Apertura_TH2-DVDBox3DSchermata 2014-04-03 alle 09.58.05Scaricato il software, circa 250 MB per la versione Mac, procediamo all’installazione selezionando le possibili opzioni: RTAS, VST, Audio Units o Standalone, ciascuna di poco più di 80 MB. Si procede quindi velocemente all’autorizzazione del software tramite il proprio account e il serial number, e se la nostra DAW è collegata a Internet la procedura è velocissima.
Entriamo allora in TH2. Il primo impatto è rassicurante in quanto non molto dissimile dalla precedente versione, il che ci fa sentire a casa. Ancora più ampia rispetto al predecessore la dotazione di ampli, stompbox e cabinet: 25 nuovi amplificatori, otto cabinet e cinque nuovi effetti. La grande novità di TH2 sono proprio gli amplificatori Randall e Brunetti. Per caricare questi modelli, che non compaiono nel menu a tendina sulla sinistra della testata dell’amplificatore, è necessario accedere ai menu dedicati Randall e Brunetti cliccando di destro con il mouse posizionato sulla testa.

Interfaccia grafica e collegamenti
In realtà, subito, un aspetto grafico ci sorprende positivamente: ora è possibile dimensionare la finestra del plug-in anche oltre la schermata predefinita trascinando con il mouse l’angolo destro della finestra stessa, allargando quindi fino a poter vedere tutta la catena dei collegamenti previsti da TH2. L’interfaccia prevede due grandi livelli: uno superiore in cui è raffigurata la catena di collegamento (Guitar/Pre/Cabinet/Stomp/Rack) e un livello inferiore che altro non è che il dettaglio zoomato di quanto selezionato al livello sovrastante.

Fig. 1 – Il mainscreen
Fig. 1 – Il mainscreen

Per prima cosa assicuriamoci di lavorare in stereo, ricordandoci però che la sorgente nel nostro segnale (la chitarra) è mono.
All’interno del software che stiamo utilizzando (Cubase piuttosto che Pro Tools o altro) creiamo una traccia stereo e nell’insert andremo a caricare il plug-in TH2. Per prima cosa è fondamentale, agendo con il tasto destro del mouse e cliccando all’altezza dell’ingresso della chitarra raffigurata nel plug-in, selezionare la voce Left Channel Input. Solo in questo modo il plug-in si comporterà correttamente nel restituire un suono stereofonico pur con una sorgente mono.
Come nel precedente TH1 il software è organizzato per sezioni, anche se ora più articolate (oramai è uno standard abbastanza comune a tutti i software del settore), che ricostruiscono esattamente la catena di collegamento del chitarrista: dalla chitarra agli stomp e al preamplificatore o alla testata, a seguire la sezione cabinet con la relativa microfonatura ed eventualmente dei rack dedicati. Nella realtà normalmente i rack sono posizionati tra la chitarra e l’amplificatore o nel send return della testata (non lavorando ovviamente su segnali di potenza), a livello digitale ovviamente la cosa è di poco conto, sempre tenendo presente però la differenza tra pre e post nel caso di effetti quali delay e riverberi.
TH2 consente di inserire uno stomp o un effetto rack in qualsiasi punto della catena: è sufficiente avvicinare il mouse al cavo di collegamento tra un componente e l’altro, e cliccando con il tasto destro vedremo comparire l’elenco degli effetti disponibili suddivisi per categorie. Una miniatura ci aiuterà a distinguere gli effetti a rack da quelli stompbox.

Fig. 2 – L’ingresso della chitarra
Fig. 2 – L’ingresso della chitarra

Non trascuriamo un componente che per molti chitarristi potrebbe apparire inutile, ovvero lo splitter posto subito dopo la chitarra. Si tratta di un componente dedicato all’eventuale separazione del segnale su due linee parallele distinte, consentendo così di processare separatamente i due segnali. All’utente la scelta se lavorare in modalità Band Pass o Normal dal microswitch X-Over Mode, mettendolo eventualmente in posizione Off se la cosa non dovesse essere di nostro interesse. In buona sostanza si tratta di un crossover per la separazione tramite un filtro della parte ad alte frequenze da quella a basse frequenze, per dare così la possibilità di lavorare separatamente sui due segnali prodotti per poi miscelarli nuovamente alla fine della catena.
Sempre a livello di analisi dell’interfaccia grafica, nella parte superiore è presente un’utile e intuitiva sezione dedicata ai parametri generali del segnale di ingresso, uscita e tuner con indicatori a LED per il monitoraggio del livello del segnale. Cliccando poi sul pulsante master avremo accesso a una sezione generale per il controllo veloce dei principali parametri del suono quali Gate, Low, High, Reverb e Delay.

Browser interno
Subito sotto alla sezione Master, le informazioni relative al Sound Bank in uso. 999 Bank Factory non modificabili e 999 User memorizzabili, dove ciascuno dei 999 Bank contiene fino a otto Variation. Cliccando sul pulsante Search avremo accesso al browser interno per la ricerca e/o la memorizzazione dei nostri timbri. È possibile cercare dei suoni anche grazie all’utilizzo di keyword o accedendo alle categorie di genere che il software propone. Utilissima la funzione di Pre Listen per poter ascoltare i vari preset velocemente senza necessariamente doverli caricare, e in ogni caso sia il browsing che il caricamento dei preset è molto più veloce rispetto alla precedente versione.

Fig. 3 – L’elenco degli effetti disponibili
Fig. 3 – L’elenco degli effetti disponibili
Fig. 4 – Il browser interno
Fig. 4 – Il browser interno

Gli Smart Control infine, situati nella parte inferiore del mainscreen, sono dei controller veloci completamente personalizzabili. Ciascuno degli otto potenziometri può essere assegnato a un componente scelto dall’utente: sarà sufficiente trascinare in drag and drop l’elemento di nostro interesse sul potenziometro ed ecco comparire una icona che ci segnala l’aggiunta del componente al controller; cliccando con il tasto destro del mouse comparirà poi un menu dedicato con i parametri.

Cabinet e microfoni
Una delle più importanti novità della versione TH2 (oltre a una maggior dotazione di ampli, stomp e cabinet emulati) è la tecnologia dedicata ai microfoni denominata ReSPiRe 2 Technology. In pratica, oltre ai due microfoni per la ripresa del cabinet posizionabili in altezza, orientamento a destra e a sinistra, e distanza, abbiamo anche la ripresa posteriore dell’amplificatore.
Possiamo posizionare le aste dei microfoni spostandole con il mouse, ma in realtà è preferibile con un doppio click sul cabinet visualizzare il menu dedicato che indicherà il tipo di cassa in uso, il tipo di microfono e la posizione orizzontale, quella verticale e la distanza, espressa in centimetri. Questo vale sia per il microfono A che B provvedendo poi a settare la miscela dei due dall’apposito controllo Balance. Molti i nuovi microfoni proposti per la ripresa del cabinet.

Schermata 2014-04-03 alle 09.57.48Conclusioni
Avevamo già espresso pareri ampiamente positivi per il predecessore Overloud TH1, e non possiamo che confermare le impressioni per il nuovo TH2, ancora migliorato in diversi aspetti.
Non solo i nuovi modelli inclusi, Randall e Brunetti, suonano davvero bene, ma la sezione cabinet/microfoni ora è ancora più efficace; molti anche i nuovi mic per la ripresa del cabinet.
Il software è stabile e snello, richiedendo pochissime risorse di RAM e CPU, consentendo quindi di poter lavorare con bassissimi valori di latenza, un aspetto fondamentale se utilizziamo il plug-in durante la registrazione e non in fase di re-amping. Sono enormemente migliorate anche le prestazioni in termini di tempi di caricamento dei preset. Un plug-in che non può mancare sulla nostra DAW!

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