Tutti a disquisire della morte dei libri, del vinile, del cd, dell’mp3, delle riviste.
Facciamo prima una separazione dal mezzo e dal contenuto: l’uno è tecnologicamente variabile, il secondo è invariato, un messaggio può mantenersi tale pur se veicolato su mezzi diversi, l’unica differenza, in quel caso, è la nostra percezione del mezzo. Le foto vecchie, quanto erano belle, gialline, sporche, sfocate e imprecise, vignettatura estrema, certe volte nascondevano così tanto alcuni particolari da diventare affascinanti. Bene, ora c’è Instagram che trasforma la telecamera ultramoderna del nostro telefono in un vecchio catorcio, e quanto funziona bene!
Facciamo altri esempi e parliamo del ritorno della distorsione armonica, del nastro negli studi di registrazione e dei vecchi microfoni, ora perfino ci rendiamo conto che non sappiamo più fare a meno delle vecchie lampade a filamento nel teatro. Percezione del mezzo: se mi piace tanto vedere una foto un po’ sporca, che dona una sorta di alone misterioso al paesaggio, perché non avere la possibilità di continuare a giocarci anche quando i limiti del mezzo non ci sono?

Il libro nella storia dell’uomo esiste da poche migliaia di anni, e se parlassimo dei romanzi, dell’intrattenimento, del pubblico ludibrio, escludendo i testi scientifici e quelli religiosi, il periodo si restringerebbe (di molto). Prima disegnavamo simboli, poi abbiamo creato alfabeti e abbiamo scoperto che la migliore portabilità dell’informazione era quella cartacea e via discorrendo ed eccoci qua, a ragionare se è meglio la carta o l’ebook, se la televisione, il cinema o il teatro, e intanto i videogame fatturano più del cinema, la musica si ascolta in cuffia e abbiamo diversi migliaia di libri nel nostro iPad, addirittura disponibili sempre in rete, ovunque ci colleghiamo, “il cloud” lo chiamano.
Cosa c’è di sbagliato? Nulla: i linguaggi cambiano, i mezzi cambiano, la curiosità invece è sempre invariata, al massimo può essere assopita. Viene da pensare: è vincente solo chi si adatta ad un cambiamento così repentino, chi ha sempre l’ultimo ritrovato e chi è sempre connesso. Niente di più sbagliato: è vincente chi sa veicolare la migliore informazione nel mezzo migliore per quel tipo di informazione. Film belli ancora se ne fanno, come anche libri, come anche vinili, ma anche riviste, videogiochi, opere teatrali, perfino le vecchie arti di strada sono evolute.
Basta solo trovare i migliori veicoli della propria informazione. Ogni comunicazione deve trovare il miglior veicolo, che permetta la migliore fruizione, che sia megalomania da stadio oppure un concerto unplugged, una diretta televisiva mondiale per il religioso di turno oppure un talk show a singola telecamera su youtube, un colossal o un film girato tutto con una vecchia telecamera.
Non sono bravo a dare consigli, neanche con me stesso, ma il rispetto nelle cose che c’erano e quelle che ci saranno deve essere innato. Non è meglio l’analogico, né il digitale, non è meglio il cinema, o il teatro, ogni percorso ha bisogno delle sue strade, non possiamo far altro che indicarci l’un l’altro, ogni giorno della nostra vita tecnico-artistica, le vie migliori.

Il Direttore

Lorenzo Ortolani

 

Questo Editoriale è presente in Backstage – Luglio 2013