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L’MK4 è un elegante microfono a condensatore, cardioide, a capsula larga (1”) derivato dall’ormai storico e965, il microfono più ambito per i live e sicuramente il più visto in TV. L’MK 4 è side-address, ovvero ha la capsula rivolta lateralmente, in modo analogo ai consueti condensatori da studio pensati per la voce.

La capsula, placcata in oro, è contenuta all’interno di una robusta costruzione ed è meccanicamente isolata dallo chassis esterno. La banda passante dichiarata è 25 Hz/25 kHz, la pressione sonora sopportata è di 140 dB mentre il rumore generato dall’elettronica interna è di soli 10 dB. La costruzione robusta si svela anche nel peso che è di poco inferiore al mezzo chilo: nella dotazione di base è compreso un supporto su cui avvitare il corpo microfono e una tasca di protezione. Come opzione è disponibile uno shock mount con la sospensione elastica, denominato MKS 4 (Fig. 1), per ottenere un isolamento migliore dai rumori meccanici indotti.

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Probabilmente la foto non aiuta a capire le dimensioni totali del Sennheiser e, una volta estratto dalla confezione, ci si rende conto che è più ingombrante di quello che sembra: le sue misure sono circa 16 cm di lunghezza e circa sei di diametro.

In prova

Il Sennheiser MK 4 è un microfono che si colloca in una fascia di prezzo estremamente competitiva. Di solito quando si prova un prodotto con queste ambizioni si deve essere un po’ tolleranti, abbassando le aspettative. In realtà, dopo pochi minuti di test, il Sennheiser si rivela un microfono di fascia molto più alta, e via via che lo si usa ci si dimentica di aver a che fare con un prodotto dal costo così contenuto.

La qualità sonora generale è eccellente e riesce a tenere testa a concorrenti molto più blasonati e costosi senza denunciare alcuna lacuna né dal punto di vista costruttivo né da quello timbrico. L’isolamento meccanico è in particolare una mia fissazione: una buona capsula montata in un corpo isolato male trasduce quello che proviene dall’esterno del microfono ma anche dall’interno, con risultati generali impietosi. Il Sennheiser dimostra invece di essere studiato e realizzato da un produttore che conosce bene questi problemi, e il know-how accumulato nel tempo durante la realizzazione di microfoni a condensatore hand-side per il live ha dato vita a un progetto eccellente da questo punto di vista. L’MK4 è assolutamente privo di qualsiasi effetto di microfonia proveniente dal corpo e restituisce il timbro originale come se la capsula fosse fisicamente isolata dal corpo alimentatore.

Fig. 1 - Supporto opzionale MKS 4
Fig. 1 – Supporto opzionale MKS 4

Generalmente la banda passante dichiarata dai costruttori è un dato interessante, ma va sempre verificato con l’uso: in questo caso i 25 kHz ci sono tutti e, a parte una certa colorazione intorno ai 10 kHz, l’MK 4 si comporta in modo omogeneo su tutto lo spettro (Fig. 2). L’effetto prossimità è molto evidente: se ben gestito ingrossa il timbro in modo sensibile sotto i 300 Hz, ma lo fa in modo molto prevedibile e tutto sommato lineare, se mi si perdona l’apparente contraddizione. Il fatto è che la colorazione è comunque molto uniforme e può essere gestita come un vero e proprio equalizzatore, aumentando o diminuendo la distanza dal microfono. Quando ci si avvicina alla capsula l’effetto prossimità non genera mai nodi ingestibili, ma assomiglia all’effetto di uno shelving dolce che scalda il timbro in modo progressivo e musicale. Un altro dato impressionante è la capacità di gestire pressioni sonore elevate: nelle prove che ho fatto anche di fronte a un amplificatore valvolare urlante non si è mai sentito alcun cedimento; anzi, avvicinandosi alla fonte sonora, l’effetto prossimità tende a ingrossare il suono invece di assottigliarlo e questa prerogativa è eccellente proprio per la ripresa delle chitarre elettriche. Purtroppo l’MK 4 non ha un selettore per il pad ma, visto il prezzo, si può ovviare o con un pad esterno o con la sezione di preamplificazione a valle. Un altro dato eccezionale è la silenziosità della parte elettronica che, affiancata a un livello d’uscita deciso, fa dell’MK4 un microfono particolarmente silenzioso, adatto alla ripresa di sorgenti filiformi. Con l’eccezionale pressione sonora sopportata e con il basso rumore generato l’MK4 allarga i suoi campi d’uso in modo esponenziale, rendendosi ottimo per tutti i tipi di sorgente, dalla voce sussurrata alla chitarra più aggressiva.

Fig. 2 - Risposta in frequenza
Fig. 2 – Risposta in frequenza

L’ultimo dato da analizzare è il diagramma polare. Si tratta di un cardioide puro, lineare da 40 Hz a 12 kHz, frequenze intorno alle quali inizia un lento roll-off di 3 dB. Tutto questo vale per una fonte sonora in asse: spostandosi, la reiezione è abbastanza uniforme e a 180° l’MK4 risulta uno dei microfoni meno sensibili che abbia provato. Nel diagramma polare (Fig. 3) si nota come già sotto ai 2 kHz, a 180°, ci siano 25 dB in meno rispetto alla posizione in asse e durante le mie prove non ho nemmeno constatato l’apparente ipersensibilità a 8 Hz, frequenza cruciale e particolarmente delicata proprio per la sensibilità specifica di gran parte dei microfoni cardioidi a condensatore. Naturalmente l’MK4 non ne è immune, ma l’effetto sembra contenuto e tutto sommato poco eclatante (esempio audio 0511SM04). Per quanto concerne la linearità ho già detto, ma occupandomi in particolare della sensibilità di ripresa, non ho notato alcuna sostanziale differenza timbrica tra la ripresa in asse, fuori asse a 90° e quella a 180°, se non appunto un’eccezionale insensibilità nei lobi posteriori. Nessuna frequenza viene trasdotta con una particolare evidenza allo spostarsi rispetto all’asse di ripresa secondo criteri che non siano quelli della normale minore sensibilità alle frequenze acute. La forma quasi ipercardioide a 16 kHz che si desume dal diagramma polare rientra nella norma: chiunque sa che se un cantante si sposta fuori asse il suono di ripresa diviene più scuro.

Ritengo che questa eccezionale coerenza sia stata raggiunta proprio grazie a una eccellente costruzione meccanica, all’interno della quale anche una capsula di costo non elevato può dare il meglio.

Fig. 3 - Diagramma polare e risposta in frequenza
Fig. 3 – Diagramma polare e risposta in frequenza

Il fuoco generale di ripresa non è stretto in modo chirurgico, ma da un prodotto di questa fascia non si può chiedere la precisione di uno Schoeps, tanto più che il suo campo d’impiego non lo richiede, nascendo fondamentalmente come un microfono per la registrazione della voce. Probabilmente una maggiore focalizzazione sarebbe un reale difetto, mentre la sua coerenza di ripresa anche leggermente fuori asse consente un maggiore agio all’esecutore.

L’unico particolare costruttivo che non ho apprezzato è l’impossibilità di fissare il microfono al supporto in dotazione senza che l’intero corpo, una volta avvitato, stia fermo: tutta la struttura continua a ruotare rendendo impossibile tenere l’MK4 fermo rispetto al suo asse centrale. Sebbene la ghiera a vite dia un saldo aggancio all’insieme (che non è esattamente leggerissimo), questa stessa particolarità potrebbe diventare fastidiosa quando si deve tenere il microfono in posizioni fuori asse rispetto al supporto. Il supporto elastico opzionale è abbastanza costoso e lascio alla valutazione dell’utente finale se sia il caso di affiancare l’MK4 a un accessorio che costa un terzo del microfono stesso (in stile Neumann): anche in questo caso non è chiaro se, una volta avvitato, il microfono possa essere tenuto fermo in posizioni non frontali rispetto alla fonte.

Conclusioni

Se l’MK4 costasse il triplo direi che il prezzo è senz’altro ragionevole. La qualità generale della realizzazione è ottima e non ci sono applicazioni in cui il Sennheiser non possa essere usato con risultati pregevoli. La sua capacità di essere sordo nei lobi posteriori lo rende un’ottima scelta anche per le riprese di strumenti acustici in situazioni live (ad esempio il pianoforte e il contrabbasso) e anche come overhead per la batteria, vista la grande pressione sopportata senza distorsione evidente. Chi conosce l’e965 con l’MK4 si troverà di fronte a uno strumento familiare, chi non lo conosce potrà apprezzarne le qualità assolute.

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Sugli amplificatori è ottimo, così come per la ripresa della voce, campo in cui la sua incredibile linearità lo mette in concorrenza con prodotti molto più costosi. In qualsiasi studio professionale troverà sempre uno strumento su cui farsi adoperare con soddisfazione e, visto il costo assolutamente contenuto, consiglio a tutti di acquistarne almeno una coppia per le riprese stereo di strumenti e di ambienti.

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