Anche se per i contemporanei l’Arena di Verona rimanda subito alla lirica, non è sempre stato questo il suo passato: dalla sua costruzione nel I sec. dopo Cristo è stata luogo di attrazioni, feste, giostre, gladiatori, corse di cavalli, e solo nel 1913 ha ospitato un’edizione di Aida di Giuseppe Verdi programmata per celebrare la nascita del compositore, dando così il via al primo Festival Lirico Areniano. Nel 2013 stiamo quindi celebrando il centenario del Festival, con un calendario davvero straordinario.

Un centenario che sta beneficiando di condizioni di ascolto e fruizione migliorati, grazie a un lungo e sofisticato lavoro, iniziato nel 2010 e poi affinato continuamente fino ad oggi, per la creazione di un impianto di rinforzo sonoro dedicato alla lirica e all’Arena. Una scelta inusuale perché, in ossequio alla tradizione più squisitamente filologica, non è concepibile alcun tramite tra l’emissione della voce e del suono e la loro ricezione da parte del pubblico; tuttavia l’educazione all’ascolto, e il gusto, sono cambiati molto nel tempo, e ovviamente anche la tecnologia ha fatto i passi in avanti necessari per rendere possibile quanto sembra, ma solo sembra, una contraddizione in termini.

Tutto è partito da una riflessione di Musical Box Rent, la rental company che si occupa del servizio tecnico durante la stagione estiva dell’Arena, sulla possibilità di rendere sempre migliore la fruizione delle opere da parte del pubblico. Pensando probabilmente che K-array è la sola azienda che, per carica innovativa, qualità intrinseca e design dei prodotti, avrebbe potuto accogliere una tale sfida, nel lontano autunno del 2009 Giambattista Zerpelloni di Musical Box Rent è andato a trovare Alessandro Tatini di K-array… come sappiamo l’anima creativa dei più arditi sistemi col marchio toscano. Nel giro di una settimana un trio composto da Gianbattista, Alessandro e Mario Di Cola (progettista e sound engineer coinvolto per l’ingegnerizzazione del sistema) ha incontrato il Sovrintendente per sottoporre l’ardita proposta… il resto è storia, come si dice spesso raccontando gesta eroiche, e questo è sicuramente il caso.

Alessandro Tatini e Mario Di Cola raccontano la concezione, alla messa in opera, al lunghissimo lavoro di affinamento dell’OS-1, il sistema di diffusione sonora pensato da Alessandro per la lirica dell’Arena.

“Abbiamo cercato – ha riferito Di Cola – di fare come Vitruvio (architetto romano autore del De architectura, nel quale scrisse anche di teatro e di elementi precoci di acustica, n.d.r) ma con l’elettronica e i mezzi di oggi. Il risultato è un impianto che ‘non si sente e non si vede’: raccoglie il suono del palcoscenico e dell’orchestra per sostenerlo e renderlo più ricco, ma del quale il pubblico non ha percezione se non nella piacevolezza dell’ascolto”. Infatti la necessità primaria era rispettare modo e qualità di fruizione tipici di un’opera lirica, come ha spiegato Alessandro: “I cantanti si spostano, si avvicinano al pubblico, cantano girati di spalle, inginocchiati, seduti e di conseguenza cambiano anche timbrica, volume, direzione della voce, e anche l’orchestra presenta escursioni notevoli: bisognava mantenere tutto questo, tipico dell’ascolto diretto. E proprio da un approccio acustico sono partito per l’OS-1: l’intuizione di base viene dalla tecnica Wave Field Synthesis, che permette di riprodurre una sorgente in un’ampia area senza variazioni di percezione anche cambiando punto di ascolto. Ho insomma fatto una WFS acustica”.

Infatti la prima parte dell’impianto, dedicata principalmente alla riproduzione delle voci, consta di 128 piccole colonne, ovvero un array fatto di altrettanti mini sistemi composti da un microfono (il modello Sennheiser ME36), un KK50 Kobra e un amplificatore KA1-1 (customizzato per l’Arena), disposti intorno al proscenio; vi sono poi anche 32 sub-woofer KU36 per le basse frequenze. Ogni microfono raccoglie dunque i suoni presenti sul palco e li amplifica immediatamente, per cui il pubblico avverte la diffusione dei 128 KK50 come fosse di un’unica sorgente, percependo al contempo le sfumature dovute ai molti punti di ripresa e alla distanza da questi ultimi. Per cui se un cantante viene sul proscenio per il suo assolo, il pubblico non solo vedrà la sua figura avvicinarsi, ma sentirà anche aumentare il volume della voce, mantenendo infine la verosimiglianza della provenienza del suono. Inoltre, dato che le prime file della platea beneficiano già di un buon ascolto, il sound reinforcement è stato diretto prevalentemente verso la seconda metà della platea e le gradinate: ogni coppia di altoparlanti interni ai KK50 è pilotata in maniera indipendente da un’uscita del DSP dell’amplificatore, in modo da dirigere il suono verso l’alto e coinvolgere principalmente quell’area.

La seconda parte dell’impianto è costituita da una sorta di reticolo di diffusori installati sotto la platea (di altro marchio) tra la struttura delle gradinate e il pavimento sabbioso: un ingegnoso modo per ricreare una specie di cassa di risonanza, utile a far percepire a tutto il pubblico, anche se seduto molto lontano, la ricchezza dell’orchestrazione. Per coprire meglio la parte alta delle gradinate e fornire un sistema di simulazione d’ambiente (proposto da Di Cola a integrazione dell’iniziale progetto), al fine di migliorare la percezione generale del suono, quest’anno lo staff ha potuto utilizzare come supporti anche i pali della luce di servizio dell’Arena: sono stati installati dieci KK200 (e cinque amplificatori KA10), mentre dieci KP102 Python sono stati aggiunti per un suono più profondo. Ultimo tocco, 16 moduli di Anakonda Kan200 collocati nella zona del Palco d’Onore, dove il resto dell’impianto arriva con più difficoltà.

L’ingrediente finale del sistema è però il certosino lavoro di calibrazione dell’OS-1, che ha permesso, come ci ha detto Alessandro, di “far coincidere e rendere coerente, in ogni punto e con medesima componente timbrica, il suono diretto con quello amplificato, in modo che si sommino senza cancellarsi, e che ha armonizzato i vari segmenti dell’impianto.” E per questo è opportuno rendere onore, e la parola non è esagerata, a tutti coloro che sono stati coinvolti: oltre ad Alessandro, anche i collaboratori di Di Cola: Paolo Calza e Francesco Penolazzi, e poi il già citato Zerpelloni con Michele Arduini di Musical Box Rent, i loro collaboratori Angelo Cremasco e Massimo Bignotti, e poi Exhibo nel suo ruolo di distributore. Un impianto che è motivo d’orgoglio anche per il prestigioso marchio Sennheiser, che ha messo l’Arena protagonista della pagina di luglio del suo calendario annuale.

Concludiamo con una dichiarazione del Sovrintendente della Fondazione Arena di Verona Francesco Girondini, che ha voluto esprimere la sua personale soddisfazione per il lavoro fatto: “Da sempre l’obiettivo di Fondazione Arena di Verona è dare allo spettatore la possibilità di ascoltare l’Opera in modo chiaro e piacevole e di apprezzare a pieno non solo le scenografie degli allestimenti ma anche le qualità artistiche dei solisti e dell’orchestra. Ecco quindi la necessità di un sistema di rinforzo sonoro poco invasivo, capace di garantire la corretta dinamica e fedeltà vocale in ogni parte dell’Arena, oltre che un aiuto agli interpreti in palcoscenico, in quanto riescono ad avere meno difficoltà nell’emissione vocale e quindi una maggiore resa interpretativa.

Consapevoli delle problematiche tecniche e strutturali dell’Arena, sapevamo che non sarebbe stata cosa facile, poiché essendo un teatro all’aperto, seppur con un’ottima acustica, vengono a mancare quelle riflessioni sonore tipiche di un teatro al chiuso. Questo ci ha portato a sperimentare un impianto moderno, innovativo e in continua evoluzione che, senza aumentarne artificialmente la pressione sonora, ci ha permesso di rendere sempre più apprezzabili gli spettacoli Areniani.”