Il grande sipario (Kabuki-Peroni) usato nel tour di Tiziano Ferro nel 2009. Tramite un sistema automatizzato di recupero, i tessuti vengono recuoerati (come aspirati) in pochi secondi in due contenitori posti sul tetto della struttura.

 

di Domenico Nicolamarino

ABC dell’incendio

La lettura delle normative evidenzia la necessità di una specifica terminologia, che individua anche le informazioni tecniche e scientifiche rapportate all’applicazione delle normative.

Il Decreto del Ministero dell’Interno emesso il 30 novembre 1983 presenta i termini e le definizioni generali di prevenzione incendi. Lo stesso decreto ministeriale riporta i principali simboli grafici che ci indicano i distanziamenti, i sistemi di vie d’uscita, gli impianti fissi di estinzione, estintori, attacco autopompa e altri simboli di segnalazione, e non ultimo la reazione dei materiali tessili e altri manufatti composti da polimeri. 

L’obiettivo del decreto è stato unificare i diversi termini in uso presenti nei decreti in un unico “vocabolario” dell’antincendio. L’altra norma che unifica i diversi termini è UNI EN ISO 13943. L’importanza di avere unificato i diversi termini utili alla lettura delle norme e alla progettazione antincendio è rilevante anche per la migliore applicazione delle regole costruttive.

Nelle progettazioni è necessario verificare i valori di reazione e resistenza dei materiali.

La “Reazione al fuoco” dei materiali varia e sono classificati in: classe 0 per i materiali non combustibili e le altre classi 1, 2, 3, 4, 5 che si distinguono per la diversa partecipazione al fuoco. Le classi 1 e 2 sono più sicure perché impiegano più tempo ad una effettiva accensione, non emanano gas e fumi nocivi e fastidiosi alla vista e alla respirazione e sono autoestinguenti. Invece le classi superiori partecipano alla dinamica dell’incendio. Le prove si tendono alla verifiche delle  caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche dei tessuti che entrano in combustione.

La “Resistenza al fuoco” è il grado di conservazione dei valori fisici e meccanici dei materiali sottoposti al fuoco. Questo significa che il materiale in analisi può essere impiegato per le qualità REI: stabilità, tenuta e isolamento termico rapportati al valore tempo.

 Il carico d’Incendio

Gli elementi principali di un incendio sono la somma del combustibile e del comburente che insieme producono il calore. I tempi di un incendio sono: ignizione, propagazione, apice del flash-over, incendio generalizzato e infine estinzione naturale o intervento dei soccorsi. La temperatura di accensione è la prima fase dell’innesco in cui inizia a bruciare in modo continuo senza altro calore esterno. Le temperature di accensione variano dal tipo di materiale, ad esempio la carta a 230°-450°, la gomma sintetica a 300°, il legno a 220°-250°. L’altro valore da considerare è il potere calorifico della combustione dei materiali che si differenziano tra i diversi prodotti e sono quantificabili con l’unità di massa (kg) per gli incendi di solidi e di liquidi, invece l’unità di volume (m³) nel caso di gas. Come riferimento di base per il calcolo del carico d’incendio è da considerare il potere calorifico del legno: 4400 kcal/kg.

 

Tabella Potere calorifico materiali solidi – espressi in peso

Denominazione kcal/kg   Denominazione kcal/kg
Cotone 4046,00 PVC cloruro di polivinile 4046,00
Legno abete 4046,00 Materiale sintetico a fogli 4046,00
Legno di betulla 4522,00 Materiale sintetico a piastre 4046,00
Legno esotico 4046,00 Materiale sintetico a schiuma 4046,00
Legno ordinario 4046,00 Policarbonati 7140,00
Pannelli in trucioli 4046,00 Polietilene 9996,00
Legno standard 4379,20 Polimetacrilato di metile 6188,00
Legno quercia 4046,00 Poliuretano 6188,00
Lino 4046,00 Seta viscosa 4046,00
Linoleum 4998,00 Seta naturale 4998,00

Reazione al fuoco

I primi passi dell’ignifugazione risalgono al 1821 ad opera di Gay Lussac che applicò su stoffe di lino e canapa i sali di ammonio e borace in modo da ritardare il fuoco. L’altro tassello storico è ad opera di Perkins nel 1908 che intingeva le stoffe con il stannato sodico e il solfato di ammonio. Queste piccole citazioni ci fanno capire la necessità di ricercare; nella storia degli incendi quello che ha scaturito l’applicazione di accorgimenti per ritardare l’accensione delle stoffe è stato, in modo particolare, l’incendio di Boston nel 1942. Dopo questo evento in America si inizia a legiferare in questo ambito e le stesse industrie e laboratori chimici mettono a punto nuovi prodotti ritardanti per ignifugare stoffe e altri materiali.

Gli interventi di prevenzione, con l’osservanza delle normative per la reazione al fuoco, presentano tre principali proprietà che si distinguono per il periodo di ritardo nella dinamica dell’incendio, la riduzione di propagazione e del contributo termico (energia rilasciata). L’utilizzo di materiali omologati per le classi 1 e 2 contribuisce ai processi di autoestinzione nella prima fase dell’incendio e in particolare prima del “flash-over”. L’altra caratteristica importante, soprattutto per i materiali da appendere a soffitto o pareti, è l’effetto del gocciolamento che è sinonimo di perdita di gocce o frammenti incendiati che creano la propagazione. Inoltre l’utilizzo dei materiali omologati riduce la produzione del fumo e del gas che creano fastidi alla respirazione e alla vista, con semplicità non danno fastidio alle persone nel momento dell’evacuazione.

Pavarotti and Friends, soffitto in tulle.

Le architetture d’interni e gli allestimenti in generale presentano una grossa quantità di finiture e quindi tappezzerie, arredi, tendaggi e pavimenti che presentano un elevato carico di incendio. A tale scopo è importante impiegare questi prodotti che diventano anche schermi di protezione. Queste barriere antincendio sono indispensabili per le proprietà di resistenza termica. In breve la “resistenza REI” salvaguarda la staticità della struttura, invece la “reazione 0 – 1 – 2” riduce la propagazione dell’incendio allungando i tempi e i processi fisico-chimici.

I Decreti Ministeriali del 30/11/1983 e del 26/6/1984 determinano la classificazione delle classi di reazione al fuoco del materiale combustibile e il suo grado di partecipazione al fuoco. Le classi variano da 0, 1, 2, 3, 4, 5. 

Il Centro Studi ed esperienze del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco o dai laboratori autorizzati dal DM 26 marzo 1985 esaminano i diversi materiali e certificano la classe. I cataloghi dei vari prodotti riportano per ogni prodotto il tipo di classificazione per la reazione. Inoltre il produttore completa la documentazione rilasciando il certificato di omologazione dove sono riportate le diverse informazioni tecniche e i riferimenti di legge. I Decreti Ministeriali del 26/6/84 e del 3/9/2001 all’articolo 2 definiscono il produttore fabbricante del materiale, nonché ogni persona che, apponendo il proprio nome, marchio o segno distintivo sul materiale, si presenti come produttore dello stesso. Si considera altresì produttore chi importa e/o commercializza un materiale d’importazione. L’importatore è parimenti ritenuto produttore, se avente sede legale nell’Unione Europea (SEE). Il produttore deve apporre il marchio di conformità alle norme e deve essere una indicazione permanente ed indelebile. Le informazioni sono il nome o un altro segno distintivo del produttore, l’anno di produzione, la classe di reazione, e gli estremi dell’omologazione. La dichiarazione di conformità del produttore attesta, con responsabilità civile e penale, che il materiale corrisponde al prototipo che viene conservato presso il C.S.E. e i centri autorizzati per almeno 5 anni. Il D.M. del 5/9/1991 – commercializzazione ed impiego in Italia dei materiali destinati all’edilizia legalmente riconosciuti in uno dei paesi CEE sulla base delle norme di reazione al fuoco – richiede una ulteriore verifica di conformità. L’importatore presenta l’istanza diretta al Ministro dell’Interno – Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendio –   allegando alla stessa la documentazione del materiale e dei relativi certificati di prova rilasciati dai laboratori conosciuti della competente autorità dello Stato membro.

La tossicità della combustione

L’incendio è una combustione di determinate quantità di materiali combustibili con forte sviluppo di energia termica (calore) e luminosa (fiamma) e prodotti di combustione come il fumo, gas e vapori. 

L’elevata temperatura prodotta dal fuoco rende difficile e pericolosa la fuga, la respirazione (soffocamento, intossicazione), la visibilità (causa fumo lacrimano gli occhi), l’apertura delle porte, il contatto con oggetti e superfici.

 

Sostanza Composti tossici derivanti da combustione Prodotti maggiormente tossici
PVC CO – CO2HCI (acido cloridrico)Benzene – Toluene HCI CO Monossido
Poliammidi CO – CO2HCN (acido cianidrico) HCN – CO
Poliesteri CO – CO2HCN (acido cianidrico)HCI per i materiali clorurati HCN – CO
Resine fenoliche CO – CO2Fenolo e derivati CO – Fenoli
Poliacrilici CO – CO2CO (Metacrilato di metile) CO 
Polistirene CO – CO2Toluene – Stirene – BenzeneCO (idrocarburi aromatici) CO
Legno e derivati CO – CO2 CO
Lana CO – CO2HCN (acido cianidrico) CO HCN

D.M. 26 giugno 1984

L’art 1 – Specifica che lo scopo è di stabilire norme, criteri e procedure per la classificazione di reazione al fuoco e l’omologazione di materiali ai fini della prevenzione incendi con esclusione dei rischi derivanti dai fumi emessi, in caso d’incendio, dai suddetti materiali.

I metodi di prova per la classificazione della classe di reazione al fuoco:

-ISO/DIS 1182.2 Materiali da costruzione – Prova di non combustibilità;

-CSE RF 1/75/A Reazione al fuoco dei materiali sospesi e suscettibili di essere investiti da una piccola fiamma su entrambe le facce;

-CSE RF 2/75/A Reazione al fuoco dei materiali che possono essere investiti da una piccola fiamma su una sola faccia;   

-CSE RF 3/77 Reazione al fuoco  dei materiali sottoposti all’azione di una fiamma d’innesco in presenza di calore radiante;

-CSE RF 4/83 Reazione al fuoco dei mobili imbottiti sottoposti all’azione di una piccola fiamma.

Il Decreto Ministeriale del 3 settembre 2001 riporta le modifiche e le integrazioni al decreto del 26/6/84 concernente la classificazione dei reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.

L’articolo 1 indica i nuovi metodi di prova: 

-UNI-ISO 1182 in luogo della ISO-DIS 1182-2 – Prova di non combustibilità;

-UNI 8456 – Materiali combustibili suscettibili di essere investiti dalla fiamma su entrambe le facce. Reazione al fuoco mediante applicazione di un piccola fiamma in luogo di CSE RF 1/75/A. Questa prova è indispensabile per i materiali impiegati in scenografia, sipari teatrali, tendaggi, drappeggi, per le tensostrutture e arredi;

-UNI 8457 e UNI 8457/A1 – Materiali combustibili suscettibili di essere investiti dalla fiamma su entrambe le facce. Reazione al fuoco mediante applicazione di un piccola fiamma in luogo di CSE RF 2/75/A;

-UNI 9174 e UNI 9174/A1- Reazione al fuoco dei materiali sottoposti all’azione di una fiamma d’innesco in presenza di calore radiante in luogo di CSE RF 3/77;

-UNI 9175 – Reazione al fuoco di monili imbottiti sottoposti all’azione di una piccola fiamma e UNI 9175/FA1 in luogo di CSE RF 4/83. La prova consiste nel sottoporre il manufatto all’azione della piccola fiamma. Quando il prototipo si incendia dopo i 20” si certifica 3 IM, dopo gli 80” si classifica 2 IM e dopo i 140” si certifica 1 IM.

La circolare del Ministero dell’interno n. 13 del 16/10/2002 indica che riguardo alla omologazione dei divani-letto e poltrone-letto bisogna attenersi alle specifiche descritte per i mobili imbottiti.

Le altre norme da evidenziare sono la UNI EN ISO 6940 – Tessili. Comportamento al fuoco. Determinazione dell’infiammabilità di provette orientate verticalmente. 

La norma UNI EN ISO 6941 -Tessili. Comportamento al fuoco. Misurazione delle proprietà di propagazione della fiamma di provette orientate verticalmente. La norma UNI EN 1101 e UNI EN 1102 – Tessili e prodotto tessili. Comportamento al fuoco – Tende  e tendaggi. Procedimento dettagliato per determinare l’infiammabilità di provette verticali.

Il Decreto Ministeriale del 3 settembre 2001- Modifiche ed integrazioni al decreto del 26/6/1984 concernente classificazione di reazioni al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi – l’art. 3 – Norme transitorie – comma 2: “Le omologazioni rilasciate prima dell’entrata in vigore del presente decreto per i materiali sottoposti ai fini dell’accertamento delle caratteristiche di reazione al fuoco, al solo metodo di preparazione B ovvero ai metodi di preparazione C e D con soluzioni diverse da quella detergente con detersivo di tipo normale per lavatrice in 2% al peso, decadono automaticamente, ai soli fini della produzione, con l’entrata in vigore del presente decreto. Per permettere lo smaltimento delle scorte, gli atti di omologazione già rilasciati possono essere rinnovati, ai soli fini della commercializzazione, per una sola volta e comunque per un periodo di tempo non superiore a 5 anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.” Questa modifica è entrata in vigore dal 18/10/2006 e da questa data non sono più valide  le omologazioni dei tessuti ignifughi con “metodo manutenzione B –  che prevede il lavaggio a secco”. Questi tessuti si potranno impiegare con i certificati di omologazione della validità di 6 mesi come indicato dall’articolo 10 del D.M. 26 giugno 1984.

La classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi senza manutenzione, come previsto al punto 2.3.3 dell’allegato DM 19 agosto 1996 – Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione  ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo.

Le omologazioni dei tessuti ignifughi “metodo manutenzione A” consente il lavaggio con acqua e nel contempo è considerata una ignifugazione permanente e rinnovabili ogni 5 anni a partire dalla data del rilascio (Norma Europea EN 13501-1. Questa comprende l’applicazione verticale per limitare le zone sceniche: quinte, fondali cielini, principali e altri elementi scenici.

Le principali tipologie di tessuti sono: tulle, velluti, panni, oscuranti, sete, rasi, voile, veline, damaschi, moirè, e altri materiali scenici compreso gli schermi e tulle sintetico.

Codice alfanumerico

Dopo le verifiche da parte del centro certificatore viene attribuito il codice alfanumerico di identificazione di un prodotto omologato con estensione ai fini della reazione al fuoco.

 

                                                    Codice alfanumerico

 MI 777 B41  CD 1 807 E 07

 Legenda:

 MI     Sigla della provincia della sede legale del produttore.

 777    Codice del costruttore assegnato dal Ministero.   

 B41   Impiego vedi allegato A.2.1 del D.M. Interno 26/6/1984.

  CD   Metodi di manutenzione

   1      Classe di reazione al fuoco

 807  Numero di omologazione ottenuta dalla ditta

   E      Estensione

  07     Numero estensione della ditta

La circolare del Ministero dell’Interno n. 17 del 16/4/1987 – Reazione al fuoco, omologazioni ed estensioni delle omologazioni per i materiali omogenei prodotti in spessori e colori variabili. Da questa circolare risulta che i materiali omogenei prodotti in gamma di diversi colori e spessori non influenza sull’andamento delle prove dell’attribuzione della classe di reazione. Il colore e lo spessore dei materiali sottoposti alle prove di laboratorio non sono influenti sui risultati di laboratorio.

 

Tabella parametri di omologazione: Stoffe

NAZIONE IMPIEGO NORMA OMOLOGAZIONE
GERMANIA DRAPPEGGI TAPPEZZERIEPOLTRONE DIN41102 TEIL ORDIN54336/66082DIN4102 TEIL 2DIN54342TEIL 1-2 CLASSE B1CLASSE VbCLASSE B1

TEST SIGARETTA

REGNO UNITO DRAPPEGGI TAPPEZZERIE POLTRONE BS5438 TEST 2-3BS5867BS 476 PART 7BS 476 PART 6BS5852 PART 1 TIPO B – C  CLASSE 1CLASSE 0

TEST SIGARETTA

SPAGNA DRAPPEGGI TAPPEZZERIA UNE 23721-722-723-724UNE 23725-727 CLASSE M1CLASSE M1
FRANCIA DRAPPEGGITAPPEZZERIEPOLTRONE NFP93501-503-504-505 NFP 92507 CLASSE M1CLASSE M1CLASSE 1 IM
BELGIO DRAPPEGGI TAPPEZZERIE NFP 92503-504-505-507NFP 92501-504-NBNBS 476 PART 7S 21203 CLASSE M1 CLASSE A1
ITALIA DRAPPEGGITAPPEZZERIEPOLTRONE CSE RF 1/75 O CSE RF2/75 E CSE RF 3/77CSE ED 4/83 CLASSE 1 CLASSE 1 IM

Decreto 15 marzo 2005

Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europea.

In questa normativa sono allegate le seguenti tabelle che presentano l’equiparazione delle classi di omologazioni italiane a quelle europee. Le tabelle si distinguono nelle tre tipologie principali di applicazione.

 

Impiego a pavimento

  Classe italiana Classe europea
I Classe 1 (A2FL-s1), (A2FL-s2), (BFL-s1), (BFL-s2)
II  Classe 2 (CFL-S1), (CFL-S2)
III Classe 3 (DFL-s1), (DFL-s2)

 

Impiego a Parete

  Classe italiana Classe europea
I Classe 1 (A2-s1,d0), (A2-s2.d0), (A2-s3,d0), (A2-s1,d1), (A2s2,d1),(A2-s3,d1), (B-s1,d0), (B-s2,d0), (B-s1,d1), (B-s2,d1)
II  Classe 2 (A2-s1,d2), (A2-s2.d2), (A2-s3,d2), (B-s1,d0), (B-s3,d1),(B-s1,d2), (B-s2,d2), (B-s3,d2), (C-s1,d0), (C-s1,d1)
III Classe 3 (C-s3,d0), (C-s3.d1), (C-s1,d2), (C-s2,d2), (C-s3,d2),(D-s2,d0), (D-s1,d1), (D-s2,d1)

 Impiego a soffitto

  Classe italiana Classe europea
I Classe 1 (A2-s1,d0), (A2-s2.d0), (A2-s3,d0), (A2-s1,d1), (A2s2,d1),(A2-s3,d1), (B-s1,d0), (B-s2,d0)
II  Classe 2 (B-s3,d0), (B-s1,d1), (B-s2,d1), (B-s3,d1), (C-s1,d0), (C-s2,d1)
III Classe 3 (C-s3,d0), (C-s1.d1), (C-s2,d1), (C-s3,d1), (D-s1,d0),(D-s2,d0)