Apertura_ MotifXF6-xlarge

Abbiamo usato un Motif XF6, dotato di un banco Flash da 1 GB.

Partiamo inizializzando una Voice di Motif XF: in questa modalità, selezionate la locazione User da cancellare, premete il pulsante Job per accedere al menu Initialize, e di seguito i pulsanti Enter e Yes per confermare la procedura di reset. Collegata la pen drive allo strumento, in modalità Voice, premete il pulsante File, e tramite i cursori e la jog-dial della sezione di navigazione selezionate la directory contenente la Voice (estensione W7V) da importare.

Fig. 1 – Il menu di importazione delle waveform
Fig. 1 – Il menu di importazione delle waveform

Nella parte bassa del display di Motif troverete le opzioni per impostare la locazione User: la procedura è distruttiva, quindi prestate la massima attenzione nella selezione della locazione giusta. Nella seconda pagina dedicata alle Waveform (W8V), lasciate le impostazioni di default per il trasferimento nella SD RAM (Load User): se disponete di una o più memorie Flash, solo al termine dell’editing svolto su Motif XF sposterete definitivamente le forme d’onda in queste unità. A questo punto, premete lo switch SF2 (Load) e date il via all’importazione con il pulsante Yes. Caricata la Voice, il primo passo è inserire gli inviluppi ADSR dell’ampiezza: tra un’impostazione di tipo globale prevista nella modalità Voice Play (pulsante F3 – EG/EQ), e quella riservata ai singoli Element nel modo Edit, preferiamo quest’ultima, perché ai parametri è associata la visualizzazione grafica degli inviluppi. Il percorso per raggiungere il menu è il seguente: in modalità Voice dopo aver premuto il pulsante Edit, selezionate uno dei due Element (Switch 1-2), poi in sequenza i pulsanti F4 (Amplitude) e SF2 (AEG); in qualsiasi momento potete passare da un Element all’altro premendo gli switch dedicati.

Per i timbri Lead, come il Minimoog V dell’Arturia Factory Edition impiegato per il test, abbiamo impostato i Initial a 0, Attack a Time a 30 e Level a 127, Decay 1/2 entrambi con Time a 20 e Level a 127, infine una Release piuttosto breve con Time a 50. Su timbri di pad, suggeriamo di allungare il Time dell’Attack e della Release, in modo da ottenere più morbidezza e al contempo aggiungere un pizzico di coda al suono. Se avete catturato dei timbri flat, potete combinare gli effetti onboard di Motif XF, una sezione ospitata nel Common Edit (pulsante F6 – Effect).

Fig. 2 – L’inviluppo ADSR dell’ampiezza configurato  nel primo Element della Voice di Minimoog
Fig. 2 – L’inviluppo ADSR dell’ampiezza configurato
nel primo Element della Voice di Minimoog

Per associare una serie di parametri ai controlli disponibili in Motif XF (switch AF1/AF2, Ribbon, Modulation, ecc) rimanete in modalità Voice Edit, premete il pulsante Common Edit e in seguito F4 per accedere al menu Ctrl Set. Al termine di ogni modifica salvate sempre la vostra Voice, perché il rischio di perdere qualche modifica a causa di un’errata procedura è sempre dietro l’angolo. Dopo aver premuto il pulsante Store, verificate sempre l’esatta corrispondenza della locazione User, poi premete Enter e infine confermate con il pulsante Yes. Per spostare definitivamente le waveform dalla SD RAM alla Flash Memory, premete in sequenza i pulsanti Integrated Sampling, Job e F3 – Other, tramite la jog-dial selezionate l’ultima voce disponibile (Copy To Flash Memory) e premete Enter; nel menu successivo, selezionate nella cella in alto la waveform da copiare e, in basso, in quale banco Flash va trasferita. Spuntando la piccola cella posta sotto la selezione della Waveform è possibile cancellare il materiale originale per liberare spazio nella SD RAM.

L’engine sonoro di Motif XF

La generazione sonora di Motif XF utilizza la AWM2 e la catena di sintesi in sottrattiva prevede, per ogni Element, una struttura composta da un oscillatore, più sezioni per Pitch, filtro multimodo (18 tipi), Amp e un LFO impostabile per ciascuna sezione. A valle della catena è posto un blocco EQ dotato di quattro modalità selezionabili (due bande semiparametrico, più tre boost a 6, 12 e 18 dB). Ogni Voice dispone di otto Element, in grado di ospitare ciascuno una Waveform. Un secondo LFO è disponibile globalmente per tutti gli Element nel menu Common Edit, in cui sono previsti parametri per definire l’arpeggiatore integrato, i controller e gli effetti (due blocchi Insert, più riverbero e modulazioni). Motif XF ha dei precisi limiti riguardo alla durata del campione (oltre sei minuti a 44,1 kHz) e la sua dimensione: 32 MB per un sample mono e 64 MB in formato stereo.

CONCLUSIONI

Espandere Yamaha Motif XF con i banchi Flash, oltre a rendere l’investimento piuttosto longevo, consente di ottenere una workstation dotata di una doppia personalità sonora permanente. La tecnologia XA è il valore aggiunto per ottenere raffinate articolazioni. Inoltre, l’inserimento delle memorie Flash permette di impiegare la SD RAM onboard come supporto temporaneo per saggiare e modificare nuove Voice. Nel carattere sonoro di Motif XF, rileviamo un’esaltazione delle frequenze intorno ai 10 kHz che produce un suono ben dettagliato. Su waveform piuttosto basse in termini di volume, a livello di Element si può intervenire con i quattro Boost sezionabili nell’EQ, prestando attenzione a non esagerare, pena l’insorgere di sgradite distorsioni suonando accordi. Motif XF fornisce dei tasselli molto interessanti tra gli effetti; ci è piaciuto molto l’algoritmo VCM 501 posto nei blocchi Insert FX, un equalizzatore a cinque bande dal suono molto british, che in gamma bassa può regalare una bella dose di punch a timbriche esili.

Fig. 3 – L’equalizzatore VCM 501 posto nell’Insert FX A: di default fornisce solo due preset, ma selezionando quello dedicato ai drumkit potete cominciare a sperimentare
Fig. 3 – L’equalizzatore VCM 501 posto nell’Insert FX A: di default fornisce solo due preset, ma selezionando quello dedicato ai drumkit potete cominciare a sperimentare

I due blocchi System di riverbero (con l’ottimo Rev-X) e delay, modificabili in ogni dettaglio, brillano per pulizia e profondità, ed entrambi possono tranquillamente sostituire i blocchi dedicati del più blasonato dei soft synth. Tra le modulazioni è utile il Chorus per la bella spazialità, mentre il Rotary, oltre all’ottima emulazione, dimostra una bella grinta lavorando sui parametri Drive di ogni tromba. Il filtro di Motif XF è ben suonante e in grado di regalare belle soddisfazioni a chi vuole percorrere la strada del campionamento creativo.