tumblr_m80anrOUBl1rc05jbo1_1280Dave Rat: cinquantanni, americano, sound system designer, consulente, audio engineer, presidente e fondatore di Rat Sound Systems, Dave Rat è il responsabile del suono live dei RHCP.

Negli anni Rat ha lavorato anche per altri artisti, sempre belli tosti, tipo Pearl Jam, Rage Against The Machine, The Offspring, Blink 182, SoundGarden, ma negli ultimi tempi ha diradato l’attività di tecnico del suono dal vivo. L’incontro si svolge nel backstage di HJF, tardo pomeriggio: aria calda e rilassata, area riservata agli artisti; appare Anthony Kiedis con un paio di scarponcini imbottiti che fanno caldo solo a guardarli, prende una bicicletta e si fa un giro. La crew che assiste i RHCP è numerosa, formale: per parlare con Dave Rat si va in un luogo silenzioso, dove si può stare seduti intorno a un tavolo per fare quattro chiacchiere, indisturbati. Lo show è ancora lontano!

Dave Rat       “A 17 anni ho cominciato a frequentare concerti punk, in piccoli club. Allora lavoravo in un negozio di donut, vendevo ciambelle, e avevo comprato una hookah indiana (un narghilè, nda) da un senzatetto per 5 dollari: la tenni per un po’ di tempo, ma non sapevo proprio dove metterla per nasconderla a mio padre, per cui ho finito per scambiarla con alcuni microfoni. Così cominciai a riprendere concerti dal vivo, con un registratore a cassette: m’inserivano nella lista degli ospiti, registravo, poi facevo una copia del nastro e gliela regalavo. L’ho fatto per un po’ di tempo, ho imparato a registrare su quattro tracce: non mi piaceva tanto registrare quanto partecipare ai concerti dal vivo. Negli anni Ottanta un amico m’insegnò a costruire casse acustiche, ne ho costruite e noleggiate per le feste, a 30 dollari. Adesso ho una società di noleggio e vendita, con la quale possiamo fare fino a cinque grandi tour nelle arene nello stesso tempo, grazie alla quantità di materiale di cui disponiamo. Ho imparato a missare… ma la cosa che m’interessava di più era progettare apparecchiature: per testarle, ho imparato a missare, ho maturato l’esperienza di tecnico del suono attraverso questo percorso. Non faccio più tanti tour come sound engineer, lavoro giusto per i Red Hot Chili Peppers, anche per SoundGarden, Blink 182, brevi tour, ma il mio lavoro principale è l’azienda che ho fondato, Rat Sound Systems (sede a Camarillo, California, per fare solo un esempio sono anni che forniscono il P.A. al Coachella, nda), per la quale progetto ancora nuove attrezzatore.”
In Rat Sound Systems avete sviluppato diversi sistemi touring, tra cui il famoso Rat Trap: lo utilizzate ancora?
DR    A un certo punto dovevo decidere se diventare un produttore di sistemi o un venditore: quando siamo nati, siamo partiti come produzione/vendita, costruivamo i nostri equipaggiamenti, ma non avevamo la forza finanziaria che ci permettesse di mantenere un sistema di qualità mondiale, non potevamo farlo. Lavoro ancora per conto di EAW, sviluppo qualche progetto (i bei monitor MicroWedge, n.d.r.), quando smetto di girare in tour torno a lavorarci. È difficile fare tutto insieme! Però mi piace molto progettare, realizzare. Ci sono dei progetti che stanno per uscire, tra i SoundTools che ho progettato: nell’ultimo periodo ho lavorato principalmente su questo, tipo costruire la Ultimate Soundman’s Toolbox, prodotto unico, utile, che nasce dall’esperienza e la pratica di tanti anni nel settore, per esempio il Rat Sniffer XLR cable tester, di cui adesso abbiamo anche la versione da ¼”. Ho altri 14-15 progetti per questa serie di tool in via di produzione.
Quello che sai lo hai imparato solo attraverso le esperienze che hai potuto fare negli anni, oppure hai seguito anche una formazione più tradizionale, accademica?
DR    Principalmento ho imparato lavorando, ma ho studiato anche la teoria: prima ho cercato d’imparare ad ascoltare, poi ho studiato, per cercare di capire le cause di quello che accade.

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Dave Rat al mixer con i Blink 182

Hai avuto punti di riferimento, di suono, durante il tuo percorso?
DR    Non ho avuto riferimenti di suono, in termini musicali. Ho una cuffia di riferimento, per ascoltare il suono e confrontarlo con quello che viene fuori dal sound system. L’equipaggiamento ti mostra dei risultati, misura la correttezza di ciò che stai facendo, ma il risultato può anche suonare male! Se punti all’alta risoluzione, può darsi che il risultato faccia schifo, però suoni bene! Lo puoi verificare anche dalle specifiche degli amplificatori, che dicono quasi sempre 20 Hz-20 kHz, ∓ 0.1 dB, distorsione 0.1%, ma alla prova del suono suonano tutti diversamente. Lo stesso accade pure con gli altoparlanti, diversi speaker, medesime specifiche, che non suonano affatto nella stessa maniera. Ci dev’essere qualcosa che non va, nelle specifiche, che magari non sono troppo accurate, misurate male, oppure le nostre orecchie sentono meglio, in modo diverso. Per superare questo, dal momento che scientificamente non posso risolvere tutto ciò, adotto un punto di riferimento acustico: se sono stanco, le mie orecchie possono essere affaticate, sorde, e se un sistema di misura ti dice che un pre microfonico sta distorcendo e tu non lo vedi, perché non riesci a percepire il segnale, questo può finire per distorcere e rovinare il segnale in uscita. Alla fine io voglio ascoltare ed essere sicuro che le mie orecchie siano calibrate come le orecchie di tutti gli altri. Per cui ascolto in cuffia, poi ascolto il sistema, equalizzo perché suonino simili… e se sono stanco, suonerà opaco in cuffia e sul sistema. Adotto un sistema comparativo, piuttosto che un unico riferimento distinto.
Che cuffia utilizzi per le tue verifiche?
DR     Attualmente uso Denon AH-D2000, ma ci sono diverse cuffie che posso utilizzare, come Shure SRH440 o Sony MDR-7506, però ho scoperto che queste ultime due non hanno abbastanza basse, non sono troppo accurate sotto i 100 Hz, mentre le AH-D2000 o le AH-D5000 sono meglio. In ogni caso le Shure sono quelle più facilmente utilizzabili: se riesci a missare il suono sul sistema come lo missi su queste cuffie puoi essere sicuro del risultato.
Non usi mai sistemi IEM?
DR    Sì, lo faccio, però trovo difficile comparare il suono di un sistema In Ear a quello di un sound system, è completamente diverso, non conta quanto l’IEM sia accurato. Il padiglione di una cuffia consente un ascolto migliore, con l’In Ear si riduce il percorso nel canale uditivo, troppo breve. Con le cuffie, oppure con un monitor presente in postazione, puoi fare confronti col sistema. In una situazione come questa allo HJF io metto la stessa musica nel sistema e in cuffia, poi equalizzo il sistema al suono che ho in cuffia. Ho i miei equalizzatori: BSS FCS-960, Meyer Sound CP-10, prendo il parametrico CP-10 ed equalizzo le frequenze primarie che ritengo fondamentali, poi passo al grafico BSS e muovo due slider alla volta, sto attento ai picchi, bypasso e trasferisco tutto sul CP-10 e se funziona rifinisco sul CP-10. Durante lo show, posso ritoccare qualcosa, perché possono cambiare alcuni elementi, a causa della temperatura, dell’umidità, ci sono tanti fattori che possono determinare cambiamenti nel suono, per cui l’equalizzazione del sistema è costantemente in movimento. Utilizzo anche un analizzatore dbx RTA-1, più un sistema Smaart, con due diverse modalità di visualizzazione (con microfoni differenti, in diverse posizioni), così posso accorgermi meglio se qualcosa non va, anche se certi risultati possono essere influenzati da riflessioni del suono sulla tenda della postazione F.O.H. Posso fare diverse comparazioni, tra un riferimento visivo (sull’analizzatore), tramite cuffia, ascoltando il sistema, verificando su Smaart. Se mi perdo, posso mettere un CD durante lo show, per ascoltarlo in cuffia e verificare che il sistema suoni simile. Un riferimento sono anche le regolazioni, le posizioni dei controlli sul mixer. Se qualcosa non va, attraverso tutti questi elementi di valutazione di solito riesco a venirne a capo.
Quando hai cominciato a collaborare coi RHCP?
DR    Nel 1990, alle Hawaii: l’altro tecnico del suono era un mio amico da tanti anni, la band stava per licenziarlo a causa di suoi gravi problemi personali ed io accettai di rimpiazzarlo. Mentre lavoravamo ancora insieme, il mio amico sfortunatamente venne ucciso (questioni di droga) e da quel momento sono rimasto con la band, occupandomi di sound engineering, poi di fornitura del sound system durante i loro tour nel Nord America.

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La matrioska di Dave Rat, parte della collezione di matrioske dei Red Hot Chili Peppers

Sono più di 20 anni che lavori con i RHCP: secondo te, a parte i cambi di chitarrista e il repertorio che si è modificato, che cosa è cambiato nel suono generale in due decenni?
DR    Si sono evoluti moltissimo: la struttura dei brani è diventata più complessa, lo stile vocale di Anthony Kiedis si è evoluto negli anni, dal rap è passato al canto ed è diventato molto bravo a cantare, sono state aggiunte armonie vocali, dal puro funk si è passati agli ultimi dischi più melodici, ora sono ritornati un pochino alle radici. Ogni album in realtà ha il suo carattere sonoro, a seconda dell’evoluzione musicale del gruppo: io cerco di seguire tutto ciò con il missaggio.
Quando lavori con la band in giro per il mondo, in Europa, partecipando a festival in diversi Paesi, troverai sicuramente sistemi, materiali diversi. Come ti trovi in queste situazioni che cambiano di continuo e qual’è il tuo sistema preferito (se ce n’è uno)?
DR    Preferisco missare su sistemi L-Acoustics K1, se ci è consentito portare il nostro equipaggiamento porto K1. Dico questo perché c’è disponibilità di materiali più o meno in tutto il mondo, suona esattamente nella stessa maniera indipendentemente dal Paese in cui ci si trova, gran qualità, grande potenza, volume. Mi trovo piuttosto bene anche con sistemi d&b, con JBL VerTec, Clair Brothers, qualche altro, Adamson, Meyer Sound, ci sono punti favorevoli e punti sfavorevoli.
Lavori bene con questi sistemi indipendentemente dalla band?
DR    Direi di sì: se so come si comporta il sistema, posso lavorarci senza differenze fra gruppo e gruppo. Devo dire che cerco di lavorare con gruppi vagamente simili, band rock di tre o quattro elementi.
Riguardo la scelta del mixer, quali preferenze?
DR    Preferisco missare su Midas Heritage 3000 o XL4, tutti e due hanno vantaggi. Ho missato su consolle digitali, ma non le apprezzo tanto quanto quelle analogiche. Non è un problema di qualità del suono: a me piace avere tutto sott’occhio all’istante, voglio essere in grado di vedere tutti i miei compressori e cosa stanno facendo in un’area, i gate in un’altra, è importante il meter sui canali. Per i miei gusti ci sono troppe cose nascoste sui banchi digitali! È come guidare una macchina: voglio vedere tutto, bene, da tutte le parti, senza ostacoli, non devo stare a schiacciare troppi tasti per tenere sotto controllo le funzioni della vettura. Il contrario sarebbe fastidioso, pericoloso.
Quando ti trovi nella classica situazione “festival”, chiedi delle modifiche al P.A. manager sul sistema? Cambi di configurazione, ecc.?
DR    La prima cosa che faccio è rimuovere tutta l’equalizzazione del sistema per prenderne il controllo totale. Ho la mia equalizzazione, per cui voglio vedere con chiarezza anche questo: non voglio trovarmi davanti a qualcosa di nascosto, tipo un taglio su 2.5 K, voglio avere tutto sotto le dita. Tendo a controllare molto di più di altri i subwoofer: per lo show dei RHCP a Milano abbiamo sub a terra e sospesi e li voglio tutti separati, su differenti mandate. La soluzione migliore per me è avere una mandata separata per i sub di sinistra, una mandata stereo (al posto di una mono), una di destra, una per i sospesi di sinistra, una per quelli di destra, controllo esteso, totale.

I SoundGarden si sono riformati di recente: attualmente stai lavorando con loro?
DR    Sì, mentre i RHCP erano fermi ero con loro, poi durante un’altra pausa misserò nuovamente i SoundGarden, a Hyde Park (Londra, 13 luglio).

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La regia dei Soundgarden nel tour 2012. Non è inusuale che la postazione di Dave Rat abbia questa conformazione: spazio libero frontalmente, rack con EQ, compressori, effetti a destra, prima del banco di missaggio che rimane quasi arretrato. Ci spiega Rat che così si libera di tutte le possibili riflessioni audio provenienti dal banco. Notare gli EQ grafici BSS, utilizzati per scovare i tagli necessari, che poi verranno bypassati e copiati in alcuni CP10 Meyer Sound, equalizzatori parametrici a 5 bande con filtri ellittici.

Come curi la voce di Chris Cornell?
DR    La sfida più grande con Chris è stata la scelta del microfono che interagisse bene col suo stile: lui canta molto vicino, poi si allontana, lavora molto sui cambi di volume, ogni microfono risponde in maniera diversa, inoltre la band sul palco ha un livello piuttosto alto. Di conseguenza con lui ho provato diversi microfoni prima d’arrivare a quello definitivo, Sennheiser e935. Chris non canta fortissimo, non tratto particolarmente la sua voce, solo un po’ di compressione. L’unica cosa particolare coi SoundGarden è che ogni canzone ha un tap delay in tempo reale sulla voce di Chris, in sottofondo, a un certo livello; anche lui l’ascolta nel monitoraggio e ovviamente è presente nel sistema principale, a un certo livello. Kiedis al contrario sta sempre vicino al microfono, per cui l’Audix OM7 è perfetto, facile da utilizzare, non provoca feedback; uso il distressor sul suo canale, tutte le sue voci finiscono in un paio di compressori (BSS DPR-404) nei subgruppi, con l’aggiunta di un pelo di distorsione armonica. Non uso molti effetti, non processo molto la sua voce: in generale per i RHCP uso solo due effetti, un riverbero (PCM60) e un Eventide H3500 Ultra Harmonizer. Il riverbero fa tutta la batteria, qualcosa sulla voce di Josh e sulle percussioni. Niente riverbero sulla voce solista di Anthony, sulla quale uso l’Eventide, un pizzico di flanger reverb sulle canzoni più lente, delay su alcuni pezzi, chorus leggero, ma la maggior parte della voce di Anthony è pulita.

IMG00189-20110718-1632Quando sei in tour cerchi di proporre e organizzare dei seminari ad ogni tappa: raccontaci il contenuto di questi seminari.
DR    Durante ogni tour cerco di fare qualcosa di diverso, di unico. In passato ho imparato a costruire siti web, un’altra volta ho fatto una sorta di scommessa su quanti pesci riuscivo a prendere (Dave Rat è un pescatore appassionato, nda). Questa volta mi è venuto in mente di organizzare dei seminari, per raccontare l’esperienza e la conoscenza che ho maturato. Così ho proposto quest’iniziativa sul sito: ho avuto centinaia di risposte, da tutto il mondo. Pensavo di fare un paio d’ore, poi sono diventate tre, poi quasi quattro. Ho un paio di presentazioni in PowerPoint, ma gli incontri hanno contenuti decisamente in evoluzione, non ce ne sono due perfettamente uguali. Chiedo agli intervenuti cosa fanno, cosa conoscono, cosa vogliono sapere, racconto qual è il proposito nell’industria musicale, che per me è quello di creare eventi memorabili, che la gente non dimenticherà, quindi come queste memorie possono essere create, come si può mettere una band nella giusta disposizione mentale per creare l’impatto più potente possibile, com’è possibile presentare questo al pubblico nella maniera migliore. Poi passo a questioni tecniche, per esempio come microfonare un palco, polarità dei microfoni, come missare, come realizzare un buon sound check, le differenti possibilità di posizionamento in un campo stereofonico, setup dei sub, configurazione di un sistema audio. Tutto quello che faccio serve a dare la possibilità a chi mi ascolta di fare le stesse cose, di sperimentare, di provare; non fornisco la soluzione assoluta, ma propongo delle possibilità, in modo che la gente poi possa provare se funziona per suo conto.
Secondo te quale sarà il futuro del sound reinforcement?
DR    Penso che i sistemi diventeranno più piccoli, potenti e suoneranno sempre meglio. Spero che la direzione sia quella di più sorgenti sonore, multisource. In natura, i suoni provengono da tutte le parti, in 3D. Ma per ottenere suoni riprodotti in grandi spazi ci sono grandi problemi di allineamento, di ritardo, è quasi impossibile. Se aumenti le sorgenti di suono, ti apri alla possibilità di riprodurre più accuratamente una varietà di ambienti acustici, ma dovresti avere un’intera serie di P.A. sospesi. In fondo noi già vediamo luci che si muovono, schermi che si muovono, e invece i sistemi audio sono sempre lì, fermi nello stesso posto! Mi piacerebbe che ci fossero altoparlanti dappertutto, anche in movimento.

Qualche ora dopo la nostra conversazione, inizia il concerto dei Red Hot Chili Peppers: suono perfetto dalla prima nota all’ultima, senza sbavature. Excellent job!

Di Stefano Bonagura