Fig. 1 – In primo piano, a sinistra, il pannello di controllo di Arturia Factory Edition, mentre sullo sfondo l’interfaccia di SampleRobot
Fig. 1 – In primo piano, a sinistra, il pannello di controllo di Arturia Factory Edition, mentre sullo sfondo l’interfaccia di SampleRobot

Su piattaforma PC l’offerta di software dedicati è piuttosto ampia ma per la semplicità d’uso la nostra scelta è caduta su Skylife SampleRobot 3, in prova questo mese. Se già disponete di un editor audio da usare al posto di quello incluso in SampleRobot 3, la versione Sample Robot Essential costa 119 euro circa e dispone sia dell’Autoloop, sia del pratico Wizard per automatizzare l’intero processo di cattura con pochi passaggi.

Configurazione

Per un processo di cattura di un soft synth, SampleRobot richiede l’impiego di una patch bay MIDI virtuale e di un software host per caricare e controllare tramite MIDI un’istanza di un virtual instrument, nei casi in cui sia disponibile solo come plug-in. MIDI Yoke e VST Host sono due applicativi idonei allo scopo, scaricabili gratuitamente da internet. Abbiamo scelto come strumento sorgente Arturia Factory Edition in modalità standalone. Il primo passaggio è configurare le porte MIDI: impostate una porta virtuale di MIDI Yoke sia nel MIDI Out Device di SampleRobot, che nel MIDI In del soft synth (o del software host impiegato). Nel MIDI In Device del software tedesco si può impostare l’uscita di un controller MIDI esterno. Dove SampleRobot presenta qualche ostacolo è nella configurazione dell’interfaccia audio perché non è ASIO compatibile. Skylife suggerisce l’impiego di interfacce audio che supportano il Loopback, oppure in varianti dotate di I/O multipli di una patch bay virtuale per il routing.

Il campionamento analogico

Per campionare un sintetizzatore hardware, la procedura con SampleRobot si semplifica ulteriormente, anche in termini di requisiti di sistema richiesti dal software: possono bastare un processore Intel Pentium III e qualche centinaio di Megabyte di RAM! La scheda audio può disporre di una sola coppia di I/O, però non lesinate sia sulla qualità dei convertitori dell’interfaccia, sia sui cavi impiegati per il collegamento. Al setup va associata un’interfaccia MIDI per automatizzare la procedura con strumenti compatibili. Alcuni software prevedono, inoltre, un host per i plug-in di effetti per il trattamento del segnale.

Il nostro setup è composto da un’interfaccia multiporta RME RayDAT collegata tramite Adat a un mixer Yamaha 01V, e grazie alle opzioni di routing di quest’ultimo siamo riusciti a indirizzare gli Audio Out 1 e 2, assegnati al soft synth, agli ingressi 3 e 4 selezionati nel menu Audio In Device di SampleRobot. Per il monitoring abbiamo impostato nell’Audio Out Device di SampleRobot la coppia di porte 5 e 6 della RayDAT. Attraverso il pannello di controllo dell’interfaccia audio, abbiamo incrementato il buffer fino a 4.096 sample, per ottenere una riproduzione fluida e senza disturbi percepibili: un parametro così alto non deve spaventare, perché lo scopo finale è catturare un suono, non riprodurlo in tempo reale.

Fig. 2 – Il menu Option nel mixer Yamaha 01V: indirizzando i canali 3 e 4 al Master Stereo, SampleRobot può ricevere il segnale del soft synth
Fig. 2 – Il menu Option nel mixer Yamaha 01V: indirizzando i canali 3 e 4 al Master Stereo, SampleRobot può ricevere il segnale del soft synth

Alcune workstation odierne supportano frequenze e risoluzioni fino a 96 kHz e 24 bit: per ottenere un buon rapporto qualità/risorse impiegate e un timbro compatibile con buona parte delle workstation o dei synth in commercio, abbiamo fissato nel Wizard una frequenza a 44,1 kHz e una risoluzione a 16 bit. Per monitorare la regolazione del segnale si può usare il piccolo VU Meter attivabile nell’Audio In Device, oppure il generoso indicatore Peak Meter selezionabile nel display posto in alto a destra nell’interfaccia del software. L’ultimo passaggio è spostarsi nelle preferenze di SampleRobot e rendere permanenti gran parte delle configurazioni fin qui descritte: a questo punto si può impiegare il Wizard fornito dal software per allestire un progetto, al fine di snellire ulteriormente il processo di cattura.

La cattura

In una procedura di campionamento, bisogna considerare una serie di elementi in stretta correlazione tra loro, perché non va mai perso di vista il traguardo finale: ottenere dei suoni efficaci e al contempo non sprecare la memoria. Il Wizard di SampleRobot fornisce delle preziose informazioni impostando il progetto da seguire.

Per esempio, campionare oltre dieci secondi di un suono statico nell’andamento non ha senso, meglio provare a ridurre la durata del sample per risparmiare memoria. Un singolo layer è sufficiente per un timbro sintetico. Scegliere una cattura basata sull’esatta estensione della propria workstation, o compiere alcune prove campionando il timbro a diversi intervalli di nota sono altri passaggi che consentono di ottimizzare il risultato finale. Riguardo all’uso di filtri ed effetti nel timbro sorgente, vi rimandiamo ai box dedicati: nei tre preset dell’Arturia Factory Edition abbiamo mantenuto sia i filtri, sia il blocco effetti delle modulazioni, escludendo il delay dove previsto.

Il filtro

Se volete utilizzare un timbro per programmarlo poi con la catena di sintesi della workstation, aprite il filtro del soft synth aumentando il valore di Cutoff. Se l’obiettivo è avere quel timbro campionato perché è perfetto, non toccate il Cutoff e lasciate tutto così com’è. Moltissime patch destinate a essere campionate usano i filtri, spesso con inviluppi e risonanza. Ciò che un filtro toglie non può essere aggiunto successivamente. È però vero il contrario: tenendo un po’ più aperto il filtro, con un suono quindi più brillante, si potrà agire sul filtro della workstation, aumentando quindi la flessibilità di quel timbro. Le stesse considerazioni sono valide anche per la risonanza, perché potreste usare quella della workstation invece che del soft synth, arrivando a combinazioni timbriche più originali.

Il Wizard

Dopo la coppia di finestre per attribuire un nome e selezionare una directory per il progetto, il Wizard ripropone le impostazioni già viste nel capitolo precedente riguardo agli ingressi dell’interfaccia audio, la frequenza e la risoluzione dei sample: confermate ogni voce e proseguite. Selezionate la modalità di cattura automatica tramite MIDI e confermate la porta virtuale di MIDI Yoke precedentemente impostata. Nella finestra successiva, compaiono impostazioni per definire il canale MIDI di trasmissione (lasciate il Ch 1) e l’opzione per trasmettere un Program Change al soft synth: se catturate un timbro flat o selezionate manualmente i preset, questo parametro va disattivato (valore 0). Le prossime finestre del Wizard propongono dei parametri che abbiamo tenuto identici per tutti e tre i progetti proposti: un’estensione della tastiera di 61 note, e un singolo layer optando per un campionamento a intervalli di seste.

Fig. 3 – SampleRobot è pronto per la cattura: nel display in alto a sinistra è possibile monitorare l’intera  fase di campionamento
Fig. 3 – SampleRobot è pronto per la cattura: nel display in alto a sinistra è possibile monitorare l’intera
fase di campionamento

Di default, SampleRobot campiona un solo layer alla massima Velocity (127). Proseguendo, in una nuova finestra sono previste impostazioni per la durata di ogni sample (Note Length) e il Release Length. Nei tre timbri abbiamo definito un tempo di campionamento variabile dai sei secondi per un timbro di synth lead, fino ai 12 secondi per un pad fluttuante. Mantenendo un valore a zero, il Release Length è disattivato, ma questa funzione va considerata per catturare alcune categorie timbriche: per esempio, impostato un Note Length di tre secondi e una Release di due, SampleRobot somma i due valori ed esegue una cattura di cinque secondi. In fase di elaborazione, il software divide automaticamente il file e fornisce due multisample distinti per Note e Release.

[Gallery not found]

Riprodurre il Key Off di un pianoforte acustico o elettrico, di un Clavinet, o il Key-Click di un organo elettrofonico sono solo alcuni campi di applicazione, ma anche per timbriche sintetiche un banco dedicato alla release può far comodo: un esempio è lo storico preset Universe del sintetizzatore Korg M1, la cui fase di rilascio è fondamentale per il timbro. In hardware, uno strumento che può supportare il Key Off, con campione indipendente, è la workstation Yamaha Motif XF, grazie alla tecnologia eXpanded Articulation.

Gli effetti

Riverberi e delay, in genere, possono essere efficacemente riprodotti sulla workstation, spesso con risultati migliori, e il loro bypass consente di risparmiare sui tempi di campionamento; al contrario, gli effetti di modulazione possono invece essere molto importanti, soprattutto quando sono particolari: conviene campionarli al pari di eventuali compressori o altri processori di dinamica previsti nella catena del segnale. In ogni caso, disabilitando i singoli effetti sul soft synth si può capire immediatamente cosa è importante e cosa no, ricordando che le workstation hanno a loro volta un DSP dedicato agli effetti, quasi sempre di migliore qualità.

Nelle finestre del Wizard dedicate all’Autoloop, le prime tre celle propongono, seppur con altri termini quali Simple, Intermediate e Complex, rispettivamente le modalità di loop Forward e i due tipi di XFade: muovete i primi passi seguendo le informazioni fornite da Skylife. Passando alla finestra successiva, altre tre celle consentono di impostare il punto di start del loop, e nei tre progetti abbiamo selezionato sempre un valore intermedio (50%), utile per ottimizzare i sample, perché SampleRobot potrebbe generare un loop piuttosto breve e la porzione di coda in eccesso, come vedremo in seguito, si può eliminare in esportazione.

Fig. 4 – La fase di selezione del formato Cakewalk SFZ
Fig. 4 – La fase di selezione del formato Cakewalk SFZ

Nell’ultima finestra del Wizard, più che sul tempo impiegato dal software per la cattura, vale la pena concentrarsi sulla dimensione in Megabyte del progetto, potendo sempre tornare indietro e rivedere le proprie impostazioni se il peso del pacchetto è superiore a quanto previsto, altrimenti potete dare il via al processo di campionamento. Al termine della cattura, non abbiamo effettuato editing sul materiale catturato, essendo già buono l’intervento svolto dall’Autoloop di SampleRobot; in ogni caso, il menu Note/Loop/Release Editor (o l’editor WaveRobot, se incluso) consente di intervenire a colpi di mouse su ciascun marker. Sconsigliamo l’impiego della normalizzazione sui campioni, una funzione più utile per bilanciare altre tipologie di progetto quale, per esempio, un drumkit. Normalizzare i campioni può portare, nella workstation o nel synth, a una distorsione digitale quando si sommano più note, sebbene ogni synth sia un caso a sé.

Fig. 5 – Menu Export Settings: vanno  spuntate le tre celle in basso a sinistra
Fig. 5 – Menu Export Settings: vanno
spuntate le tre celle in basso a sinistra

L’esportazione

SampleRobot permette di salvare in diversi formati, e tra questi abbiamo scelto il formato SFZ di Cakewalk Dimension, perché oltre a essere compatibile con buona parte dei software converter in commercio, si è rivelato meno problematico nella gestione rispetto al formato SF2 generico. Nel caso in cui si scelga ugualmente il formato Soundfont per snellire il trasferimento (Korg M3 o la recente ammiraglia Kronos possono usare questo formato), consigliamo di usare la variante Native Instrument Kontakt, in quanto le informazioni associate a ciascuna forma d’onda sono correttamente interpretate (Key-Bank, Velocity, ecc).

Schermata 2014-11-07 alle 10.29.37

I file in formato Wave sono comodi da importare e al contempo da gestire in SampleRobot (tramite un semplice drag and drop nella tastiera virtuale) ma la loro esportazione costringe a doverli organizzare in layer tramite il converter: meglio puntare su un pacchetto precompilato come il formato SFZ. Nel menu Export Settings, seguite le raccomandazioni di Skylife e spuntate le tre celle in basso a sinistra: l’ultima cella attiva l’eliminazione della coda di ogni sample dopo il punto di Loop End. Lasciate spuntata la voce Same As Key-sample per frequenza, risoluzione e formato, perché già definiti in fase di cattura, e anche i punti di Release Crossfades non vanno toccati: potete dare il via all’esportazione. Per tutto quanto concerne la conversione, vi rimando ai singoli tutorial dedicati a ciascuna workstation previsti nei prossimi numeri di Computer Music Studio.