di Fiorella Mannoia

Gli spettacoli dal vivo vengono analizzati e giudicati solo durante la loro esecuzione. La loro completa realizzazione, la maniera in cui vengono allestiti e progettati, i professionisti che ruotano intorno ad uno spettacolo, sono tutti aspetti sconosciuti ai più, nonostante la loro complessità. Vengono probabilmente ignorati perché di un concerto naturalmente interessa solo l’artista e la sua performance e difficilmente ci si sofferma a pensare  che i due aspetti, quello tecnico e quello artistico,  siano collegati. In effetti l’uno ha effetto sull’altro, ed entrambi vengono influenzati dalle caratteristiche delle strutture che ospiteranno lo spettacolo.

Lo showbusiness italiano vive dell’enorme rendita di teatri storici lasciatici da un ricco passato artistico. Strutture splendide e variegate, accoglienti ed emozionanti, ma mediamente di dimensioni piuttosto modeste, spesso con meno di mille posti a sedere. Risalgono a diversi periodici storici e a differenti stili architettonici e progettuali, hanno quindi molti elementi caratteristici in comune, ma anche moltissime differenze.

Il tour teatrale

Un tour viene definito “teatrale” quando le aspettative di pubblico si aggirano intorno ai mille spettatori per concerto nella maggior parte delle città e quindi i teatri diventano la location indicata. Deciso ciò lo spettacolo verrà artisticamente, tecnicamente e logisticamente pensato per essere accolto da un teatro italiano, utilizzando e calcolando elementi tipici quali l’atmosfera intima, l’acustica, il declivio del palco, la presenza di graticce per l’appendimento di luci e scenografie, la prospettiva che ha il pubblico del palco, la sua vicinanza e, con la presenza delle gallerie, la sua disposizione perpendicolare che permette di vedere il pavimento del palco o un costume, gli stucchi e le luci soffuse, l’utilizzo del sipario etc. Insomma un buono spettacolo teatrale non può non tener conto di queste peculiari caratteristiche dei teatri storici italiani, ma anzi deve riuscire a conviverci e ad integrarle in sé.

Organizzare un tour teatrale è un compito estremamente difficile. Date le differenti datazioni e i diversi stili architettonici di cui sopra, di fatto in Italia non esiste praticamente un teatro che sia uguale all’altro, e questo si riflette ogni volta sullo spettacolo deformandolo. In un teatro le luci devono essere ravvicinate o diminuite per problematiche di carico, in un altro non è possibile permettere a tutti un buon ascolto, in un altro ancora la band è costretta a suonare stretti stretti uno accanto all’altro. Ogni giorno le “sorprese” del teatro quotidiano impegnano lo staff in tour ad adattare il progetto iniziale alla situazione.

Il tour nei palasport e negli auditorium

Le difficoltà aumentano quando lo spettacolo, che abbiamo fin qui definito come teatrale, è impossibilitato dall’essere accolto in un teatro principalmente per due ragioni: o perché quella particolare città ne è sprovvista, o perché l’aspettativa di pubblico supera la capienza media di un teatro, perché, in Italia, sono pochi i teatri che superino le 1500 persone di capienza. Con una capienza maggiore esistono solo due categorie di strutture: gli auditorium ed i palasport. Il problema maggiore è, che per cause diverse, entrambe le strutture sono nella maggior parte dei casi inadatte ad accogliere un moderno concerto di musica leggera.

I palasport sono noti a tutti. I loro difetti, per quanto riguarda i concerti, si riducono ad un dato di fatto: sono strutture che non hanno nulla a che fare con la musica. Tutti gli elementi che erano stati calcolati in fase di progettazione dello spettacolo (le quinte, la profondità, il posizionamento delle luci) mancano o vanno adattati, snaturando moltissimo il progetto originale.

Come detto, nei moderni auditorium, anche se per ragioni diverse, il risultato è lo stesso. Negli ultimi vent’anni sono stati costruiti molti auditorium con capienza fino a 3000 persone e più. Strutture molto spesso architettonicamente imponenti e affascinanti, di altissimo design e molto costose, il più delle volte pensate per accogliere concerti di musica classica dotandoli di un’acustica perfetta. Peccato che, per quanto riguarda la musica leggera, siano strutture, salvo alcune eccezioni, sostanzialmente inutili, spesso con più difetti di un palasport. Impossibilità di appendere; mancanza di quinte; l’acustica perfetta per la musica orchestrale si rivela un acerrimo nemico della musica leggera amplificata; difficoltà logistiche a non finire, dalla lontananza dei camerini alla disposizione dei segui persona. Strutture pensate sì questa volta per la musica, ma che ugualmente richiedono laboriose modifiche ed adattamenti del progetto iniziale.

Deformazione dell’opera

Il problema maggiore per gli artisti è che ogni modifica a uno spettacolo, alle sue misure, alle attrezzature e alle condizioni nelle quali deve essere presentato, equivale a snaturare e deformare l’idea che ne aveva l’artista, equivale a modificare l’opera che l’artista aveva deciso di offrire al proprio pubblico. Modificare la posizione dei fari motorizzati rischiando di abbagliare il pubblico o presentare uno spettacolo in un posto che non permetta un’adeguata godibilità dell’audio di un concerto non è un danno meno grave di storpiare una canzone. In aggiunta, insormontabili ragioni di budget impediscono differenziazioni nel costo del biglietto, facendo sì che coloro che vedono uno spettacolo dimezzato paghino la stessa cifra di coloro che possono assistere ad uno spettacolo completo, con grave danno dell’immagine dell’artista nei confronti del proprio pubblico.

Conclusioni

Il grave problema è che nella costruzione di gran parte degli auditorium non si è tenuto affatto conto delle esigenze degli spettacoli di musica leggera amplificata. I progettisti hanno spesso ricercato soluzioni che permettessero, oltre che un marcato impatto estetico, la migliore fruizione acustica e visiva di musica classica orchestrale. Sfortunatamente queste strutture non possono evitare di accogliere spettacoli di musica leggera, altrimenti fallirebbero nonostante i sovvenzionamenti statali.

Ci si augura che d’ora in avanti si tenga maggiormente conto degli artisti e degli spettacoli di musica leggera la quale, se da un lato viene spesso considerata “cultura bassa” o di “serie b”, resta uno dei pochi elementi trainanti del panorama culturale italiano.

Articolo pubblicato in Backstage Novembre 2009