quelli dedicati alla Tweak Gui, non agiscono in real time e richiedono per la loro applicazione l’uso di Apply o Done (nel secondo caso causando la chiusura della finestra).

Schermata 2014-11-06 alle 13.54.31Questo da un lato rende impossibile una regolazione fine degli stessi parametri, e dall’altro impedisce a chi non avesse sufficienti conoscenze di elettronica, di capire come quel parametro agisca sul timbro. È quindi indispensabile una minima cognizione dei parametri elettrici dedicati alle valvole per gestirne i parametri dedicati; ovviamente questo non vale se utilizziamo modelli e preset proposti dal plug-in. Una certa instabilità del plug-in poi si è dimostrata soprattutto con la prima release (ReValver III), in parte risolta scaricando la versione di ReValver III.IV anche se, inspiegabilmente e in maniera apparentemente random, più volte il programma Cubase 5.5 (installato su Snow Leopard 10.6 con processore I5 e 4 GB di RAM) si è chiuso inaspettatamente per un errore mai verificatosi prima dell’installazione del plug-in. Diversamente da quanto accaduto altre volte però, dove il presentarsi di un problema era sinonimo di perdita di tempo, in questo caso la percezione è stata quella di vivere un’esperienza di studio e approfondimento, quasi un atteggiamento analogico del problema, e lo spirito di sfida non ci ha abbandonato.

Conclusioni

È a nostro avviso importante tenere a mente che ci stiamo rapportando con una tipologia di software diversa da quanto finora proposto dal mercato. ReValver è un software che suonerà molto più similarmente a un amplificatore che non ad altri plug-in, e questo è un aspetto positivo se siamo pronti ad affrontarlo. Produrre un buon suono, infatti, richiederà molto più tempo che non utilizzando piattaforme software anche più economiche, ma con ReValver avremo davvero un suono ricco di armonici e colori tipicamente valvolari. Un tocco blues, un arpeggio clean, una zampata… Tutto, qui, è come con un vero amplificatore, nudo e crudo, persino la stereofonia severa e poco panoramica: del resto la chitarra è uno strumento mono! Forse solo chi ha vissuto davvero l’epoca dell’analogico, compresi anche registratori a bobina e microfonature improvvisate, può cogliere il valore di un plug-in come ReValver, che definiremmo selvaggio e primordiale, assaporandone gli aspetti vitali ed essenziali. Se pensate di collegare la chitarra e registrare il suono che vi serve prima che sia ora del vostro happy hour, lasciate perdere! Ma se dovete registrare la song che potrebbe cambiare la vostra carriera artistica, prendetevi il giusto tempo e cliccate su ReValver.

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