Fig. 1 – Apogee Duet 2
Fig. 1 – Apogee Duet 2

Messe faccia a faccia, risulta evidente una differenza sostanziale nel design e nella costruzione. L’interfaccia Apogee rappresenta l’ultima generazione nel design: il display OLED consente di lavorare comodamente in qualsiasi condizione, con la certezza di avere il metering sempre sotto controllo e di poter lavorare senza problemi anche senza il monitor del computer a portata di mano. La scelta del case metallico le dona più robustezza. Babyface è ben costruita e utilizza una plastica solida per il case.

La connessione di Duet 2 per il cavo breakout non richiede alcun fissaggio particolare. Per Babyface è indispensabile utilizzare le viti integrate nel connettore per evitare disconnessioni accidentali. Passiamo alle connessioni audio: a fronte della scelta operata da Apogee nell’utilizzo di XLR combo per gli ingressi analogici e nell’integrazione di un Soft Limit, RME schiera un parco di I/O che comprende connessioni digitali e MIDI. Babyface arriva in studio equipaggiata di tutto ciò che serve per costruire uno studio analogico e digitale, integrando qualsiasi dispositivo MIDI. Un punto a favore di Duet 2 è la possibilità di utilizzare due uscite cuffie indipendenti e due ingressi Hi-Z, utili per registrare due chitarre o un una chitarra e un basso contemporaneamente.

Fig. 2 – RME Babyface
Fig. 2 – RME Babyface

Sul controllo software è necessario essere più approfonditi. Il mixer DSP di RME offre un’ottima flessibilità di utilizzo e include anche gli effetti, richiedendo molta confidenza per la sua organizzazione e la gestione dei mix. Maestro 2 è un grande passo avanti nella semplicità d’uso rispetto alla versione precedente, e consente di sfruttare il canale software Mixer per creare ascolti differenti, ma non arriva alla flessibilità di RME. Parliamo di qualità audio. Duet 2 si distingue per un suono più definito ma meno caldo di Babyface. Con Apogee si riesce a lavorare in mix con precisione e consapevolezza, posizionando facilmente i riverberi e scolpendo i suoni velocemente. I bassi sono meno gonfi rispetto a Babyface, i transienti sono ben definiti. In mix bisogna fare attenzione alle medie, che su Duet risultano a volte un po’ troppo crude e spinte in avanti. È un’interfaccia adatta per registrare gli strumenti acustici e la voce. Babyface contrappone un suono caldo, presente sulle alte e con una buona tridimensionalità, ma meno definito sulle frequenze medio basse, in qualche modo più adatto alla musica elettronica.

Dopo diversi giorni di utilizzo in ogni condizione, dal mix alla registrazione alla programmazione, abbiamo le idee piuttosto chiare. Duet 2 punta sulla qualità audio e su un’offerta di I/O mirata: è un’interfaccia ideale per il chitarrista-cantante, che può offrire soddisfazioni anche al sound engineer alla ricerca di una conversione affidabile in mix. Babyface si integra facilmente con preamplificatori esterni (manca però un bypass diretto dei preamp interni) e offre tutto ciò che serve per essere autosufficienti (compresa la borsa per il trasporto dell’interfaccia) arrivando a sostituire un mixer quando si vogliono registrare più ingressi contemporaneamente. Grazie agli I/O MIDI, Babyface è una soluzione da valutare per chi programma con tastiere e controller MIDI che non hanno porte USB per l’interfaccia MIDI. Da ultimo, è necessario tenere conto della compatibilità: Duet 2 è disponibile solo per Mac, mentre Babyface può essere utilizzata anche su PC.