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di Francesco Bruni

Record è un software di sequencing e registrazione audio e MIDI dotato di grande intuitività e immediatezza di utilizzo. Pensato soprattutto per i musicisti che non vogliono addentrarsi nei meandri dei settaggi e delle funzioni che rendono altre workstation più potenti e al contempo più complesse, Record è comunque dotato di molte caratteristiche interessanti, non ultima l’ottimo mixer modellato su un banco SSL 9000K. Coloro che non conoscessero Record potranno trovarne una descrizione più dettagliata nel test pubblicato nel numero di CM&PS n. 8, ottobre 2009. Nella release 1.5 di Record ci sono molte novità condivise con Reason 5 (il cui test è stato pubblicato su CM&PS n. 9, novembre 2010), come la modalità Blocks, mentre altre riguardano aspetti specifici di questo software, come l’introduzione di un potente processore chiamato Neptune sul quale concentreremo la maggior parte del nostro test.

Neptune
Neptune (Fig. 1) è un insieme di strumenti racchiusi in un unico dispositivo: Pitch Corrector, Pitch Shifter, Voice Synth polifonico. Anche se è stato progettato specificamente per l’elaborazione di voci, le sue applicazioni possono essere molteplici, dall’intonazione di groove percussivi fino al transpose in tempo reale del materiale audio che passa al suo interno. Partendo dalla sinistra del ricco pannello frontale di Neptune incontriamo due wheel chiamate rispettivamente Bend e Vibrato che, anche se inusuali in un dispositivo deputato al pitch correction in tempo reale, evidenziano subito la sua natura di synth.

Fig. 1 – Neptune Pitch Adjuster and Voice Synth
Fig. 1 – Neptune Pitch Adjuster and Voice Synth

Il segnale che passa attraverso Neptune viene, infatti, trattato come un vero e proprio oscillatore. Agendo sulla wheel chiamata Bend sposteremo la sua intonazione (non la sua velocità di riproduzione come accadrebbe in un campionatore) di un certo numero di semitoni definibile tramite il parametro Range, posto sopra del controllo appena citato. Analogamente, muovendo il controllo chiamato Vibrato, applicheremo una modulazione ciclica del pitch del segnale passante, la cui velocità viene stabilita tramite il potenziometro Rate posizionato sempre sopra questo controllo, proprio come accadrebbe con l’oscillatore di un vero synth.
Spostandoci a sinistra troviamo un pulsante chiamato Midi che ci permette di decidere verso quale sezione di Neptune indirizzare i segnali MIDI ricevuti: la sezione relativa alla correzione dell’intonazione in tempo reale (To Pitch Adjust) o quella relativa al synth vocale (To Voice Synth). Una delle caratteristiche più interessanti di questo dispositivo è infatti quella di poter effettuare il pitch correction sia in automatico, sia in manuale tramite MIDI, sia con una combinazione dei due metodi. Oltre al suddetto pulsante in questa zona del pannello di Neptune ci sono anche tre piccoli LED che indicano rispettivamente quale delle due destinazioni abbiamo scelto per le note MIDI, e la presenza o meno del segnale MIDI in ingresso.
Sopra questa sezione ne troviamo un’altra chiamata Input contenente tre pulsanti (Low Freq, Wide Vibrato, Live Mode) tramite i quali possiamo stabilire alcune caratteristiche del segnale in ingresso per una migliore elaborazione dello stesso. Ad esempio, nel caso ci trovassimo in presenza di una voce particolarmente profonda, attivando il pulsante chiamato Low Freq, Neptune riuscirebbe a individuare le frequenze basse in modo più preciso. Va però sottolineato che questa funzione introduce una maggiore latenza nella velocità di correzione in tempo reale del segnale, in quanto tali frequenze hanno cicli temporali più lunghiSe la linea vocale contiene una grande quantità di vibrato è consigliabile attivare il pulsante chiamato Wide Vibrato: in questo modo Neptune ignorerà tutti i vibrati presenti individuando correttamente il pitch delle note. Il pulsante Live Mode riduce al minimo la velocità di correzione dell’intonazione, funzione molto utile soprattutto se si vuole utilizzare Neptune in tempo reale collegandovi direttamente un microfono.

Fig. 2 – La sezione Pitch Adjust
Fig. 2 – La sezione Pitch Adjust

Il resto del pannello frontale è occupato dalle tre sezioni principali di Neptune che sono connesse tra loro in serie e attivabili singolarmente: Pitch Adjust, Transpose e Formant. Nella sezione Pitch Adjust (Fig. 2) troviamo due menu con i quali scegliere la tonalità (Root) e la sequenza di intervalli (Scale) con cui effettuare la correzione: il menu Scale in particolare contiene una serie di preset con alcune delle scale più diffuse, ossia cromatica, maggiore, minore naturale, minore armonica, dorica e misolidia. Se dovesse servirci una scala non presente fra i preset potremmo sempre comporla tramite la piccola tastiera cromatica posta sulla parte bassa della sezione Pitch Adjust.
Il parametro Catch Zone Size corrisponde a un piccolo slider orizzontale che definisce, una volta stabilite le note da correggere in un’ottava, un intervallo misurato in centesimi di semitono che si avvicina o si allontana dalle stesse, entro il quale verrà effettuata l’analisi del segnale in ingresso. Per fare un esempio pratico supponiamo di avere scelto di catturare e intonare tutti i Re, Sol e La: settando il Catch Zone Size con valori bassi Neptune eseguirà una correzione più delicata agendo solo quando il pitch di tutti i Re, Sol e La rilevati si allontana di pochi cent dal centro delle stesse, lasciando tutto il resto invariato. Al contrario, utilizzando valori alti, la correzione risulterà più evidente in quanto Neptune, avendo un range più ampio rispetto al centro delle note stabilite, interverrà più spesso durante l’analisi, riportando il pitch al valore corretto. A seguire troviamo un display posto sopra la tastierina cromatica che ci offre informazioni sulle Catch Zones, visualizza le note rilevate in ingresso e le stesse corrette, fornendoci anche la eventuale distanza fra loro.

Fig. 3 – La sezione Pitch Adjust
Fig. 3 – La sezione Pitch Adjust

Abbiamo inoltre la possibilità, tramite quattro piccoli pulsanti, di memorizzare fino a quattro preset per ogni istanza di Neptune, che contengono le informazioni relative alla scala, la tonalità e le Catch Zones usate. A chiudere la sezione Pitch Adjust c’è il relativo pulsante di attivazione e i due potenziometri Correction Speed, deputato a settare la velocità di azione nell’intonazione delle note, e Preserve Expression, quest’ultimo in particolare stabilisce la quantità di vibrato da mantenere rispetto al segnale originale quando si usano settaggi elevati di Correction Speed. La sezione chiamata Transpose (Fig. 3) prevede il settaggio del numero di semitoni e centesimi di semitono da usare (rispettivamente +/-12 e +/-50), mentre la sezione Formant (Fig. 4) ha un solo potenziometro chiamato Shift.

Fig. 4 - La sezione Formant
Fig. 4 – La sezione Formant

Quest’ultima sezione in particolare, quando attivata, permette di mantenere bloccate le formanti di un segnale in ingresso evitando lo spostamento delle stesse (e quindi il conseguente cambio di sesso nelle voci dei cantanti) durante le operazioni di Pitch Shift e Pitch Adjust.
A chiudere il pannello frontale di Neptune troviamo i due fader per miscelare fra loro il segnale processato dal Pitch Corrector e quello generato dal Voice Synth. Sul pannello posteriore (Fig. 5) ci sono varie connessioni audio, e cioè ingresso e uscita per il segnale da processare, e uscita separata per il Voice Synth, molto utile per elaborare quest’ultimo con ulteriori effetti. Anche per quanto riguarda i Control Voltage In/Out c’è un’ottima dotazione che farà sicuramente felici i più smanettoni: ci sono gli ingressi per il controllo del Pitch Bend, del Vibrato e del parametro Formant Shift, affiancati a due ulteriori ingressi Gate e Note per collegare a Neptune un dispositivo esterno che gli invii note da indirizzare alle varie sezioni (arpeggiatore o step sequencer: le sperimentazioni sono obbligatorie!). Infine troviamo due CV Out che generano tensioni di controllo relative al pitch e all’ampiezza del segnale in ingresso processato.

Fig. 5 – Il pannello posteriore di Neptune
Fig. 5 – Il pannello posteriore di Neptune

Altre novità

Fig.5 - L’interfaccia grafica di Record
Fig.5 – L’interfaccia grafica di Record

Insieme alla correzione di qualche piccolo bug (procedura di normale routine vista la giovane età del software) e le già citate novità che Record 1.5 condivide con Reason, questa release vede la presenza di nuove caratteristiche che aiutano l’utente soprattutto durante la fase creativa, facilitando alcuni aspetti del flusso di lavoro. In particolare sono state aggiunte due funzioni molto utili come la normalizzazione e il reverse dei file audio registrati con la possibilità, in un secondo momento, di eseguire un bounce degli stessi come sample da caricare direttamente all’interno dei vari instrument a campionamento quali NN-XT, NN-19, Redrum o Kong.
Molto interessante è anche la possibilità, tenendo premuto il tasto Ctrl su PC o Alt su Mac, di allungare o accorciare i vari audio clip nel tempo sfruttando il potentissimo algoritmo di time stretch proprietario di Record, e riuscendo in maniera semplice e diretta a mettere a tempo con il BPM della song le varie porzioni audio.

In prova
Come è facile intuire, dopo una veloce verifica delle nuove caratteristiche, i nostri test si sono concentrati in particolare sull’utilizzo di Neptune che si è rivelato uno strumento molto versatile e potente. Data la grande quantità di parametri a nostra disposizione l’utilizzo del Pitch Correct in tempo reale potrebbe non fornire subito i risultati attesi ma, effettuando un po’ di tentativi e settando in maniera più fine sia i vari parametri che la loro combinazione, ci viene rivelata tutta la bontà dell’algoritmo di correzione implementato in Neptune.
Nei nostri esperimenti siamo riusciti, senza grossi sforzi, a ottenere linee melodiche vocali intonate in maniera molto naturale partendo da materiale non eseguito nel modo più ortodosso, e lo stesso dicasi per altri strumenti monofonici differenti dalla voce (sax, trombe, ecc). Particolarmente interessanti sono risultate sia la possibilità di utilizzare la combinazione della correzione automatica e manuale inviando a Neptune note MIDI dal sequencer o dal controller MIDI, sia l’opzione di poter correggere solo alcune note dell’ottava, stabilendo quanto sia sensibile a esse l’algoritmo di riconoscimento.
C’è da sottolineare che la totalità delle operazioni vengono eseguite con la massima rapidità, riuscendo a gestire tutti i parametri disponibili su un unico pannello. La sezione Voice Synth è molto divertente: abbiamo creato cori armonizzati che, con la combinazione di alcuni Neptune e alcuni delay, sono risultati credibili soprattutto se ascoltati nel mix, abbiamo cercato soluzioni meno convenzionali come quella di collegare un arpeggiatore al Voice Synth generando strane melodie e abbiamo sfruttato le uscite e gli ingressi CV per controllare sia Neptune che altri synth. È proprio in questi ultimi due aspetti che Neptune si distingue dai suoi simili, evidenziando la sua natura di strumento creativo e orientato, come da buona tradizione Propellerhead, alle più ardite sperimentazioni, grazie alle infinite combinazioni e modi di utilizzo ai quali si presta! Utilizzando Neptune con materiale polifonico come chitarre e groove percussivi abbiamo ottenuto risultati abbastanza soddisfacenti per quanto riguarda il Pitch Shifting in tempo reale, anche se esistono processori in grado di compiere questo compito con maggior qualità.

Conclusioni
In generale Record continua a mantenere tutte le sue caratteristiche di estrema stabilità e immediatezza di utilizzo, anche nel caso si vogliano creare progetti complessi o adottare soluzioni e percorsi inusuali, altrimenti impossibili da realizzare con i classici sequencer. A fronte di tutti questi aspetti che lo rendono unico, ciò che a nostro avviso risulta ancora un po’ carente è la sezione di editing audio che, nonostante sia stata arricchita con ulteriori funzioni e strumenti rispetto alla versione 1.0, non è abbastanza matura e competitiva rispetto ai suoi blasonati colleghi, anche se è sciocco fare paragoni proprio perché questo software ha una sua particolare filosofia operativa che è del tutto differente dalle altre DAW.
Va anche detto che la vera forza di Record si esprime in pieno solo quando utilizzato in combinazione con Reason in quanto, senza quest’ultimo installato nel sistema, vengono a mancare tutti i synth e quasi tutti gli effetti, limitando di fatto le possibilità creative, a conferma della filosofia di Record 1.5 orientata verso i musicisti elettronici e più creativi.

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