di Gilberto Martinelli

Un volantino di qualche anno fa diceva: “Vuoi un lavoro sicuro, redditizio, che ti fa viaggiare in tutto il mondo e che ti fa divertire? Diventa tecnico del suono”. Era la pubblicità di un corso di formazione, ma perché ingannare i giovani? Ecco la realtà della formazione e del lavoro da fonico in Italia.

Spesso il lavoro è disagevole e non proprio una vacanza

In un tempo come questo, dove la crisi economica mette a repentaglio l’occupazione, si dovrebbe far ricorso a quei residui di speranza rivolti verso nuove professioni, migrazioni e finanche specializzazioni; o comunque ritenute tali. A questo proposito ci si aspetta dagli enti governativi una certa informazione sulle prospettive future del lavoro, magari servendosi di speciali osservatori, sindacati, monitoraggi aziendali e istituti di previdenza. Inutile dire che le istituzioni continuano a studiare ammortizzatori sociali piuttosto che nuove risorse da far nascere dalla ricerca e sviluppo di ogni settore, soprattutto quello tecnologico.

Allora come dire… non è proprio il momento di star ad ingannare ed illudere centinaia di giovani con corsi e scuole di ogni genere con la promessa di un lavoro sicuro, redditizio e soddisfacente. Venduto come l’Elisir dei giorni nostri.

Ma chi è l’alchimista Dulcamara in questo caso?

È la risposta che cerchiamo di dare con questa lunga e complessa inchiesta che ha richiesto mesi di studi, di acquisizione dati e di assolute scoperte. Sono stati consultati enti, aziende e persone che non citiamo per evitare di stilare una priorità di interpellanza.

Vogliamo affrontare il problema della formazione, ma specificatamente quella dei tecnici del suono in una realtà nascosta, barbara e finanche incontrollata.

Partiamo da una prima considerazione di genere.

Chi è il Tecnico del suono

È una figura inesistente tra i quadri normativi nazionali. Non esiste ad esempio un codice di categoria nei registri delle imprese e delle ditte individuali. Non esiste una normativa che regoli la professione ma, soprattutto non esiste una certificazione per l’abilitazione al lavoro, quanto mai un albo. Una figura professionale che non esiste. Un esempio su tutti, per l’assunzione dei tecnici del suono nei quadri della RAI, come televisione nazionale Italiana, è richiesto il diploma di tecnico industriale ed il contratto applicabile è quello di metalmeccanico. Ma andiamo per ordine.

Che applicazioni hanno i Tecnici del suono in Italia

Gli sbocchi professionali per un tecnico del suono si rivolgono a numerose applicazioni e possiamo riassumerli in:

Tabella 1: Distribuzione lavorativa dei tecnici del suono

La Tabella 1 riassume i settori di impiego dei tecnici del suono censiti in Italia secondo la loro occupazione e di conseguenza la loro specializzazione. Il censimento può dirsi affidabile ma non definitivo in quanto esistono delle realtà professionali oscure, nascoste tra le pieghe della precarietà e che vedono centinaia di persone dichiararsi “tecnici del suono” che non figurano in nessun ente contributivo. La tabella di seguito evidenzia come questo settore sia decisamente incontrollato, per molti occasionale e si potrebbe addirittura dire precario. Un indotto esiguo che non merita le dovute attenzioni di chi si occupa di lavoro su grandi numeri. Per giunta si è inseriti nella generica voce di “tecnici per lo spettacolo” che risulta essere un indotto rilevante nella sola regione del Lazio, la seconda industria dopo l’edilizia. Ma andiamo nuovamente ai numeri secondo un censimento statistico effettuato tra Gennaio e Maggio 2009:

 

 

 

 

Ma questa tabella va necessariamente interpretata. Per tecnici a tempo indeterminato si intendono quei fonici che operano all’interno di aziende con un rapporto stabilito in base al contratto collettivo nazionale di lavoro che purtroppo esiste solo per la cinematografia elencando voci specifiche per i tecnici del suono. La televisione ne possiede uno più generico. Molti sono invece gli autonomi. Possono sembrare cifre irreali e relativamente basse, eppure se sommate alla realtà delle cose, ossia al numero dei fonici che occupano posti di lavoro in via occasionale, ma con un’insufficienza di reddito, c’è da rimanere agghiacciati.

Facciamo un esempio: un campo coltivabile può produrre un massimo di 1000 mele. La domanda è attualmente di 1300 mele, si chiede così un comodato d’uso dei campi vicini per produrre altre 300 mele. A questo punto i proprietari terrieri vicini capiscono che conviene affittare il campo piuttosto che produrle con competenza e su campi dedicati ad un costo maggiore. Le 300 mele coltivate in più, quindi, sono prodotte in terreno non idoneo. Quel coltivatore occasionale avverte la convenienza della speculazione e continua a far coltivare mele anche quando la domanda scende. Se ne trae che una produzione di 1300 mele a regime è sovradimensionata alla domanda, seppur fluttuante tra 1000 e 1300 mele.

Questa favoletta, tradotta in presenze occasionali sul lavoro notifica un esubero di almeno un 30% di tecnici del suono rispetto alla richiesta di mercato. Grave per un lavoro a tempo determinato. Soprattutto per una richiesta che si è verificata una sola volta nella storia di questa professione.

Da dove nasce l’esubero

Questa favola dovrebbe aiutarci a capire come, il tecnico del suono, negli ultimi anni, sia vittima di una crescente divaricazione tra domanda e offerta. Esistono decine di motivi per essere precipitati in questa infausta situazione. Analizziamone le due più importanti:

1 – Ci sono state due svolte decisive al principio di questa necessità di fonici. L’avvento, nei primi anni ’90, della fiction televisiva e l’arrivo in Italia dei canali satellitari. La televisione Italiana decise, tra i suoi doveri costituzionali di educare, informare e intrattenere, di usare la narrazione per immagini raccontando storie, tante storie. Nacque lentamente una produzione di fiction televisive dapprima della lunghezza dei convenzionali lungometraggi, subito poi divisa in lunghe serialità. Nel frattempo iniziarono ad arrivare in Italia le televisioni satellitari con un’esigenza primaria, quella di riempire i palinsesti.

2 – Questa seconda motivazione è subordinata alla prima. La formazione di Tecnici del suono era insufficiente al crescere delle richieste e quindi necessitava la formazione, che forte di assicurare un posto di lavoro, non aveva difficoltà ad istituire corsi in seno alle aziende.

Fino ad allora i Tecnici del suono attestati potevano essere formati solamente in due scuole, l’Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione “Roberto Rossellini” di Roma e il Centro Sperimentale di Cinematografia, oggi Scuola Nazionale di Cinema. Solamente queste due entità.

Chi e come ne ha usufruito

Il meccanismo d’emergenza scattò alla fine degli anni ’90 facendo nascere scuole, corsi e taumaturghi in forma esponenziale superando di gran lunga le richieste del mercato. Ad oggi le scuole e i corsi censiti per redigere questo articolo sono 170! Avete capito bene 170! Sparse su tutto il territorio nazionale. Passiamole ai raggi X.

La maggior parte di essi vengono finanziati dalle Regioni sotto forma di corsi comunitari , ossia foraggiati dalla comunità europea per la formazione al lavoro. Molti nascono in seno ad aziende e molti altri da iniziative private. Questi ultimi richiedono una quota di partecipazione che oscilla tra 1200 Euro fino ai 14000 Euro. Avete capito ancora una volta bene, quattordicimila Euro! Chi ha voluto cavalcare quest’onda lo motiva con la stessa propaganda che ostenta sui volantini. “Per un lavoro sicuro, redditizio, potrai viaggiare e potrai fare un lavoro creativo” questo proclamava un volantino che proponeva un corso in Campania ad esempio.

Niente di tutto questo.

I fonici, a parte i tecnici in forza a grandi aziende e a tempo indeterminato, che non sono tanti, sono dei precari. Nelle loro retribuzioni vengono inglobati tutti gli oneri fiscali, di fine rapporto e previdenziali per non aver poi nulla a che pretendere dal datore di lavoro. Non esistono ferie, non esistono liquidazioni, non esistono infortuni o malattie fuori dal periodo contrattuale.

Il lavoro non è affatto sicuro, oggi il rapporto tra domanda e offerta, come abbiamo visto, è di 1:3 e si è facilitati all’inserimento solamente facendo leva su una minore retribuzione. Un fattore importante per spregiudicati “produttori” che prima del buon risultato valutano il potere di spesa.

Non si viaggia per piacere, spesso in viaggio si lavora di più, si vivono le scomodità di una diaria, di un alloggio non sempre adeguato e non si va certo a visitare i musei.

Quanto alla creatività poi ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede opportuna.

Chi prepara queste nuove leve

Partiamo da un presupposto fondamentale. Nessuna di queste scuole e corsi (a parte il cine-tv e la SNC) sono abilitate dal Ministero della Pubblica Istruzione a formare tecnici del suono. Gli attestati, o i cosidetti “diplomini” sono delle autentiche autocertificazioni su tanto di carta pergamena che gli organizzatori confezionano a mestiere.

Hermann von Helmholtz, il primo insegnante di Suono nella storia

Molti applicano il logo Europeo, della Regione o dei vari Patrocini e finanziatori, ma rimane il fatto che il titolo ricevuto non è riconosciuto in ambiti Istituzionali. Non è quindi un diploma da Tecnico del suono ma solo una certificazione di frequenza. Questi organizzatori sono spesso a digiuno di questa disciplina e quindi si rivolgono a professionisti del settore referenziati per vie traverse, conoscenze e fama. Spesso non ci sono i requisiti necessari e nemmeno i titoli per poter insegnare, a maggior ragione non è detto che un bravo professionista abbia delle capacità pedagogiche o divulgative per insegnare una disciplina cosi complessa come la tecnica del suono. E’ quindi un’organizzazione spesso barbara e gestita autonomamente, in forma improvvisata e affidata a persone che nessuno ha mai certificato come docenti. Si può dedurlo da molti fattori ma soprattutto dai molti casi in cui un professionista sul lavoro si trova a deprogrammare l’aspirante da una serie di inesattezze e assiomi mai stabiliti che gli sono stati impartiti.

Ma chi può insegnare? In teoria in un corso privato può insegnare chiunque, basta un minimo di curriculum valutato sulla quantità dei lavori e non sulla qualità.

 

Scuole censite con telefono, web, visita
170
Scuole abilitate MPI (Ministero Pubblica Istruzione)
12
Scuole non abilitate MPI
158
Scuole sottoforma di formazione lavoro
78
Scuole indipendenti
80
Numero medio di studenti per corso
8
Aspettative assolte di occupazione
15%
Durata media
3 mesi
Prezzo medio per 1 anno di corso
4000,00 Euro
Docenti laureati in disciplina attinente
20%
Docenti non abilitati
70%
Numero medio di allievi l’anno
220
Quoziente di esubero
60%

Non dimentichiamoci che in Italia il fonico di presa diretta cinematografica ad esempio, viene premiato in almeno quattro importanti riconoscimenti per la categoria. I presupposti di qualità sono spesso venuti meno se si pensa che sono stati premiati fonici finanche per film doppiati. Questo serve a stabilire che, ad oggi, la qualità di un fonico o del suono in genere non è certificata da nessuno! Naturalmente non tutte le scuole sono così, ci sono anche iniziative ben organizzate, ma come capirlo? Prima di tutto bisogna valutare bene il curriculum degli insegnanti, sia didattico che professionale, difficile ad esempio che la fisica acustica possa essere insegnata da un diplomato in ragioneria per quanto sia ferrato. Come è difficile che la tecnica di ripresa audio cinematografica possa essere insegnata da tecnici con un curriculum televisivo. Insomma si vede di tutto!

Parliamo di numeri

Abbiamo stabilito precedentemente che le scuole censite in Italia sono circa 170. Naturalmente i corsi sono svolti in diverse sessioni e diverse annualità, vale a dire che alcuni possono durare due anni, altri vengono organizzati senza una frequenza stabilita. Da una statistica redatta e da molte chiamate effettuate a scopo conoscitivo alle segreterie delle scuole stesse (spesso sono scuole di musica), risulta che in media ogni anno in Italia vengono rilasciati ben 220 diplomini, attestati e titoli vari da Tecnico del suono che corrispondono ad una invasione sul mercato di nuovi tecnici da indirizzare tra il settore musicale, cinematografico, radiofonico, televisivo e teatrale. Come avete potuto intuire dalle considerazioni precedenti risulta essere una spropositata alimentazione di tecnici da “sparare” al lavoro. Parliamo ad esempio di Cinematografia, anche se questa statistica corrisponde esattamente anche agli altri settori in proporzione ai giorni lavorativi. Nel solo 2008 sono state monitorate (in difetto) 132 lavorazioni, con un totale di 1630 settimane lavorative, cosi divise:

LocalitàTempo di LavorazioneLocalitàTempo di Lavorazione
Roma e Lazio886 settimanePalermo e Sicilia 168 settimane
Estero 110 settimane
Milano e Lombardia 101 settimane
Torino e Piemonte 99 settimaneFriuli e Trentino 57 settimane
Napoli e Campania 37 settimaneFirenze e Toscana 34 settimane
Bologna 28 settimanePuglia27 settimane
Umbria13 settimaneSardegna5 settimane
in varie località65 settimane
365.000 giornate lavorative su territorio nazionale10.000 giornate lavorative su territorio estero17.500 giornate a lavoratori stranieri sul loro territorio

Questi dati provengono dall’osservatorio del Sindacato Lavoratori Cinematografici SLC della CGIL che sta lavorando anche per il profili professionali atti al rilascio della certificazione.  Ma queste lavorazioni, quanti fonici impiegano? il reparto fonici per la presa diretta è composto da due persone, fonico di registrazione e microfonista. In base alla tabella sopraelencata e considerando la sovrapposizione delle giornate lavorative, basterebbero, analizzando esattamente la domanda, 35 fonici e 35 microfonisti per una occupazione di 285 giorni l’anno. Considerando che è possibile sopravvivere anche con qualche giornata in meno e considerando la maggior sovrapposizione nel periodo estivo, la reale necessità di fonici di presa diretta e microfonisti è al massimo di 45 elementi in relazione al lavoro che circola. Ad oggi ne sono stati censiti 178, autonomi, che di giorno in giorno devono assicurarsi una occupazione futura, un precariato stabile lo definiremo. Si capisce quindi che per i 70 fonici di presa diretta che escono ogni anno da scuole e corsi, li aspetta un precariato nel precariato, e rendono ogni anno invalida questa statistica che tende a crescere sempre più per eccesso. I nuovi arrivati quindi dovranno aprirsi varchi tra le mille difficoltà e faranno leva probabilmente sui compensi molto più bassi dei colleghi in attività. Molti di loro capiscono, in tempi più o meno lunghi, di aver preso una strada troppo inerpicata e decidono di cambiarla ma, per il periodo di tempo dedicato al tentativo occupano inevitabilmente posti di lavoro. Adoperiamo la parola giusta: sul costo. Chi ne giova, chiaramente, è il committente senza scrupoli attento solo a spender meno.A questo aggiungiamo il fenomeno crescente di impiegare fonici esteri per lavorazioni italiane effettuate in altri stati, sempre per ovvi motivi di risparmio.

Come ovviare

Dacché in Italia nessuno può certificare chi è abilitato a formare tecnici del suono, nessuno può altresì certificare chi è in grado di farlo, eventualmente solo la discrezione del fonico, sempre che non agiscano fattori parentali, amichevoli e referenziali in genere. Oggi non esiste l’apprendistato, come non esiste un quoziente di retribuzione in base all’esperienza maturata. In molti casi si è subordinati ad una paga di fatto che non prende in considerazione la caratura professionale del singolo, ma solo il ruolo per cui si è chiamati, indipendentemente dal nome che si porta. Cosa diversa è se la produzione stessa a chiamare il fonico agendo sull’inesperienza, lascia cadere ogni possibile valutazione in virtù di un risparmio e un adattamento al lavoro in termine di ore e scomodità.

INTERVISTA AGLI STUDENTI

Abbiamo voluto intervistare venti ragazzi che studiano da tecnico del suono in scuole private. Ci siamo limitati, senza percentuali a presentare la sola risposta maggioritaria sempre superiore al 50% delle risposte rispetto alle altre:

1 – Perché hai scelto di fare il fonico? Perché amo la musica

2 – Che basi teoriche possiedi? Scuola non attinente

3 – Perché hai scelto questa scuola in particolare? Per il prezzo

4 – Che prospettive hai? Lavoro, piacere, non è un mestiere alienante

5 – Sapendo che non c’è bisogno di fonici come reagisci? Meglio aspettare questo che altro e poi la speranza non deve morire.

6 – Che idea vi siete fatti dei fonici in attività? Troppa incompetenza e presunzione.

7 – Cosa cambiereste di questo lavoro visto così? Va più istituzionalizzato, un albo, una legislazione, tutela sindacale e del lavoro introducendo, albi, sindacati, agenzie.

Il quadro sottolineato nell’INTERVISTA AGLI STUDENTI lascia intuire come le aspettative dei giovani studenti siano alquanto distanti dalla reale situazione lavorativa. L’unica cosa che si può realmente apprezzare è la componente di speranza che alberga nelle loro aspirazioni. Aiutare questi giovani ad interpretare una professione così particolare, è far sapere loro che di fonici non c’è bisogno, ma di fonici capaci si. È qui che bisognerebbe far leva, sulla qualità della formazione unita ad un fortissimo spirito critico ed empirico sul quale basare la propria conoscenza. Avere la padronanza della disciplina, indipendentemente da come e da chi la si è appresa .

Il fonico è spesso costretto a riprendere alcune basi impartite allo studente

Naturalmente la qualità di un insegnante fa sì che il giovane abbia dei riferimenti e dei ponti su cui transitare verso la piena conoscenza del lavoro, ma, visto che non è possibile stilare una classifica delle strutture valide o meno, lasciamo allo studente non solo la scelta, ma le pretese di apprendimento che, se non assolte devono essere contestate e segnalate agli organizzatori dei corsi. In quanto a deontologia professionale e pratica, è bene sapere che a parte qualche grande scuola che ha rapporti istituzionali con le aziende, nessuno può garantire il lavoro se non in termini di speculazione vera e propria. Ci sono casi segnalati ai sindacati e finanche alle procure in cui alcuni studenti hanno pagato moltissimi euro per “imparare” e poi messi per lunghi periodi al lavoro sotto forma di stage addirittura a proprie spese. Il lavoro del fonico è un lavoro serio. Il rovescio della medaglia mette in luce però un fattore positivo. Oggi chiunque voglia fare questo lavoro passa inevitabilmente per una scuola, un corso, per quanto siano discutibili. Questa è un progresso in ogni caso, fino a poco tempo fa i fonici cinematografici imparavano sul campo, senza nessuna base teorica e soprattutto acquisendo, anche bene per la verità, delle prassi e non delle regole. Oggi, un giovane deve agire su questo: sulla completezza della formazione e osservare “il come si fa” ma anche e soprattutto il “come non si fa” non rimanendo ancorati a schemi, teorie e atteggiamenti che, guardando alle altre realtà nazionali, vanno inevitabilmente recisi. Una volta i dentisti erano dei cavadenti, si decise nei primi del ‘900 di svecchiare pian piano favorendo l’inserimento dei soli laureati in tale disciplina. Si sta tentando questa strada anche nel nostro settore.

Ci siamo occupati di spettacolo, ma competenza in acustica ed elettroacustica abilita a diversi settori della scienza e tecnologia e non solo lo spettacolo

Sono già tre le Università in Italia che preparano Ingegneri del suono con lauree di primo e secondo livello. Si cerca una strada tra i professionisti e le organizzazioni sindacali, per certificare i tecnici del suono, abilitando uno svecchiamento, per certificare le scuole e farle riconoscere dal ministero del lavoro e della pubblica istruzione e soprattutto certificare i docenti, anche per i corsi trimestrali. Grandi passi sono stati già fatti e si cerca una nuova normativa che metta d’accordo l’abilitazione tecnica alle basi contrattistiche che si devono rispettare per impiegare il futuro tecnico del suono. Il sindacato dei lavoratori sta cercando di mettere in comunicazione la formazione con il mondo del lavoro e, attraverso la certificazione, regolarizzare il sistema. La chiusura apocalittica di questo articolo è obbligatoria dopo le notizie degli ultimi tempi, consistente riduzione del FUS (fondo unico dello spettacolo) sul quale si regge la quasi totalità dell’industria cinematografica e musicale, e la riduzione degli investimenti da parte di RAI e Mediaset sulle produzioni seriali. Tutto questo va ad aggravare un quadro già sufficientemente drammatico. E’ comprensibile formare fonici; è da irresponsabili promettere un lavoro che non c’è. Questo non significa scoraggiare un giovane nell’intraprendere questa professione, ma far conoscere loro un quadro realistico che spesso viene venduto all’opposto. Una piccola chiusura va fatta con lo sguardo rivolto all’estero. La situazione Europea non è dissimile dalla nostra, anzi l’imbarbarimento del nostro lavoro è una delle principali preoccupazioni delle associazioni di categoria che operano nelle principali capitali Europee. Associazioni tecniche come l’Audio Engineering Society, l’SMPTE e altre, se ne guardano bene dal riconoscere scuole limitandosi alla elevazione tecnica del professionista lasciando al regime di concorrenza la problematica dell’esubero. Questo finale è doveroso per far sapere che ogni mercato ha il fonico che si merita e che per una giusta e autorevole selezione non bisogna che puntare sulla qualità di chi opera ma anche e soprattutto di chi ne usufruisce e in questo, lasciatemelo dire, l’Italia ha molto da investire. Allora si che ci sarà un posto per tutti!

Articolo pubblicato in Backstage numero 6 del 2009

Backstage ha ripreso l’argomento nel 2014, chiarendone molti altri aspetti, come la certificazione.