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U.I.L.T (Unione Italiana Libero Teatro) – La  Giornata Mondiale del Teatro è stata creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. Dal 27 marzo 1962, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’I.T.I. che esistono in un centinaio di paesi del mondo.
L’Istituto Internazionale del Teatro è stato creato nel 1948, per iniziativa dell’U.N.E.S.C.O. e di personalità famose nel campo del teatro, ed è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena.
L’I.T.I. cerca “di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.”.

Tutte le iniziative italiane del 2014 sono riassunte nella pagina creata da U.I.L.T

Il messaggio del 2013 è di Dario Fo, il messaggio del 2014 invece è per mano di Brett Bailey.

International Theatre Institute ITI / World Organization for the Performing Arts
Messaggio di Brett Bailey  per la giornata mondiale del teatro 2014

Ovunque ci sia una società umana, lo spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Sotto gli alberi nei piccoli villaggi, sui palchi tecnologicamente avanzati nelle metropoli internazionali; nelle palestre scolastiche e nei campi e nei templi; nelle baraccopoli, nelle piazze, nei centri di quartiere e negli scantinati del centro città, le persone sono portate a condividere gli effimeri mondi del teatro che noi creiamo per esprimere la nostra complessità umana, la nostra diversità e la nostra vulnerabilità, con il corpo, il respiro e la voce.
Ci riuniamo per piangere e per ricordare, per ridere e per contemplare;  per imparare e affermare ed immaginare. Per meravigliarsi della destrezza tecnica, e per incarnare gli dèi. Per afferrare il nostro respiro collettivo e la nostra abilità nel produrre la bellezza e la compassione e la mostruosità. Veniamo per caricarci di energia ed essere più forti. Per celebrare la ricchezza delle nostre diverse culture  e per far dissolvere i confini che ci dividono.
Ovunque ci sia la società umana, lo Spirito irrefrenabile del teatro si manifesta.
Nato dalla gente, indossa le maschere e i costumi delle nostre diverse tradizioni. Sfruttando le nostre lingue, i ritmi ed i gesti, il teatro libera uno spazio in mezzo a noi.
E noi, gli artisti che lavorano con questo antico spirito, ci sentiamo obbligati a canalizzarlo attraverso i nostri cuori, le nostre idee e i nostri corpi,  per rivelare le nostre realtà in tutta la loro mondanità e scintillante  mistero.
Ma, in questa epoca in cui tanti milioni di persone stanno lottando per sopravvivere, stanno soffrendo sotto regimi oppressivi ed un capitalismo predatorio, sono in fuga dai conflitti e dal disagio; un epoca in cui il nostro diritto alla riservatezza è invaso dai servizi segreti e le nostre parole sono censurate da governi invadenti, in cui le foreste vengono distrutte, le specie animali sterminate e gli oceani avvelenati: cosa ci sentiamo in dovere di rivelare?
In questo mondo dove il potere è distribuito in modo diseguale, in cui vari ordini egemonici cercano di convincerci che una nazione, una razza, un genere, un orientamento sessuale, una religione, una ideologia, una cornice culturale è superiore a tutte le altre, è davvero difendibile insistere sul fatto che le arti devono essere staccate dai programmi sociali?
Noi, gli artisti delle arene e dei palcoscenici, ci stiamo conformando alle sterilizzanti richieste del mercato o stiamo prendendo il potere che abbiamo per aprire uno spazio nei cuori e nelle menti della società, per riunire le persone attorno a noi, per ispirare , incantare, informare, e  creare un mondo di speranza e di sincera collaborazione?
(Traduzione a cura del Comitato per la Giornata Mondiale U.I.L.T.)

Chi è Brett Bailey

Brett Bailey è nato nel 1967. E’ un drammaturgo, disegnatore, regista teatrale, organizzatore di festival  e direttore artistico del Third World Bun Fight . Ha conseguito un diploma post laurea al Dasarts Master of Theatre  ad Amsterdam. Le sue opere sono state rappresentate in Europa, Africa, Australia e hanno vinto numerosi tra cui una medaglia d’oro per il design alla Quadriennale di Praga (2007).
Ha lavorato in tutto il Sud Africa, e nello Zimbabwe, in Uganda, ad Haiti, nel Regno Unito  e in Francia e in altri paesi dell’Europa. I suoi drammi di forte impatto visivo, affrontano le dinamiche del mondo post-coloniale, e comprendono Big Dada, Ipi Zombi, iMumbo Jumbo e Orfeus.  Le sue esposizioni includono Diamanti di sangue: Terminale e Exhibit A: Deutsch Sudwestafrika. Ha diretto lo spettacolo di apertura al 4 ° Summit Mondiale di Arte e Cultura nel 2009, e dal 2006 fino al 2011 ha diretto lo spettacolo di apertura del “Harare International Festival of the Arts”.
Bailey ha curato “Infecting the City Festival” dal 2008 fino al 2011. E’ attualmente il più grande e importante Festival d’Arte dell’Africa e si svolge negli spazi pubblici di Città del Capo nel febbraio o marzo di ogni anno. Durante il mandato di Bailey, il Festival ha scelto un tema che ha avuto rilevanza sociale: “In una società che ha molte questioni complesse come la nostra, utilizzare gli spazi pubblici e comuni della città, non può vere come unico scopo l’intrattenimento del  pubblico. Vi è un imperativo morale per affrontare le questioni urgenti del nostro tempo, e di chiedere agli artisti di dedicarsi a questo “.