Apertura

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PRO

Suono vintage

Equilibrio sonoro fuori asse

Timbro caratteristico

CONTRO

Confezione spartana

L’RCA R-44 era il microfono più ricercato e usato per la registrazione di fiati, ambienti e batterie nel periodo che va dall’inizio degli anni ‘60 fino alla fine del decennio successivo. Purtroppo pochi esemplari si sono salvati (il brevetto esclusivo RCA richiedeva, in caso di deterioramento, la distruzione dell’esemplare e la sostituzione integrale del microfono) e il progetto è stato riportato in vita grazie alla collaborazione con Jon Sank, il responsabile della produzione dell’R-44 dal 1960 fino al 1976. Grazie a questa collaborazione AEA è diventata l’unica fonte di riparazione per i superstiti sopravvissuti alla chiusura della RCA, fino alla riproduzione su scala industriale dell’AEA R-44, costruito usando tutto il know-how accumulato nel tempo. Il microfono in prova, l’R84 ne è un’evoluzione naturale.

Costruzione

L’AEA R84 è un microfono con un nastro in alluminio di dimensioni esorbitanti: 4,7 mm per 59,7 mm di lunghezza, con uno spessore di 1,8 micron. La banda passante dichiarata è 20-20.000 Hz e la pressione sonora sopportata è di 165 dB, prima di indurre una distorsione superiore all’1% sopra a 1 kHz.

Fig. 1 - Confezione
Fig. 1 – Confezione

La sensibilità d’uscita è di -52 dBv/Pa, e l’impedenza è di 270 Ω: il carico suggerito è superiore a 1,2 KΩ. L’R84 è un colosso, proprio a causa delle dimensioni del nastro, ma il peso del microfono è contenuto grazie alla costruzione realizzata quasi interamente in plastica leggera. Il supporto è incluso nel microfono stesso, ed è costruito a forma di U: l’aggancio e il fissaggio al corpo vero e proprio sono realizzati attraverso due viti di bloccaggio che permettono all’R84 di ruotare attorno al suo asse orizzontale. La connessione (XLR bilanciata) è realizzata con un cavo Mogami di tre metri che fuoriesce dal corpo, cui è necessario attaccare eventualmente un altro cavo XLR per arrivare all’ingresso del mixer o del preamplificatore.

La differenza principale con l’R-44 è evidente nella migliorata capacità di sopportare grandi pressioni: l’R84 è commercializzato esaltandone espressamente la capacità di ripresa in condizioni di close-miking. Questo aspetto sembra fortemente connesso con la costruzione del corpo microfonico che offre una protezione eccellente contro gli spostamenti d’aria violenti, grazie a una griglia molto solida e forata con parsimonia così da rendere difficile l’esposizione del ribbon al suono. Nonostante questa precauzione esiste una versione (DJV) con ulteriori protezioni del nastro, disegnata in modo specifico per la registrazione delle voci. L’R84 arriva in un astuccio imbottito per la conservazione in posizione verticale del microfono, posizione che ne allunga la vita lasciando l’elemento di alluminio sempre in posizione di riposo (Fig. 1).

In prova

Per chi ha il ricordo (anche un po’ sbiadito dal tempo) degli storici RCA R-44 usare l’AEA R84 è come riassaggiare le lasagne della nonna, se mi è consentito un paragone irriverente. Il carattere del ribbon, imperioso dal timbro grosso e nitido, si accompagna a una riproduzione dei transienti molto addolcita, quasi smorzata e compressa in una gigantesca mole di suono. Dal mio punto di vista l’AEA R84 è il vero microfono ribbon, senza concessioni alla banda passante esageratamente aperta sulle alte, o alla fedeltà di riproduzione dei transienti. Molti suoi concorrenti, dietro a un look spesso accattivante e furbamente retrò, celano solo dei microfoni a metà strada tra dei mediocri condensatori e dei veri ribbon: nel caso dell’AEA si può stare certi di ottenere tutta l’anima scura, rabbiosa e densa di un ribbon d’annata, qualità che ritengo eccellente e più utile di scelte di compromesso.

Fig. 2 - Risposta in frequenza, divisa tra lobi anteriore e posteriore
Fig. 2 – Risposta in frequenza, divisa tra lobi anteriore e posteriore

Se un fonico adotta un ribbon non dovrebbe farlo per ottenere il suono di un quasi-condensatore, ma per avere un timbro scuro, ricco di corpo sulle medio-basse, denso e con la relativa definizione consentita dall’inerzia di una membrana di così grandi dimensioni. La scelta di campo è chiara: l’AEA non è un microfono adatto alla ripresa hi-fi, come d’altra parte nessuno dei suoi illustri predecessori, ma è piuttosto un erede dei veri ribbon, con cui mi sono trovato perfettamente. La banda passante è sì estesa ai 20 kHz, ma mostra una curva decisa sopra ai 3 kHz che scende in modo abbastanza violento fino ai -5 dB degli 8 kHz.

Non c’è dubbio che ci troviamo di fronte a un microfono assai scuro, in cui però tutte le frequenze sono riprese e trasdotte, e dunque sono teoricamente recuperabili sia in fase di registrazione che di mix con una buona equalizzazione. Una caratteristica interessante e impagabile è la linearità dei lobi (chiaramente visibile nella Figura 2 in cui è evidente la sostanziale equità delle risposte), associata a una netta perdita del rigonfiamento sotto i 300 Hz non appena si tende ad andare fuori asse: in questo caso l’AEA diventa molto più neutro di quanto si possa immaginare, consentendo riprese non proprio al livello di un condensatore, ma assai precise in tutto lo spettro sonoro. La sensibilità alla pressione è pari a quella di prodotti moderni analoghi (in questo il tempo e lo sviluppo tecnologico ci hanno aiutato), sebbene l’innegabile robustezza di questo microfono non sia da mettere troppo a dura prova con l’esposizione prolungata a bufere sonore. La lunghissima serie di precauzioni d’uso suggerite nel manuale fanno sorgere il lecito dubbio che sia più facile rompere un ribbon che un’incudine di ferro, e questo forse è un velato consiglio a non esagerare mai.

La risposta sui transienti è forse l’aspetto più singolare dell’AEA: il suono può sembrare poco definito già a breve distanza, ma in realtà proprio la dimensione della membrana impone una ripresa generalmente più ravvicinata del solito rispetto alla fonte sonora. Superata la distanza minima (che muta al variare della pressione e della ricchezza percussiva della sorgente) il suono s’impasta in una crema dolcissima e piena di vigore che, nel caso delle batterie, è ineguagliabile e difficile anche soltanto da avvicinare con prodotti di pari livello.

Spostare l’R84 più o meno vicino alla sorgente sonora equivale a scegliere tra attacco e corpo, fino ad arrivare a un punto in cui entrambe le componenti si sommano in un mix perfetto. Altro uso in cui l’AEA eccelle è la consueta ripresa delle chitarre elettriche distorte (soprattutto in generi molto violenti in cui una certa mediazione dell’aggressività dei chitarristi è buona cosa) e sulla ripresa di chitarre jazz, molto pulite e grosse: nel primo caso l’acidità sparisce all’istante, mentre nel secondo anche il musicista più esigente non potrà che riconoscere all’istante la vibrazione e la dolcezza del suo suono. L’effetto prossimità è particolarmente accentuato, ma nelle registrazioni vocali esalta l’interprete, regalando la netta sensazione che la sua voce sia ripresa in modo intenso e intimo.

Fig. 3 - Particolare della griglia di protezione.
Fig. 3 – Particolare della griglia di protezione.

Una saggia disposizione del cantante può mediare il rigonfiamento generato dall’effetto prossimità, sfruttando la posizione fuori asse rispetto ai lobi di ripresa. Ciò permette di smorzare l’eccessivo punch sulle basse (non sempre definite e precise) a favore di un equilibrio più accettabile. In generale l’abbondanza di medio-basse non è sempre ripagata con altrettanta precisione e questo limite deve essere gestito con una sapiente collocazione a metà strada tra asse e fuori asse, per evitare la formazione di grumi poco intellegibili, impossibili da ripulire in un secondo tempo.

L’unico difetto di cui rendere conto risulta fuori dall’R84 stesso: la confezione (un semplice sacco imbottito) smentisce la mole di raccomandazioni contenute nel manuale circa la corretta conservazione del microfono, che sarebbe certamente più protetto in una custodia rigida e facilmente collocabile in posizione verticale.

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1111TP01 Chitarra Elettrica Clean+Reverse, Telecaster + Ampl Peavey Classic 30 riprese a circa 40 cm dal cono

1111TP02 Chitarra elettrica distorta: Telecaster/Amplificatore Fender ‘65 Twin Reverb

1111TP03 Batteria, Ambiente: Coles 4050, posizionato 4mt sopra al batterista: un lobo verso lo strumento ed uno verso il soffitto

1111TP04 Batteria, Ambiente: Royer 101, stessa posizione per precedente

1111TP05 Batteria, Ambiente: AEA R-84 stessa posizione del precedente

Conclusioni

L’AEA R84 è il ribbon più ribbon che abbia mai usato: è una scelta obbligata per chi cerca il suono d’altri tempi senza compromessi tra la banda passante e la precisione estrema.

Aggiungerei che è la soluzione migliore per chi vuole un ribbon sincero, e in una potenziale competizione sarebbe senz’altro il mio preferito tra molti altri suoi concorrenti meno coraggiosi. Il suo campo d’uso migliore è la musica rock, dove sia sulle batterie che sulle chitarre può dare grandi soddisfazioni.

La sua tendenza scura e rabbiosa non lo fa prediligere per voci, rendendolo ottimo invece per tutte le riprese d’ambiente in cui si vada cercando un carattere preciso. L’AEA è un microfono che genera ispirazione e, sebbene possa non essere sempre la migliore scelta in assoluto su ogni sorgente, è il microfono ribbon più attraente, versatile e creativo che abbia mai ascoltato.

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Sonus D.O.O. Pro Audio

Responsabile Italiano: Andrea Lussa

Tel. +39 340 605 42 65

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Prezzo: € 770,00 + IVA