Apertura-ARC-box-leftAbbiamo incontrato ARC System nello speciale Digital Rooma Correction di marzo 2011, a cui vi rimandiamo per capire i principi teorici e gli obiettivi che anche il sistema di IK Multimedia si prefigge.  Aprendo la confezione di ARC, troviamo il CD con il software di analisi e il plug-in di elaborazione, le istruzioni in formato cartaceo e una valigetta nera contenente il microfono (Fig. 1) e i suoi accessori, posizionati nella spugna sagomata. Il sistema di correzione scelto da IK Multimedia è il MultiEQ di Audyssey (www.audyssey.com/technology/multeq), pluripremiato algoritmo che ha richiesto sei anni di ricerca presso gli USC Immersive Audio Lab in California.

Fig. 1 – Microfono
Fig. 1 – Microfono

Questo sistema è applicato nei più svariati campi, dai sistemi home theatre, al car audio e anche nei cinema, nella sua versione XT. MultiEq approda nell’audio pro, grazie a IK Multimedia. La strada scelta è quella del plug-in, dove il motore di calcolo non è integrato in un’unità hardware o nei monitor come per altri sistemi, ma va caricato nella catena di elaborazione audio della nostra DAW nei formati VST, RTAS o AU.

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PRO

Risultati

Visualizzazione degli spettri

Intervento manuale

CONTRO

Criticità delle misure

Limiti all’uso plug-in

Impossibile modificare setup salvati

Preparazione del sistema

La prima operazione è l’installazione del software di analisi acustica e del plug-in. Avviando il programma di analisi, siamo guidati da una procedura (Fig. 2) che prevede la selezione del modello di microfono (ne esistono due serie di produzione leggermente diverse), il settaggio dei parametri della scheda audio (In/Out, sample rate a 48 kHz), e l’impostazione del livello di riproduzione e del guadagno del microfono. È necessario disporre di un’interfaccia audio con un ingresso microfonico munito di alimentazione Phantom a 48 V. La scheda audio deve essere di buon livello perché ARC lavora solo a 48 kHz, e inoltre non è prevista calibrazione dell’ingresso e delle uscite. Il settaggio del volume di riproduzione richiede attenzione: occorre mettere a zero il master del mixer o della scheda audio, e riprodurre il suono di prova.

Fig. 2 – Wizard
Fig. 2 – Wizard

A questo punto, si alza lentamente il livello fino a un arbitrario volume di ascolto e si agisce di conseguenza sul guadagno del microfono. Tutto questo in modo che il livello rientri nel range mostrato nella finestra del software. Quindi cominciamo con le misurazioni, da un minimo di 12 a un massimo di 20, seguendo uno schema simmetrico ben illustrato nel manuale. In verità, IK Multimedia consiglia di seguire un pattern simmetrico (Fig. 3) e mostra differenti esempi, mentre Audyssey parla di posizioni qualsiasi, anche a differenti quote. Noi ci siamo attenuti alle indicazioni riportate nel manuale di ARC System per non introdurre inutili variabili e anche perché, solitamente, il punto di ascolto preferenziale in uno studio è quello equidistante dai monitor, con le orecchie all’altezza dei centri di emissione.

Fig. 3 – Posizionamento  del microfono
Fig. 3 – Posizionamento
del microfono

La prima misurazione serve innanzitutto per permettere ad ARC di calcolare la posizione dell’ascoltatore rispetto ai monitor e compensare, mediante una linea di ritardo, piccole differenze di distanza delle due sorgenti dalle nostre orecchie. Per questo motivo, questa la prima misurazione è molto importante e va eseguita con assoluta precisione. Al termine delle misurazioni, il software esegue il calcolo della correzione e il setup viene salvato con un nome e un’icona di riconoscimento. ARC è anche capace di identificare il punto di bass roll-off dei nostri monitor, ovvero la frequenza inferiore che i diffusori sono in grado di riprodurre. Questo evita che vengano applicate correzioni in una regione dello spettro non gestibile dal nostro sistema. Se preferiamo disabilitare questa impostazione, è sufficiente mettere un segno di spunta sulla voce Full Range Bass Correction. Siamo ora pronti per sfruttare il risultato dell’elaborazione. I dettagli di come siano gestite le diverse misurazioni sono coperti dal brevetto di Audyssey e sicuramente non si tratta di una banale media matematica. Alle nostre richieste di maggiori informazioni, il produttore ha risposto che viene eseguito un clustering delle misure e che queste non hanno tutte lo stesso peso. È adottato un sistema di pesatura intelligente che, secondo quanto rilevato in ogni misura e in relazione alle altre, decide quanto la misura stessa vada a influenzare la risposta finale della correzione.

In prova

Abbiamo caricato il VST sia all’interno di un progetto Cubase, sia in Wavelab, ascoltando brani di riferimento. Il sistema di correzione funziona bene. Il miglioramento più significativo si ha ovviamente nella regione grave dello spettro: è qui che risiedono la maggior parte dei problemi di risonanze modali. Osservando le curve delle analisi, in uno studio non trattato acusticamente, si riscontrano picchi tra i 40 e i 100 Hz (curve arancioni in Figura 4) legati alle dimensioni degli ambienti di ascolto. Con monitor di piccole dimensioni il problema è meno evidente, ma l’intervento di equalizzazione è sempre migliorativo. I bassi rientrano nei ranghi, lasciando spazio agli strumenti che popolano la regione medio/medio bassa, che acquisisce brillantezza e intelligibilità. La riduzione delle basse frequenze tuttavia non svuota il mix, ma rimuove solo le risonanze che gonfiano il mix. Utilizzando ARC in combinazione con monitor mid-field (Genelec 8250A) in un ambiente piccolo, l’algoritmo deve lavorare parecchio: i picchi rilevati sotto ai 100 Hz raggiungono anche i 12 dB e l’effetto degli equalizzatori si fa sentire. Invece, con monitor near-field (Genelec 1030A) l’intervento è molto più moderato e senza alcun effetto collaterale.

Fig. 4 – Curve rilevate
Fig. 4 – Curve rilevate

L’intervento di ARC, a differenza di altri sistemi, effettua un’equalizzazione su tutto lo spettro udibile, quindi ben oltre la classica regione che si estende dal limite inferiore di udibilità ai 1.000/5.000 Hz. A riprova di ciò, durante i nostri test, ARC è stato capace di compensare anche l’eccessiva presenza di alte frequenze in ambienti molto riverberanti. Come sempre, occorre ragionare gli interventi di correzione e ARC permette di non fidarsi ciecamente del software, ma di poter giudicare con le proprie orecchie e personalizzare l’intervento. ARC dispone, infatti, di alcune opzioni tra le quali c’è Flat, quando vogliamo che il risultato finale sia la risposta più piatta possibile, HF Roll-off 1, l’impostazione ideale per ambienti medio-piccoli nei quali la curva Flat potrebbe risultare eccessivamente frizzante, e Midrange Compensation, applicabile a entrambe le curve appena descritte, che attenua i 2 kHz di circa 5 dB e serve per correggere l’eventuale enfatizzazione in questa porzione dello spettro, dovuta ai crossover o ai tweeter caricati a tromba. Durante il test abbiamo dovuto prestare estrema attenzione alla prima misurazione ed è capitato, con alcune configurazioni, che il software non calcolasse correttamente la distanza dai monitor. Il risultato introduceva alterazioni peggiorative nello spettro. Per fortuna, però, è possibile disattivare il riconoscimento automatico della posizione (Fig. 5).

Fig. 5 – Delay Trim
Fig. 5 – Delay Trim

Abbiamo trovato molto comoda la possibilità di salvare diversi setup, riferiti a differenti coppie di monitor o a vari punti di ascolto nella sala regia, possibilità utile anche per chi utilizza un computer portatile e quindi vuole poter richiamare con un click le impostazioni di regie diverse. O ancora, in fase di ottimizzazione dell’acustica del proprio studio, è possibile salvare diverse impostazioni modificando la posizione dei monitor o dei materiali acustici e analizzare a posteriori le curve ottenute, optando per la soluzione migliore. Il fatto di aver scelto il formato plug-in ci permette di accedere ai benefici di ARC solo con applicazioni che supportano i formati VST, RTAS e AU. Non è possibile, per esempio, elaborare l’audio proveniente dal proprio registratore DAT o dal proprio lettore CD, a meno di farlo passare attraverso un software. Abbiamo trovato utile la funzione di riconoscimento automatico del bass roll-off solo con monitor di piccole dimensioni, limitati nell’estensione. Infatti, diffusori che non riescono a spingersi molto in basso dovrebbero evitare di ricevere frequenze troppo gravi, pena l’introduzione di pesanti distorsioni, soprattutto quando gli equalizzatori di ARC vanno a enfatizzare questa regione. Abbiamo voluto testare ARC anche con un paio di diffusori di un impianto Hi-Fi, AudioPro, con filtro passa alto a 60 Hz. Con questa configurazione è stato fondamentale limitare l’intervento sopra tale soglia. Siamo un po’ dubbiosi sulle curve post intervento, in particolare ci riferiamo ai punti dove dovrebbero essere presenti i buchi dovuti alle cancellazioni di fase. Il produttore ci ha spiegato che ARC System ha un limite massimo di 9 dB sul boost delle aree che necessitano di essere rafforzate. Se il buco è inferiore o uguale a 9 dB viene linearizzato, se è maggiore non viene linearizzato completamente. Questo limite è stato accordato fra IK Multimedia e Audyssey dopo molte prove sul campo.

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Il caricamento a tromba è un procedimento costruttivo che consiste nel porre davanti a un altoparlante una struttura rigida a forma di cono, o tromba appunto, per aumentare l’efficienza del trasduttore. Serve anche a ridurre la direttività alle alte frequenze.

Sull’attenuazione invece il limite è più alto. Per verificare l’efficacia sui buchi, difetti che altri sistemi non correggono, abbiamo attivato ARC, dopodiché abbiamo mandato in riproduzione un lento sweep, poi registrato e analizzato. Ebbene: i picchi sono stati notevolmente attenuati, ma i buchi rimangono pressoché inalterati. Del resto, mentre la riduzione dei picchi è un’operazione facilmente ottenibile, l’eliminazione dei buchi è fisicamente impossibile perché è dimostrabile che, aumentando il suono diretto, cresce di conseguenza anche quello riflesso in controfase. È solo possibile correggere il livello assoluto della pressione sonora come, in sostanza, fa ARC.

Conclusioni

ARC System è un sistema che lavora bene, modificando il segnale in modo significativo, ma mantenendo la coerenza di fase. I filtri utilizzati sono molto trasparenti e il risultato si sente, sia in ambienti con pessima acustica che, ancor meglio, in ambienti già ottimali. La scelta del formato plug-in potrebbe risultare scomoda in alcune situazioni, tuttavia la flessibilità è buona, sia per la possibilità di salvare molteplici setup, che per la visualizzazione dell’intervento e la modifica in base al proprio orecchio, seppure utilizzando curve prestabilite. È leggermente critico il procedimento di analisi in alcune situazioni particolari, tanto da far pensare in un primo momento a un limite negli algoritmi di MultiEq. Una volta provato e tarato, è difficile farne a meno.

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IK Multimedia

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Tel. 059 285496

www.ikmultimedia.com

Prezzo: € 459,99 + IVA