Apertura SSL Duality_Ishtar Blue SpiritErano gli anni ruggenti degli Alesis ADAT e Tascam DA-88, spesso malvisti dagli assistenti di studio per la loro difficile connettività, ma popolari tra molti artisti e produttori (principalmente per il prezzo). A confronto, Pro Tools aveva non solo un aspetto più professionale, ma dalla session di Brook si poteva percepire un entusiasmo contagioso per un nuovo formato audio che non aveva alcun bisogno di banco di missaggio, patch bay e outboard. In effetti, Michael sarebbe potuto benissimo rimanere a casa sua se non fosse per la necessità di ambienti dove poter registrare i musicisti. Non era certo la prima volta che la tecnologia digitale faceva capolino nel lavoro di studio, sin dai primi anni ’90 vari software di editing erano già diffusi, tuttavia nessuno di questi sistemi aspirava a sostituirsi all’intero studio. L’arrivo di Pro Tools, con il suo hard-ware dedicato a bassa latenza e sufficiente DSP per gestire efficientemente un’intera session, ribaltò nettamente la situazione

Morte e risurrezione dello studio professionale
È tristemente noto come, a distanza di pochi anni dall’avvento di queste tecnologie più economiche e portatili, numerosissime sale di ripresa abbiano iniziato a chiudere in rapida sequenza, strozzate dai debiti (per l’acquisto di apparecchiature onerose in una congiuntura economica sfavorevole), dalla drammatica riduzione dei profitti e dall’aumento dei costi di gestione.
Colpevolizzare la tecnologia emergente è stata, spesso, la giustificazione per le scelte miopi che in certi casi hanno portato a queste spiacevoli conseguenze, dove un senso di nostalgia per i tempi andati e un’incapacità di vedere i lati positivi del digitale nel confronto del classico analogico hanno impedito la transizione dal passato al futuro.

Fig. 1 –Abbey Road Studios: storico studio londinese che continua a sopravvivere principalmente grazie alle riprese orchestrali per colonne sonore e alle continue petizioni per mantenerlo aperto.
Fig. 1 – Abbey Road Studios: storico studio londinese che continua a sopravvivere principalmente grazie alle riprese orchestrali per colonne sonore e alle continue petizioni per mantenerlo aperto.

Uno studio professionale non è più necessariamente un tempio del suono con attrezzature all’avanguardia e locali appositamente studiati per la ripresa e il trattamento dell’audio, ma piuttosto una struttura in grado di accogliere con facilità qualsiasi tipo di progetto e di soddisfare le necessità del cliente. Queste capacità si misurano unendo le risorse umane a quelle tecniche: poche apparecchiature selezionate nelle mani giuste spesso danno risultati migliori di quelli ottenibili mettendo a disposizione illimitate risorse in mani meno esperte.
Fortunatamente, molte sale di ripresa storiche hanno imparato a valorizzare il proprio passato e la propria esperienza diversificando i servizi e lavorando con budget ridotti senza per questo sacrificare la qualità, accettando le nuove tecnologie ed eliminando quelle meno richieste.
Indipendentemente dal tipo di studio professionale (analogico, digitale, con o senza banco di missaggio), almeno tre requisiti rimangono fondamentali per garantire un servizio all’altezza del proprio nome.

Fig. 2 - Avid ICON ES, controller per Pro Tools con supporto specifico di tutte le funzioni del software e una sezione analogica esterna dedita al monitoraggio.
Fig. 2 – Avid ICON ES, controller per Pro Tools con supporto specifico di tutte le funzioni del software e una sezione analogica esterna dedita al monitoraggio.

Per prima cosa lo studio deve avere un’installazione che possa adattarsi a diverse esigenze. Ad esempio, deve offrire la possibilità di collegare apparecchiature del cliente o a noleggio, oppure di poter spostare facilmente l’equipaggiamento secondo le necessità. In modo simile, la parte software deve essere efficiente e ragionevolmente aggiornata (sia in termini di programmi che di plug-in) e deve essere possibile lavorare con interfacce diverse. La differenza tra un ottimo studio privato e un buono studio professionale si nota soprattutto su questo punto: numerosi studi privati hanno un’installazione professionale e macchine all’avanguardia, ma pochissimi sono progettati per essere facilmente riconfigurati per utenti e usi diversi da quelli previsti dal proprietario.
In secondo luogo, in base alle dimensioni degli ambienti di ripresa, lo studio deve essere in grado di ospitare facilmente il numero di musicisti che la capacità consente, e quindi di fornire un adeguato sistema di ascolti (e collegamento in video dove necessario). Questo significa sia una adeguata disponibilità di accessori essenziali (sedie, tavoli, tappeti, leggii, lampade, ecc), sia un sistema di monitoraggio in cuffia capace di servire l’artista solista come un’orchestra di vari elementi.
Infine, ci deve essere una ragionevole scelta di apparecchiature per la ripresa che consenta alla produzione di fare delle scelte basate sulle proprie esigenze e budget. Questo significa che avere a disposizione una varietà di preamplificatori microfonici, microfoni e outboard è preferibile rispetto a un grande numero dello stesso tipo, ma nel caso di uno studio di modeste dimensioni implica anche che è meglio investire sulla qualità delle scelte piuttosto che sulla quantità.

Scelte hardware: mixer
La scelta forse più difficile e controversa per uno studio è quella del banco. Negli anni passati, la scelta del modello giusto di console di missaggio era mirata ad attirare la specifica clientela che ne aveva la necessità. Al giorno d’oggi il dilemma è prevalentemente se avere un banco o meno: un mixer da studio non è più indispensabile per il missaggio, sia per motivi di portabilità della session che di tempistica, e persino gli amanti dell’analogico preferiscono l’uso di sommatori esterni per guadagnarne il carattere senza perdere l’immediatezza del recall istantaneo offerto dalle workstation digitali.

Fig. 3 - SSL Duality (in questa immagine nello studio di Gigi D’Alessio), console unica nella sua categoria perché combina qualità e flessibilità di un prodotto di fascia alta con il protocollo HUI per l’uso come controller.
Fig. 3 – SSL Duality (in questa immagine nello studio di Gigi D’Alessio), console unica nella sua categoria perché combina qualità e flessibilità di un prodotto di fascia alta con il protocollo HUI per l’uso come controller.

Il mixer analogico d’altra parte è quasi insostituibile in fase di registrazione per poter allestire monitoraggi senza latenza, e ha l’indubbio vantaggio di unire l’impronta sonora alla velocità di utilizzo.
Un’alternativa al passo con i tempi è il cosiddetto controller, che ha l’aspetto di un banco (e volendo le dimensioni, dato che anche l’occhio vuole la sua parte) e che consente di gestire remotamente le funzioni di uno o più software audio. I controller più evoluti sono anche dotati di una sezione analogica dedita alla gestione delle sorgenti audio e del monitoraggio in sala, stereo e multicanale, però, per quanto riguarda il monitoraggio in registrazione e la latenza del sistema, si affidano interamente alla capacità del software audio di gestire le interfacce.
L’ulteriore opzione è quella di un banco completamente digitale, una scelta sicuramente controversa che dal canto mio non considererei per uno studio professionale.
Numerose console con DSP dedicato sono apparse sul mercato pro, alcuni esempi classici di classe elevatissima sono la Neve Capricorn, Sony Oxford o SSL Axiom MT (ciascuna con costi al tempo di immissione sul mercato vicino al mezzo milione di euro), ma sono poi diventate obsolete nel giro di pochi anni. Investimenti di tale sorta raramente vengono recuperati nella vita limitata di questi prodotti. È più prudente invece configurare un buon sistema basato su un computer Apple oppure un PC, in quanto la loro sostituzione può essere pianificata ogni tre o quattro anni senza costi esorbitanti. Qualsiasi DAW offre più flessibilità in fase di missaggio e ci sono numerosi vantaggi nel preferire un controller di ottima qualità a un banco, se la scelta di fondo è digitale.

Fig. 4 – Audient ACS 8024 è identico nella parte analogica al banco ASP 8024 e aggiunge un frame per accogliere un controller per DAW.
Fig. 4 – Audient ACS 8024 è identico nella parte analogica al banco ASP 8024 e aggiunge un frame per accogliere un controller per DAW.

Dove il budget lo consente la soluzione ibrida mixer analogico/controller è sicuramente quella più in linea con i tempi e le aspettative del cliente. Un banco di qualità ha ingressi sufficienti sia per registrare che per il missaggio, oltre alla possibilità di coprire qualsiasi esigenza: dal semplice lavoro in stereo usando il banco come controller, al missaggio In The Box usando il mixer come sommatore, fino alla registrazione o missaggio tradizionale usando ogni percorso di segnale a disposizione.
Le possibilità sono molteplici in relazione al numero di canali e di fader che sono necessari. Tuttavia partendo da un minimo di 16 fader ci sono almeno tre prodotti da considerare: la console Neve Genesys, modulare da 16 a 64 canali, il banco Solid State Logic AWS 900 a 24 canali, e il banco Solid State Logic Duality a 24 o 48 canali. Questi prodotti prevedono tutti un doppio utilizzo dei fader per la parte analogica e, alla pressione di un bottone, per il controllo del DAW unitamente a una serie di opzioni e pulsanti (touch screen, encoder, ecc) dedicati a questo fine. L’operatore non deve cambiare posizione di ascolto per lavorare con il computer e il sistema di controllo del monitoraggio consente di gestire facilmente sia lo stereo che il multicanale. La gestione della registrazione è semplificata grazie ai canali analogici che permettono di miscelare gli ascolti per i musicisti senza alcuna latenza.