Metropolitana, in viaggio verso una fiera di settore: ascolto tre professionisti disquisire sul prodotto-copia di turno e sulla sua presunta qualità. Mi intrometto, forse maleducatamente, chiedendo se avessero mai fatto un confronto diretto con il prodotto originale. Un “ehm” e uno sguardo vacuo sono stati esplicativi.

Passano spesso sotto i nostri obiettivi prodotti-copia importati direttamente da mercati orientali, come i discussi proiettori a testa mobile beam da 200 W, uno dei prodotti più copiati, ma anche microfoni, amplificatori ecc… Cerchiamo di fare un punto della situazione e dei motivi per cui bisogna stare attenti allo shopping verso est.
Un clone è un clone e per quanto copiato bene, c’è sempre un reparto Ricerca e Progettazione che, con cervello, tempo e denaro, ha inventato l’originale. L’esistenza dei brevetti può anche essere considerata inutile e inefficiente, ma in realtà acquistando copie togliamo potere ai progettisti che, mancando di risorse, non potranno più regalarci i nuovi prodotti di cui abbiamo bisogno. L’R&D, per questi industriali, non esiste, ma i problemi non sono finiti: il rischio di avere due prodotti uguali sulla carta ma con caratteristiche reali differenti è più che probabile, vista la mancata applicazione dei sistemi di ottimizzazione e controllo di produzione.

Le aziende cinesi che abbiamo visitato negli anni sono molto eterogenee: ci sono alcune che adottano standard qualitativi (spesso fanno capo a ditte occidentali), altre che invece sono semplici botteghe, seppur di dimensioni abnormi. Ottimizzazione, pianificazione e scheduling sono parole che, in certe industrie, fanno solo eco.
Esaminiamo i cloni del beam italiano da 200W: malgrado siano identici alla vista, pur con la stessa lampada, hanno motori ben più lenti, filtri di media qualità e altri tangibili problemi. Molti diranno: la luce è quasi uguale e sulla carta i dati sono gli stessi e costano meno della metà.

Se copiarli è abbastanza facile, progettarli lo è molto meno, soprattutto per società che vivono in mercati professionali (come il nostro). Il fatto di utilizzare prodotti a basso costo è sacrosanto per molte applicazioni entry-level, per cui i prodotti esistono: pensiamo alle varie linee “low cost” di varie aziende europee, che adempiono a tutte le normative occidentali e la marchiatura CE è reale e non “China Export” come succede spesso. E questa marchiatura, fidatevi, non è opinabile.

Bisogna fare sempre attenzione a quello che si importa: non tutte le plastiche sono sane, spesso si utilizzano vernici, ftalati, ritardanti di fiamma come i bifenili polibromurati (PBB) e difenileteri polibromurati (PBDE) non approvati dal RAPEX (ente internazionale simile ai NAS italiani) perché pericolosi, molto, per la salute. Queste ultime sostanze alterano il sistema nervoso e sono estremamente nocive per il sistema ormonale. Pensate che esistono tutt’ora thermos d’importazione contenenti amianto, oppure pelli lavorate con fenolftaleina o cromo esavalente, tessuti con dimetilfumarato, cancerogeni, ma di uso comune in alcuni paesi orientali. Riguardo le elettroniche (l’11% dei prodotti illegali segnalati dal RAPEX), le sorprese abbondano: circuiti semplificati, che magari hanno la stessa funzione ma senza protezioni, rischio combustione, cortocircuiti, isolamenti inefficaci, sedicenti componenti che in realtà hanno caratteristiche diverse, disturbi elettromagnetici, sostanze dannose per la salute; le pratiche da irresponsabili nell’elettronica e nella chimica sono all’ordine del giorno.

Volete fare qualcosa? Rifiutate di lavorare con i cloni e date supporto ai veri produttori. Con Ben M Rogers di Plasa Media, abbiamo pensato che sarebbe un piccolo ma nobile passo in avanti aggiungere ad ogni rider tecnico questo simbolo:

IO PENSO CHE…

Le risposte dei lettori

Giuseppe Ruggiero (Organizzatore – Ispettore di Produzione): Condivido pienamente le considerazioni, ma credo che l’unica soluzione sia cambiare le coscienze dei consumatori italiani, cosa pressoché impossibile, a meno di clonare lo spirito civico delle civiltà calviniste.

 Margie Heymann (Consulente): “secondo me  merita un audience piu’ vasta di quella italiana anche perché si citano esempi specifici dei possibili elementi tossici.”

Marcello Pontalto (Video & Lighting Designer)
Credo che sia una ottima iniziativa per contrastare un mercato che ci sta facendo perdere qualcosa che ha fatto grande la nostra Italia: la qualità

Amedeo Avvenenti (tecnico progettista e costruttore): Non bisogna dimenticare che noi studiamo su libri stranieri , compriamo materiali  stranieri accompagnati da eccellenti data-sheet , di nostro usiamo solo l’aria che respiramo.
I nostri preposti, autoreferenziali ,ecc, ecc hanno sempre privilegiato le importazioni, solo ed escusivamente a vantaggio del loro “borsellino”, dal teorema stranoto che và bene quello che fà guadagnare bene, e non dico altro.
L’elettronica italiana è morta da molto tempo.
Non bisogna lamentarsi del clone, bisogna sapere che qualche mente del nostro “paese”  ha sicuramente portato il campione da realizzare, per poi lamentarsi della scoppiazzatura. Tutto ciò è solo ridicolo.
Il risultato certo è che nessun nostro giovane studia più, le aziende non producono più ecc, ecc. Non entro nel merito normativo e di sicurezza , ma in una repubblica televisiva, fondata sul calcio ed ora sulle macchinette mangia soldi, dove in molti  spettacoli  (nelle piazze estive in particolare) la platea non si accorge che gli “artisti” non solo non suonano, ma nemmeno cantano, mi sembra superficiale ogni considerazione. Una volta non eravamo conciati così, o forse conviene tenere un popolo in queste condizioni , dove la legge del più furbo trionfa sempre .
Sono uno  sfrenato ottimista, passatemi una misera considerazione, i furbi esistono, solo perchè ci sono i molto meno furbi, in pratica i fessi.