di Lorenzo Ortolani

Bob McCarthy è presidente della Alignment & Design, Inc, azienda che alle spalle ha lavori per clienti che vanno da Disneyland fino a Cirque du Soleil, passando per alcuni tra i più importanti teatri del mondo.

Bob McCarthy

Mr McCharty è sempre stato coinvolto in ogni aspetto della SIM (Source Indipendent Measurement), e, dal 1984, gira il mondo con cavi e microfoni a progettare ed allineare ogni tipo di sistema audio per ogni tipo di platea. Inoltre, con Meyer Sound Laboratories insegna al Corso di Certificazione SIM3 (40 hour, lo chiama lui). Ci dice che non aveva assolutamente intenzione di diventare insegnante, però tempo fa (era il 1987) dovette insegnare quelle cose che erano state ancora “inesplorate” a piccoli gruppi di persone, come ad esempio l’uso del SIM, che era un approccio completamente nuovo alla misura dei sistemi.

Mr McCarthy da giovane, alle prese con i primi prototipi del SIM, ancora con il frequenzimetro.

Bob Mc Carthy: Quando iniziai la gente era abituata al suono del vinile, vedere un concerto per loro era un’esperienza completamente diversa, una grande esperienza. Nella generazione moderna esistono i CD, la gente è molto abituata a quel “sound” e vorrebbe il suono che ascolta nelle cuffie anche nelle arene. Come capirete, non è così facile far suonare un’arena come un paio di cuffie.

Quindi quale sarebbe il sistema audio perfetto?

BMC Quello che cerco nel mio lavoro è rendere il suono che esce dal sistema il più possibile simile, ovunque, a quello che ascolta il fonico di sala nella sua posizione.  Quando lavoro, non penso in termini “artistici”. Non penso a come suonerebbe la chitarra, o la batteria, o la voce. Cerco di far provare la stessa esperienza a tutte le persone che ascoltano il concerto.

Pensi che l’acustica sia più importante del sistema quindi?

BMC L’acustica dei posti è come uno scheletro di un’insetto; è un tipo di pelle molto dura. Devi trovare la musica giusta per ogni struttura, prendi ad esempio la Carnegie Hall, una delle più famose sale per musica sinfonica. Disastro completo per tutte le band rock. Una volta vendettero gli Who in quel posto. Disastro completo. Li ho visti. La Carnegie Hall non può cambiare la sua acustica e questa musica non ci sta. L’acustica è fissa e devi metterci il suono giusto dentro. Per la mia esperienza è  meglio avere un posto “soft” (molto assorbente ndr), ciò da molta flessibilità per suonare molti tipi di musica. Nei posti molto asciutti però si può incorrere nel problema di avere il suono che arriva troppo di fronte a te e non dall’ambiente, come se guardassi un televisore, e perdi la sensazione di sentirti in un ambiente.

Un luogo di pubblico spettacolo ha bisogno di far ascoltare gli applausi, le grida, per far entrare la gente nel “mood”, pratico esempio sono gli stadi. Ma in un concerto la poca riverberazione dell’ambiente potrebbe far isolare troppo il pubblico, quindi, chiedo: se l’impianto audio fosse “chirurgico”, quanto si potrebbero curare i problemi del posto?

BMC Nel mondo del suono amplificato, il nostro lavoro è rendere è inviare un suono molto preciso verso l’ascoltatore, eliminando il più possibile le riflessioni. C’è una nuova tecnologia in cui sono coinvolto ultimamente che è l’architettura elettroacustica, con Constellation. In pratica puoi installare tanti diffusori sulle pareti e microfoni nella struttura e puoi avere una stanza molto asciutta oppure rendere l’ambiente come la Carnegie Hall. Per esempio, abbiamo usato questo sistema con Cirque Du Soleil, c’erano momenti dove simulavamo pareti di pietra e vetro e, mentre la gente applaudiva “shaaaa shaaaaa”, a quel punto noi fermavamo la reverberazione… Un impatto decisamente forte per il pubblico. Un altro esempio può essere un concerto di Celine Dion. Tutto il sound è molto asciutto, tranne la voce, che sembra venire da un box per la doccia, e voi siete fuori! Con questi sistemi si può fare in modo che tutti entrino in quella doccia!

Lo spettacolo di Le Cirque du Soleil “Love”, utilizza 6500 diffusori audio. Con 3 diffusori per ogni posto a sedere oltre i sistemi audio di rinforzo, l’ascoltatore ha un coinvolgimento completo con lo spettacolo. Tutta la parte audio e la progettazione acustica del teatro (Ad Hoc nel teatro The Mirage a Las Vegas) è stata curata da Bob Mc Carthy.

Può esistere un futuro per il suono 3D con questi sistemi?

BMC Certo! L’unico problema è che si ha bisogno di tanti, tanti soldi per cambiare pareti, installare diffusori e, importante, manutenere questo sistema. Bisognerebbe costruire da zero le strutture tenendo conto di queste tecnologie.

Pensi che sia possibile realizzare un sistema automatizzabile per la misura e il relativo allineamento dei sistemi audio? Possiamo sostituire l’uomo?

BMC Abbiamo iniziato nel 1985. Abbiamo detto no. Poi riprovato nell’86: no e così via, ogni anno, fino ad oggi. Ci sono troppe variabili e decisioni da prendere che una macchina non  riuscirebbe, ancora, a permettersi.

Durante la nostra chiacchierata Mc Carthy ci ha parlato in particolare dell’arte di molti operatori, che non possiamo non riportarvi: far suonare bene il sistema solo e solamente per se stessi, in regia, fregandosene del resto del pubblico. “Measurebation” la chiama.

Bob Mc Charty è l’autore del libro: Sound System Design and Optimization

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