Apertura Reason-Boxshot

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PRO

Sistema completo 64 Bit

Effetti musicali e creativi

Time Stretch e Pitch Shift

CONTRO

Tempi di The Echo non intuitivi

Shortcut non personalizzabili

Dal settembre 2009, anno in cui Propellerhead ha lanciato sul mercato Record (vedi CM&PS Ottobre 2009 e CMS Febbraio 2011), gli utenti di Reason hanno avuto la possibilità di espandere il proprio sistema di produzione musicale con la registrazione e l’editing di tracce audio, con un potente algoritmo di time stretch e con altre interessanti caratteristiche, come il versatile mixer modellato su di un SSL 9000k, i moduli Line 6 per la simulazione di amplificatori per chitarra e basso o processori come Neptune, synth vocale e processore per l’intonazione in tempo reale di tracce monofoniche. D’altro canto Record, se non accoppiato con Reason, costituiva un sistema abbastanza limitato, non possedendo moduli di sintesi o campionamento a eccezione di ID8, un expander contenente alcuni timbri base utili a fissare velocemente un’idea musicale. Con Reason 6, Propellerhead ha deciso di integrare al suo interno tutte le caratteristiche di Record, che costituisce la prima e più importante novità. In aggiunta sono stati introdotti tre moduli di effetto: The Echo, Pulveriser e Alligator. Sono implementati anche un potente algoritmo di pitch shift e il supporto per i sistemi operativi a 64 Bit, compresa la tecnologia Rewire.

THE ECHO

Il primo dei nuovi moduli del rack di Reason è The Echo (Fig. 1), stereo delay in grado di simulare diversi tipi di effetto, offrendoci sonorità che vanno da quelle dei più moderni e cristallini delay digitali fino ad arrivare a quelle dei classici processori analogici e delle vecchie unità di eco a nastro, con qualche aggiunta. Il pannello frontale, dall’aspetto tipicamente vintage, è diviso in sei sezioni che ci consentono di modificare tutte le caratteristiche del nostro effetto.Nella prima di queste sezioni (Mode) è possibile decidere in quale modalità far lavorare The Echo, ovvero Normal, Triggered e Roll: in modalità Normal il segnale in ingresso è processato continuamente mentre in modalità Triggered il segnale non viene processato fino alla pressione dell’apposito pulsante chiamato Trig o fino a che non viene ricevuto un segnale di gate nel relativo ingresso CV posto sul pannello posteriore.

Fig. 1 – The Echo
Fig. 1 – The Echo

Molto interessante è la modalità Roll nella quale, tramite lo slider corrispondente, viene chiuso l’input dell’effetto, catturando solo un breve frammento del segnale in ingresso prima della chiusura. È successivamente settato il feedback al 100% e il risultato viene indirizzato al canale wet, creando facilmente effetti tipo beat repeater. Nella sezione Delay possiamo stabilire i tempi di ritardo tramite i potenziometri Time per il canale sinistro e Offset R per il canale destro, mettendone in sync o meno le ripetizioni secondo il tempo metronomico. Nel caso lasciassimo il parametro Offset settato a zero, avremmo una sola linea di delay che potremmo però far rimbalzare da destra a sinistra premendo il pulsante Ping Pong, stabilendo da quale punto del panorama stereo far cominciare le ripetizioni grazie al potenziometro del Pan. Risulta molto utile la funzione che si attiva con il pulsante denominato Keep Pitch: essa fa si che non venga modificato il pitch delle ripetizioni mentre si modificano in tempo reale i tempi di ritardo o il bpm della song. Nella sezione Feedback è possibile settare il numero delle ripetizioni per tutti e due i canali contemporaneamente oppure, tramite il potenziometro bipolare Offset R, aumentare o diminuire solo le ripetizioni del canale destro creando interessanti effetti di panning. Se attivato, il parametro Diffusion consente di aggiungere ulteriori ripetizioni molto vicine al suono originale, creando un effetto simile a quello della diffusione del riverbero.

Le due sezioni Color e Modulation si occupano della modifica delle caratteristiche timbriche e d’intonazione delle ripetizioni del delay. Nella sezione Color possiamo aggiungere compressione, overdrive, distorsione o saturazione valvolare, oppure processare l’effetto con un filtro passa banda con risonanza che toglie o enfatizza la frequenza desiderata. Nella sezione Modulation è presente un inviluppo gestito da un potenziometro bipolare: questo crea una sorta di bending ascendente o discendente sulle ripetizioni del delay. Il parametro Wobble introduce in maniera random delle oscillazioni sul pitch delle ripetizioni, simulando l’effetto che si otteneva sulle vecchie unità di eco a nastro variando la velocità di scorrimento del nastro stesso.

Troviamo anche un LFO che modula il pitch delle ripetizioni in maniera indipendente per i due canali. Infine, la sezione Output contiene i potenziometri Dry/Wet per settare la quantità di effetto applicato. Il parametro Ducking attenua la quantità di segnale effettato fino a quando l’ampiezza del segnale dry non scende sotto una certa soglia, raggiunta la quale il segnale effettato viene riportato al suo livello normale, influenzando solo l’ultima nota suonata prima del silenzio.

PULVERISER – HIGH YELD DEMOLITION

Pulveriser (Fig. 2) è un nuovo effetto che integra al suo interno tre tipi di processori: un compressore, una unità di distorsione e un filtro. Questo effetto è in grado di trasformare qualsiasi suono in ingresso fino a renderlo quasi irriconoscibile. Ognuna delle tre sezioni può inoltre essere modulata tramite un LFO e un envelope follower, rendendo Pulveriser molto versatile e creativo. Anche in questo caso il pannello anteriore si presenta con un aspetto molto vintage e chiaro allo stesso tempo: sul lato sinistro troviamo subito i due potenziometri appartenenti all’unità di compressione, chiamati rispettivamente Release, con il quale possiamo settare l’omonimo parametro e Squash, che si occupa di gestire automaticamente la ratio, la soglia e il make up gain del compressore, rendendo l’uso di questa sezione veramente semplice.

Fig. 2 – Pulveriser - High Yeld Demolition
Fig. 2 – Pulveriser – High Yeld Demolition

Lo stesso vale per l’unità di distorsione, nella quale sono presenti solo due parametri: Dirt che regola la saturazione e Tone che controlla un filtro passa bassi. Più in basso troviamo uno switch tramite il quale possiamo decidere il percorso interno che avrà il segnale in ingresso: compressore-distorsore-filtro oppure filtro-compressore-distorsore, funzione che aumenta ulteriormente la versatilità di questo modulo. Il filtro ha i classici parametri di frequenza e risonanza, ai quali si va ad aggiungere uno switch per scegliere tra cinque filtri. La sezione più creativa è quella contenente le sorgenti di modulazione dei vari parametri, nella quale troviamo per primo Tremor, un LFO che può modificare ciclicamente sia la frequenza del filtro sia il livello generale dell’effetto, che possiede diversi parametri: i classici rate, sync, e waveform ai quali si aggiungono altre due utili funzioni, chiamate Lag e Spread. La prima smussa leggermente l’azione dell’LFO, soprattutto quando si utilizzano forme d’onda come la quadra o la dente di sega, che possono produrre click o rumori indesiderati soprattutto con settaggi molto alti.

La seconda, mentre Tremor sta modulando la frequenza del filtro o il livello in uscita, introduce un piacevole effetto stereo, modificando il livello dei due canali audio con due forme d’onda identiche, ma invertite di fase l’una rispetto all’altra. L’envelope follower, oltre ai classici settaggi di soglia, attacco e rilascio, presenta un pulsante tramite il quale è possibile attivare manualmente la sua azione, oltre a modulare contemporaneamente sia la frequenza del filtro che la velocità dell’LFO. Chiudono il pannello frontale i controlli di livello generale e il potenziometro Blend che gestisce il mix del segnale Dry/Wet, permettendoci di ottenere effetti simili alla compressione parallela, molto usata sopratutto nelle parti di batteria. Il pannello posteriore è ben fornito di input e output per il controllo di Pulveriser tramite CV; in particolare spiccano gli ingressi denominati Audio Modulation Input, tramite i quali possiamo effettuare la modulazione della frequenza del filtro (Filter FM) e del livello generale (Amplitude Modulation o AM) tramite segnali audio, rendendo questo modulo ancora più interessante.

ALLIGATOR – TRIPLE FILTERED GATE

Alligator (Fig. 3) è forse il più particolare fra i nuovi moduli di Reason: un gate a tre canali indipendenti con un pattern sequencer integrato. Oltre a queste caratteristiche, Alligator possiede anche tre filtri, distorsione, phaser e delay. In pratica il segnale audio in ingresso viene splittato in tre segnali uguali fra loro, ognuno dei quali entra in un differente gate. È possibile gestire l’apertura e la chiusura dei singoli gate in vari modi: manualmente, premendo gli appositi pulsanti su pannello anteriore; tramite i 64 pattern preimpostati del sequencer integrato; tramite note midi (F#1, G#1 e A#1) oppure tramite gli ingressi CV presenti sul pannello posteriore, nel caso si voglia creare dei pattern personalizzati utilizzando ad esempio un altro sequencer come Matrix.

Fig. 3 – Alligator – Triple Fitered Gate
Fig. 3 – Alligator – Triple Fitered Gate

In uscita dai gate i segnali entrano in tre differenti filtri con risonanza; un passa alto, un passa banda e un passa basso. Successivamente, il segnale passa per gli stadi di distorsione e phasing, settabili in maniera indipendente. Infine, sui tre segnali risultanti, è possibile aggiungere del delay e stabilirne il livello e il posizionamento sul fronte stereo, prima di essere mixati e indirizzati verso l’uscita principale. La parte alta del pannello frontale di Alligator è divisa in varie sezioni collegate fra loro e corredate da chiari simboli grafici che evidenziano tutto il percorso del segnale.

Questo permette un utilizzo quasi immediato del modulo, anche se al primo impatto questo effetto potrebbe risultare complicato, vista la massiccia presenza di potenziometri e pulsanti. Sulla parte bassa sono invece presenti tutti i settaggi relativi all’LFO e all’inviluppo in grado modulare il filtro, i parametri del delay, del phaser e infine l’inviluppo del livello che avranno i tre gate al momento della loro apertura. È possibile mixare il segnale diretto a quello effettato tramite una sezione posta in basso a destra: questo risulta molto utile nel caso, utilizzando i gate, si voglia evitare di spezzettare il materiale audio in ingresso aggiungendovi solo alcune sfumature ed elementi ritmici. A concludere la vasta schiera di possibilità creative di questo effetto, sono presenti le uscite separate per i tre differenti segnali prese direttamente prima del master out, tramite le quali possiamo inviare questi ultimi verso altri percorsi.

In prova

Gli utenti abituati alla versione 5 di Reason non accoppiata a Record, incontreranno grandi cambiamenti in positivo e si troveranno da subito a proprio agio: il flusso di lavoro rimane invariato rispetto alle precedenti release ma viene notevolmente migliorato: basti pensare alla possibilità di creare un numero infinito di colonne rack in orizzontale, evitando di muoversi in continuazione su e giù con il mouse per trovare uno strumento. Tanto il mixer professionale quanto le funzioni per la registrazione e l’editing di tracce audio derivano direttamente da Record, ma il sequencer presenta una piacevole novità: premendo il tasto F3 appare in sovraimpressione il nuovo Recording Meter, completo di accordatore, le cui generose dimensioni agevolano notevolmente le operazioni di monitoring, soprattutto se distanti dal computer. Sempre da Record sono stati ereditati anche ID8, Neptune, i due moduli Line 6 per la simulazione di amplificatori per chitarra/basso e la possibilità di esportare i canali del mixer separatamente, funzione molto utile quando si lavora in produzioni nelle quali è necessaria la creazione di stems. Gli ottimi algoritmi di time stretch e pitch shifting di +/-12 semitoni ci permettono, perfino con settaggi estremi, di variare facilmente tonalità e velocità dei brani con una qualità davvero notevole. Abbiamo tuttavia notato una migliore efficienza se queste operazioni sono eseguite su materiale registrato direttamente con Reason.

Fig. 4 – Il nuovo mixer  di Reason
Fig. 4 – Il nuovo mixer
di Reason

Una delle novità più importanti di questo aggiornamento è il funzionamento di Reason e della tecnologia Rewire a 64 Bit, eliminando tutte le limitazioni riguardanti l’utilizzo della RAM, permettendoci di lavorare in tranquillità anche con progetti contenenti grosse quantità di campioni. Va detto che per poter utilizzare Reason in Rewire con tutti i maggiori host in commercio, anche i produttori di questi ultimi dovranno implementare il supporto per il Rewire a 64 Bit: per il momento bisognerà aspettare ancora. Per ora è comunque possibile installare sia la versione a 64 sia la versione a 32 Bit, di Reason e del Rewire. Tutti i progetti creati con Record o con versioni precedenti di Reason potranno essere riaperti e rielaborati con la massima compatibilità, considerando anche che il factory sound bank è stato ulteriormente ampliato con nuovi loops e patches per tutti gli strumenti del rack, compresi i nuovi effetti.

Questa nuova versione di Reason necessita, come Record del resto, della Propellerhead Ignition Key per poter funzionare: dopo la semplice procedura di installazione su un computer dotato di 12 Gb di RAM, processore Intel i7 e sistema operativo a 64 Bit, siamo passati al processo di autorizzazione tramite l’apposito software (Authorizer). Appena settati scheda audio e controller vari, ci siamo messi subito al lavoro su una song molto pesante, sia in termini di numero di tracce audio ed effetti che di strumenti e banchi di suoni caricati, notando subito come i 64 Bit si facciano sentire, rendendo il tutto molto più agile e fluido. Peccato che non si possano ancora personalizzare i comandi da tastiera. I tempi di salvataggio, nel caso si effettuino registrazioni di lunga durata, non sono propriamente brevi, anche se il fatto di avere tutto il progetto in un unico file contenente sia i campioni che le tracce audio, ne favorisce molto la portabilità.

Conclusioni

L’affidabilità è massima e il prezzo è competitivo, punti a favore per un software che, in un unico pacchetto, offre un sistema di produzione completo, versatile ed estremamente creativo. I tre nuovi effetti aprono un mondo di possibilità creative veramente ampio, suonando sempre in modo molto musicale e mai eccessivo, evitandoci di dover creare lunghe e complesse catene di effetti.

La sensazione che si ha testando Pulveriser è quella di grande immediatezza e di grande potenza, riuscendo a ottenere facilmente il suono desiderato senza dover tenere conto di mille settaggi. The Echo soddisfa tutte le esigenze, soprattutto quando ci si trova a utilizzare un delay, anche se per gli utenti meno smaliziati non sarà molto intuitivo il settaggio dei due tempi di ritardo. Alligator trasforma e infonde nuova vita a pad, archi e suoni con molto sustain, consentendo facilmente anche la creazione di nuovi grooves e materiale audio di ogni tipo.

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