Parliamo di luce “green” in questo numero e l’occasione spinge ad una valutazione immediata: si discute molto di risparmio energetico, di riscaldamento del pianeta, ma quanta CO2 generiamo durante un evento?

Ogni anno, solo per i concerti registrati dalla SIAE, si consumano circa 1.600.000 tonnellate di CO2eq. Un concerto in uno stadio arriva a produrre anche 1.000 tonnellate di CO2.
Qualche anno fa abbiamo parlato degli eventi ad “Impatto Zero”, per cui vengono supportati gli eventi “virtuosi” con una valutazione dell’impatto ambientale, un training per il personale addetto per le norme BS 8901 e seguente ISO 20121, valutando location, fornitori, materiali, consumi, logistica, gestione rifiuti e riciclaggio. Per la compensazione vengono assegnati Carbon Credit, generati da interventi di riforestazione in aree in via di sviluppo o altre opzioni, come crediti da energie rinnovabili.
 È bene ricordare che lo standard ISO suddetto è in vigore ufficialmente da quest’anno, in coincidenza con le Olimpiadi di Londra.

Dall’altra parte WWF spiega in diverse ricerche (alcune promosse dal governo degli Stati Uniti) che i Carbon Credit servono a ben poco, ma c’è bisogno di un adattamento dei processi industriali per adempire al protocollo di Kyoto (che tra l’altro è stato messo in discussione e se ne riparlerà entro il 2015).

Chiaramente la voce più impattante nel mondo degli eventi è data dai trasporti, con un’incidenza di circa il 70% sulle emissioni totali. A seguire i materiali (food&beverage, carta per scopi informativi e promozionali) con il 27% e i consumi energetici che assorbono la rimanente quota del 3%. Basterebbe promuovere l’uso di fari a basso consumo (ne troverete molti nello speciale), una logistica efficiente e ottimizzata negli spazi per i trasporti, incentivare l’uso di trasporto pubblico (magari su rotaia) con biglietti viaggio 
inclusi al costo del biglietto, il riciclo dei materiali e l’uso di prodotti ecocompatibili (ad esempio le bottiglie in plastica biodegradabili), i bicchieri in carta o in plastica bio ecc… Ad esempio, la bottiglia che usa Heineken negli eventi maggiori (chiamata Limited Edition) è completamente ricoperta di plastica – per la personalizzazione. Un bel controsenso quando invece, essendo in vetro (oppure in alluminio, come annunciate tempo fa) sarebbe facilmente riciclabile (ho scritto all’ufficio stampa Heineken, chiedendo chiarimenti, indovinate quante risposte ho ricevuto?).

Torno sulla ISO 20121: capisco i benefici per l’ambiente,
 ma quali benefici queste certificazioni portano alle aziende 
che realizzano eventi, meramente disquisendo di business? Sicuramente possibili risparmi grazie alla riduzione dei rifiuti, riduzione dei consumi energetici, riutilizzo delle attrezzature, efficienza energetica, non secondario anche un rispetto delle aspettative degli stakeholder (finanziatori, fornitori e clienti), 
per non parlare del contributo ambientale che può ben giovare (essendo la ISO globalmente riconosciuta) al riconoscimento dell’impegno delle organizzazioni verso il tema della sostenibilità in tutto il mondo.

Pensare Verde potrebbe salvarci dal rimanere al verde.

Questo Editoriale è presente in Backstage – La rivista dello show business – Settembre 2012