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di Giulia Bigi

Uno dei punti critici nel funzionamento di sistemi per virtual instrument è l’affidabilità del setup su computer, cui sottintende la sua stabilità. Il problema nasce laddove soft-ware di per sé non esenti da bug e difetti, si trovano a convivere con hardware diversi e sistemi operativi progettati per gli usi più disparati.
L’altra metà dell’universo è rappresentata dalla gestione delle risorse, cioè dall’esigenza di far convivere la DAW con librerie sterminate e plug-in affamati di RAM e di cicli di CPU, da condividere con i processi propri del computer. Nel tempo, i produttori hanno proposto differenti soluzioni: sistemi operativi ottimizzati, DSP dedicati, nuove tecniche di sintesi e possibilità di installare separatamente motori audio e librerie.
Nulla di ciò, però, ha offerto un’alternativa definitiva, capace di modificare il panorama del lavoro in studio e live, fino all’arrivo del primo Receptor.

La filosofia
Muse Research Receptor è un computer in formato rack, due unità, il cui funzionamento è controllato da un sistema operativo basato su Linux, customizzato e interamente dedicato all’esecuzione di virtual instrument e plug-in.
Il rack comprende un’interfaccia audio professionale a 24 bit/96 kHz. Oltre al funzionamento standalone, l’unità è capace di integrarsi all’interno della DAW sotto forma di plug-in con l’accesso al sistema operativo.
Il tratto distintivo rispetto ai normali computer è proprio il sistema operativo: l’interfaccia grafica è costituita di sole tre pagine (Mixer, Setup ed Edit), cui si aggiunge la possibilità di visualizzare l’interfaccia grafica originale di instrument e plug-in (Fig. 1). Ciò significa, in altre parole, che le risorse di sistema sono sfruttate esclusivamente per i processi legati all’audio e al funzionamento di virtual instrument, librerie e plug-in. L’operatività è possibile direttamente da pannello, come in un tradizionale modulo sonoro, connettendo un monitor al rack o in remoto dalla DAW.

Fig. 1 – Native Instrument Philharmonik Miroslav visualizzato in Receptor  Remote Control
Fig. 1 – Native Instrument Philharmonik Miroslav visualizzato in Receptor
Remote Control

Il quadro è completato da un aspetto non secondario: il sistema operativo di Muse Research supporta software in formato VST per PC, che sono installati tramite appositi setup (e disponibili nel sito www.plugorama.com) oppure, grazie alla nuova funzione Direct Install, con i tradizionali setup forniti dai produttori.
L’applicazione Direct Install funziona richiamando da web dei Direct Installer, cioè set di istruzioni realizzati dalla stessa Muse Research e necessari al SO per installare il software. Per l’autorizzazione dei VSTi, Receptor utilizza il sistema iLok. Inoltre, la funzione per plug-in non supportati consente di installare alcuni VSTi utilizzando i file dll.
L’hardware è fornito con un bundle di software, tra cui alcuni premium (PSPaudioware, Ohm Force Predatohm, FXpansion DR-005 e Dash Signature), demo della durata di 30 giorni (Native Instrument, GForce, Modartt, ecc) e un’infinità di freeware indirizzati a differenti generi e in particolare a Pop e Rock. Sono inoltre disponibili bundle che comprendono pacchetti completi di software, tra cui Native Instruments Komplete e kit GForce, Rob Papen e Vir2.

Hardware
La novità principale introdotta dalla serie 2 di Receptor riguarda i processori: AMD Athlon II (modello standard) e Intel Core 2 Duo (Pro e Pro Max). La nuova serie 2+, arrivata sul mercato come aggiornamento della serie 2, introduce processori più veloci e hard disk più capienti, anche SSD. Le caratteristiche complete per il modello in prova comprendono processore Intel Core 2 Duo da 2,5 GHz, 4 GB di RAM, Hard Disk Seagate Barracuda (7.200 RPM) da 750 GB, connessione Fast/Gigabit Ethernet Base-T (10/100/1.000 Mbit/s) e compatibilità con hard disk a stato solido opzionali.
Il pannello frontale comprende il display LCD 2×24, sei encoder con sensibilità alla pressione dedicati alla navigazione dei menu e 11 pulsanti per data entry e selezione delle pagine. Gli altri controlli comprendono un pulsante dedicato alle funzioni di On/Off e gli encoder per livello di input e output. Il pannello frontale ospita la porta USB 2.0, l’uscita cuffie e l’ingresso Hi-Z.
Fig 2Le altre connessioni sono disposte sul retro di Receptor e per l’audio comprendono due coppie di TRS da 1/4” per gli I/O analogici, una coppia di RCA per l’I/O digitale su S/PDIF coassiale, un ADAT Out ottico da otto canali e MIDI In/Out/Thru (Fig. 2). I convertitori dell’interfaccia lavorano a 24 bit e 44,1, 48 o 96 kHz e sfruttano un Asahi Kasei AK4524, CODEC di realizzazione non recente e dotato di controllo di volume analogico in ingresso e digitale in uscita (Fig. 3).

Fig. 3 – L’interno di Receptor e la scheda audio
Fig. 3 – L’interno di Receptor e la scheda audio

Il clocking da sorgente esterna digitale è possibile anche via S/PDIF, opzione utile per il sync tra DAW e Receptor con UniWire e interfaccia interna attiva. La connettività è completata dalle porte FireWire, VGA, DVI e dalle sei porte USB per mouse, tastiere, hard disk aggiuntivi, controller MIDI.

Mixer
Il mixer virtuale del sistema operativo conta 16 canali, due bus di effetti e un canale master. Ciascuna channel strip corrisponde a una patch Single, mentre l’intero mixer è memorizzato in una patch Multi. Per ogni canale è possibile impostare come sorgente un VSTi, un input dell’interfaccia o il software UniWire: gli effetti sono inseriti a livello della channel strip (tre slot) o del Master, mentre i due send consentono di inviare il segnale ai bus (tre slot ciascuno).
Gli insert possono essere combinati in serie, in parallelo o in una configurazione mista. La sorgente di ogni canale è mostrata nella label della channel strip, così che è possibile visualizzare in ogni momento la patch Multi caricata. Inoltre, quattro icone mostrano caricamento e bypass di sorgente ed effetti: il bypass può essere effettuato dal plug-in o direttamente dal mixer, anche per l’intero canale. Alla selezione di una channel strip, l’interfaccia mostra una visualizzazione estesa, con selezione di VSTi/banco/preset per sorgente ed effetti, filtro MIDI e bypass.
Il routing audio e MIDI è accessibile tramite matrici dedicate, con le opzioni MIDI che consentono di combinare su uno stesso canale più VSTi.
Grazie ai nuovi filtri MIDI, inoltre, i layer possono essere combinati anche associando differenti zone del controller MIDI o differenti valori di Velocity.

Fig. 4 – La GUI di Receptor
Fig. 4 – La GUI di Receptor

Il caricamento dei banchi e dei preset degli instrument avviene con un sistema unificato creato da Muse Research, che consente di richiamare i suoni sfruttando Bank e Program Change. Allo stesso modo, è possibile richiamare patch Multi e Single. Il mixer (Fig. 4) è interamente navigabile da pannello, utilizzando gli switch Source, FX A/B/C e Mix abbinati agli encoder.

Snapshot e live
Una delle più recenti introduzioni nel software Receptor riguarda gli Snaphot, cioè la possibilità di salvare configurazioni del mixer in preset tra cui è possibile lo switch in tempo reale senza interruzione dell’audio. Uno Snapshot Bank corrisponde al setup del mixer e contiene tutti i plug-in caricati e le rispettive configurazioni.
Eventuali variazioni nelle impostazioni di mix sono memorizzate nelle Snapshot Patch. Al caricamento dello Snapshot Bank, Receptor carica nella RAM tutti i plug-in e i campioni necessari: al variare della patch, le impostazioni del mixer saranno modificate mentre i campioni e gli instrument rimarranno caricati nella RAM.

MIDI
Il mixer di Receptor è controllabile via MIDI (MSN e LSB): selezione della sorgente, del banco e del preset, attivazione del bypass, configurazione degli slot di effetti, Mute, Solo, ecc. I parametri dei singoli VSTi possono essere controllati via CC utilizzando messaggi MIDI NRPN. Un editor apposito, inoltre, consente di impostare l’ordine in cui i parametri sono mostrati nei menu accessibili tramite pannello.
I primi quattro parametri di ciascun plug-in possono essere assegnati ai quattro pulsanti del pannello hardware, mentre i primi 16 sono controllabili anche via CC MIDI con supporto per messaggi LSB e MSB: ciò significa poter creare una mappatura personalizzata di almeno 16 parametri di ciascun VSTi.
L’automazione all’interno della DAW è possibile a patto di considerare che la mappatura attiva su UniWire è quella interna di Receptor e che dovremo quindi programmare le curve dei singoli CC. Il buffer disponibile utilizzando l’interfaccia interna arriva a 32 sample a 44,1 kHz.

UniWire e Remote: integrazione con la DAW
La chiave di volta per il lavoro in studio è l’applicazione UniWire, che consente di utilizzare Receptor come un plug-in o instrument AU/VST/RTAS all’interno della DAW. All’attivazione di UniWire è possibile far sì che l’interfaccia audio di Receptor sia disattivata. In ogni caso, il buffer size e il sample rate interni saranno adattati alla DAW.
La comunicazione con la DAW avviene interamente attraverso Ethernet, per cui i flussi audio e MIDI sono scambiati bidirezionalmente attraverso un’unica connessione. La latenza introdotta è pari al doppio di quella impostata nell’host. UniWire consente di selezionare direttamente Patch Multi e Single, ma può anche lavorare in tandem con Remote Control, un’applicazione che duplica la GUI di Receptor nel nostro computer, rendendo accessibili tutte le funzioni grazie a un server VNC.
L’interfaccia di UniWire consente di impostare il routing audio e MIDI dalla DAW a Receptor, nel secondo caso inviando messaggi anche a un solo canale del mixer o a una sezione particolare della channel strip. Per il controllo totale del mixer, invece, UniWire utilizza porte MIDI virtuali fino a un massimo di 92 per connessione Ethernet.
L’eventuale presenza di porte Ethernet Gigabit nel nostro computer consente di utilizzare contemporaneamente fino a dieci Receptor con l’utilizzo di un router, espandendo esponenzialmente il numero di canali MIDI.

In prova
L’arrivo di Receptor 2 in studio è stato accompagnato da un alone di mistero: volevamo scoprire cosa ci fosse dietro (e dentro) un progetto così particolare, lanciato contro sistemi operativi più diffusi ma mai totalmente ottimizzati per una sola applicazione audio. L’esplorazione è iniziata dal case, che è quanto di più robusto si possa immaginare.
Durante il funzionamento, però, la rumorosità è evidente pur senza alcuna vibrazione: per l’utilizzo live questo non è certo un limite, ma nel posizionamento in studio è necessaria molta accortezza. Il primo test operativo è il più semplice: colleghiamo il nostro controller MIDI a Receptor, inseriamo l’iLok, le cuffie e iniziamo a suonare un preset di pianoforte acustico. L’approccio con la selezione dei preset da pannello non è dei più immediati, poiché non è chiaramente indicato quale sia il VSTi da cui è preso il nostro suono: l’organizzazione in banchi e preset è quella tipica dei synth hardware.
Altra sorpresa è il tempo di boot del sistema, paragonabile a quello di un computer Mac e quindi veloce, ma non immediato come ci si aspetterebbe. La qualità dell’interfaccia audio è buona: non cambieremmo il nostro setup da studio con i convertitori di Receptor, ma per il live il risultato è ottimo e confrontato con workstation MIDI o synth hardware non sfigura affatto. La latenza è impercettibile anche aumentando il buffer, e i tempi di caricamento dei preset sono incredibilmente veloci. Il secondo step nel nostro test prevede il collegamento di mouse e monitor, ed ecco aprirsi un nuovo universo. L’impatto con la GUI ci fa capire di che pasta sia realmente fatto il pupillo: Receptor è un computer, ma solo sulla carta. Di fatto, non avrete mai a che fare con processi che non riguardino virtual instrument, mixer e setup audio/Ethernet. Organizzare la patch multi è semplice: l’interfaccia grafica non è esteticamente al passo con i tempi, ma in pochi secondi riusciamo a caricare i nostri virtual instrument e attivare i filtri MIDI senza problemi.
Le GUI dei plug-in sono perfettamente visibili (salvo bug come quello relativo a Omnisphere, purtroppo) e ci riportano in un ambiente di lavoro abituale per chiunque abbia anche solo la più basilare esperienza di Computer Music. In pochi minuti siamo operativi e stiamo suonando un instrument costituito da otto VSTi: un synth di Massive è associato all’ottava più bassa del controller per creare una ritmica, cui seguono un basso associato a un secondo synth (trasposto di due ottave), piano sovrapposto ad archi e così via.
A questo punto la curiosità aumenta, e decidiamo di installare i tool per l’integrazione di Receptor con la DAW: la prima scoperta, non proprio piacevole, è la lentezza del server VNC che consente la visualizzazione del sistema operativo di Receptor 2 nel nostro Mac. A parte questo, però, tutto sembra filare liscio a patto di installare la versione 1.3.20081201 di Receptor Tools su Mac: la vesione 1.3.20090817, disponibile nel sito al momento della redazione del test, su Mac OS X 10.6.5 non è in grado di riconoscere l’hardware collegato. La buona notizia arriva dall’utilizzo di UniWire (Fig. 5): il caricamento nella DAW procede senza intoppi e il sistema diventa operativo senza complesse procedure di setup. In sostanza, tutto ciò che serve è l’attivazione dell’opzione Crossover per la connessione Ethernet.

Fig. 5 – UniWire utilizzato come plug-in di effetti
Fig. 5 – UniWire utilizzato come plug-in di effetti

All’interno di Logic, UniWire è stabile e privo di problemi, mentre la combinazione Pro Tools 9/Mac OS X 10.6.5/UniWire 1.3 ha generato crash continui lavorando con buffer inferiori a 1.024 sample per la DAW (cioè 2.048 per UniWire). Su Pro Tools 9, a 1.024 sample il problema non si presenta, ma si ottiene una latenza che non consente performance in tempo reale. L’utilizzo di UniWire consente un effettivo risparmio delle risorse di sistema, poiché la RAM disponibile per la DAW rimane sostanzialmente invariata al caricamento del plug-in Receptor.
Come prevedibile, inoltre, la richiesta di risorse dovuta all’utilizzo di UniWire è totalmente indipendente dal numero di VSTi caricati nel mixer. Ad esempio, una sola istanza di Kontakt con library di pianoforte all’interno di Logic ha richiesto circa 800 MB di RAM del nostro Mac, contro i 20 MB necessari a caricare UniWire. Ottime sono anche le prestazioni con VSTi che sulla DAW divorano le risorse di sistema, e che su Receptor possono essere utilizzati senza problemi anche con bassi valori di buffer. Le potenzialità della macchina, però, non si esauriscono in termini di pura potenza di calcolo: a cambiare in maniera radicale è prima di tutto la visione del nostro parco plug-in.
I tempi di caricamento dei VSTi e dei preset sono irrisori, almeno finché non si scende sotto il 40% di RAM disponibile. Ciò può apparire una digressione puramente teorica, ma tornare alla DAW e ai plug-in software dopo giorni di lavoro dedicati a Receptor è illuminante: ogni caricamento di un soft synth appare un’attesa assai lunga, capace di interrompere il workflow e intaccare la creatività. Fermarsi a queste considerazioni sarebbe comunque riduttivo, però, perché il vero punto di forza del sistema è la potenza al servizio della creatività, grazie alle possibilità offerte dal mixer, sovrapponendo qualsiasi VSTi, e dai filtri MIDI.
Tutto perfetto, dunque? Non tutto.
L’impressione è che le prestazioni del sistema siano dipendenti dal VSTi su cui si lavora e dall’intervento di Wine (il layer di compatibilità scelto per il funzionamento delle applicazioni Windows sul SO proprietario). Inoltre, pur utilizzando lo stesso sampler, Receptor presenta performance non del tutto prevedibili e indipendenti dalle risorse richiesta dai VSTi caricati: siamo riusciti a lavorare senza intoppi con otto istanze di Kontakt e varie librerie di pianoforte, archi e piano elettrico, mentre la combinazione Kontakt/Blüthner Digital Model One sembra funzionare correttamente solamente limitandosi a un’istanza, anche con un buffer interno di 1.024 sample. Al contrario, Logic ci ha consentito l’utilizzo simultaneo di cinque istanze di Kontakt con Blüthner Digital Model One. Il problema, tra l’altro, non si risolve utilizzando un’interfaccia audio esterna poiché nasce da un picco di CPU in Receptor. Per due preset di piano elettrico abbiamo inoltre riscontrato clip che non siamo riusciti a evitare.
D’altro canto, in condizioni di utilizzo estreme, le performance offerte sono sempre migliori rispetto a quanto avviene nella DAW: quando si arriva vicini al limite della CPU disponibile, nella maggior parte dei casi l’audio continua a uscire dall’interfaccia senza crash, dropout o pop. È quindi necessario andare sul sito di Muse Research e valutare le informazioni di compatibilità fornite per ogni VSTi, per dissipare i dubbi di funzionamento con i plug-in meno diffusi.

Conclusioni
Receptor ha cambiato il profilo del lavoro in studio e soprattutto dal vivo per i professionisti che si affidano ai VSTi. Receptor 2 non solo conferma la fama del primo modello, ma sposta in avanti i confini della potenza che, di fatto, è superiore a quella di un computer di pari prezzo quando si valuta la facilità di suonare e richiamare timbri. I passi avanti da compiere in termini di compatibilità e di prevedibilità del comportamento, nella gestione delle risorse e dei VSTi più recenti, sono parte del continuo duello tra hardware e nuove release software dei plug-in. Indipendentemente da ciò, al momento Receptor 2 rimane un hardware unico nel suo genere, capace di risolvere due dei più grandi problemi legati all’utilizzo di VSTi dal vivo e in studio: il risparmio di risorse della DAW e l’affidabilità di un sistema basato sul software, senza penalizzare il flusso creativo e l’espressività.
A patto di verificare la compatibilità dei VSTi preferiti, Receptor è consigliato a chi deve costruire un setup live con grandi possibilità di espansione sonora e completamente trasferibile in studio attraverso un solo cavo. Per gli studi di registrazione, invece, il sistema di Muse Research rappresenta un’alternativa ottima a computer e catene di hard disk dedicati al solo scopo di contenere virtual instrument e librerie, con la possibilità di creare facilmente layer di VSTi, così da arrivare a un sintetizzatore hardware con motori di sintesi diversi, tutti scelti dall’utente. È un concetto che supera di gran lunga qualsiasi workstation MIDI attualmente sul mercato. Una logica diversa, molto efficace. e aperta alle scelte dell’utente finale.

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