L’aria passa ma la finestra blocca i rumori esterni di 30 dB. Sang-Hoon Kima della Mokpo National Maritime University e Seong-Hyun Lee del Korea Institute of Machinery and Materials, università coreane.

Secondo i due ricercatori asiatici l’obiettivo è stato raggiunto lavorando su due differenti fenomeni acustici. Il primo è quello di usare un materiale con modulo di compressibilità negativo, ovvero la resistenza di un materiale alla compressione. Il modulo di compressibilità è determinante per comprendere la velocità di propagazione del suono che attraversa tale materiale. Il modulo di compressibilità negativo attenua in modo esponenziale ogni suono che vuole passarvi attraverso. Il secondo è giocando con la diffrazione: i due studiosi hanno lavorato ad un risuonatore di Helmoltz modificato (che chiamano diffraction resonator), riuscendo a separare la pressione sonora dal mezzo di propagazione (l’aria). La singola camera di risonanza consiste di due piatti paralleli di plastica acrilica trasparenti di 150x150mm, separati da 40 mm di aria.

I due ricercatori hanno praticato un singolo foro di 50 mm e di 20mm su ogni modulo della plastica acrilica, separando il risuonatore con un filtro per l’aria simile a quello automobilistico. La riduzione del suono, per il 50mm è di circa di 20-35 decibel da 700 Hz a 2200 Hz, ma si dicono possibilisti sull’estensione della gamma di frequenze, per “attenuare” anche quelle più basse. La versione 20mm riesce a migliorare la caratteristica di attenuazione da 25 fino a 40 dB, a patto di un volume minore di aria passante. La finestra è composta da una serie di moduli in serie e parallelo.

L’aspetto interessante di queste finestre è che i fori che le attraversano permettono anche il fluire di aria, permettendo così di ventilare gli ambienti. Come indicano i ricercatori, i fori possono essere curvi e permettere anche un elevato asottigliamento del materiale. “Se vi trovate in una zona in cui il suono delle onde del mare a bassa frequenza si combina con quello a frequenza elevata delle auto, è possibile sentire solo le onde del mare, oltre che godere dell’aria fresca”, dichiarano Kima e Lee. I due ritengono che la stessa idea potrebbe funzionare anche in acqua, permettendo ad esempio la protezione degli animali marini dall’inquinamento acustico.