Apertura Millennia STT-1Schermata 2014-07-03 alle 11.30.55Di Andrea Benassai

Questa macchina sembra proprio costruita per darvi tutto questo e molto di più con una qualità assoluta, in pieno stile Millennia, senza farvi rinunciare a niente. Stiamo parlando di una channel strip che comprende un preamplificatore, un equalizzatore, un compressore e un deesser, dotata di ogni tipo di ingresso e di uscita necessaria. Già descrivendolo così è possibile rendersi conto di quanto il progetto sia omnicomprensivo, ma in realtà c’è molto di più.

HARDWARE

Il mondo può essere osservato allo stato solido o dall’interno di una valvola. Questa è sicuramente la filosofia che ha ispirato i progettisti dell’STT-1, e il risultato è che i preamplificatori effettivamente presenti nell’unità sono due: il celebre HV-3B e l’M-2b. Nessun compromesso e nessuna virtualizzazione, dunque, ma due circuiti essenzialmente indipendenti; lo sdoppiamento stato solido/valvola è possibile anche nello stadio di alimentazione delle sezioni successive, dando così vita a una serie di permutazioni all’interno delle quali si può scegliere qualsiasi combinazione.

Fig. 1 - Diagramma a blocchi
Fig. 1 – Diagramma a blocchi

L’unico limite imposto è che le due sezioni non possono essere mai miscelate tra di loro, in nessuna delle combinazioni consentite. L’equalizzatore è l’NSEQ, mentre il compressore/limiter/deesser è il TCL, entrambi modelli di punta della produzione. Durante la realizzazione dell’STT-1, Millennia ha deviato dalle proprie granitiche strategie progettuali sempre volte alla massima trasparenza, sia nel mondo solido che in quello valvolare: ecco dunque comparire nello stadio d’ingresso un trasformatore progettato in modo specifico per i suoi prodotti.

CONTROLLI

La sezione di preamplificazione (in rosa nella Figura 3) ci mette subito di fronte a una scelta esistenziale: stato solido (SS) oppure valvolare (VT). Una volta effettuata questa scelta, troviamo l’interruttore per la Phantom Power, l’invertitore di polarità e quello che attiva il trasformatore (XFMR). In basso a sinistra troviamo il selettore Mic/Line/Inst: in quest’ultima posizione il segnale è inviato a un circuito realizzato con una 12AT7, e dunque passa sempre da uno stadio valvolare, indipendentemente dalla scelta del percorso seguente. Sulla destra proseguono i controlli di preamplificazione: un gain per la sezione solida (40 dB, da +10 dB a +50 dB) e uno per la sezione valvolare (18 dB, da +22 dB a +40 dB), sovrastati da un LED che indica l’overload.

Fig. 2 - Particolare dei pulsanti retroilluminati
Fig. 2 – Particolare dei pulsanti retroilluminati

È bene dire subito che i livelli di preamplificazione SS e VT non sono volutamente equiparati, ed è normale che diano segnali diversi in uscita, costringendo il fonico a due diverse regolazioni per parificarne il livello. Questa scelta proviene dall’ottimizzazione interna dei due circuiti che hanno diversi comportamenti: non è un difetto, ma una caratteristica derivata dalla necessità di far funzionare in modo ottimale le due sezioni in modo indipendente.

Accanto alla sezione d’ingresso troviamo il poderoso equalizzatore NSEQ a quattro bande (in Figura 5 e in giallo nella Figura 3). Le estreme (LF e HF) sono a Q fisso (1,0) e possono essere configurate in modalità shelving (6 dB/ottava) premendo il pulsante dedicato. La quantità di cut/boost è di +/-15 dB, con potenziometri divisi in 21 scatti finissimi per il recall o il matching perfetto tra due unità. Le due sezioni intermedie (LM e HM) coprono frequenze tra i 20 Hz e i 25 kHz: ognuna ha un moltiplicatore (X10) e un controllo del Q che spazia da 0,4 a 4. A destra della sezione di controllo dell’equalizzazione troviamo gli interruttori per il bypass, il selettore per la scelta dello stadio d’ingresso (VT o SS) e il Flip Dynamics, che antepone o pospone il compressore rispetto all’equalizzatore nella catena audio. Da qui iniziano i controlli della sezione dinamica (in Figura 6 e, in blu, nella Figura 3) e, in basso, la selezione della frequenza di lavoro del deesser che usa lo stesso circuito di sensing del compressore/limiter, condividendone i controlli generali. Sul pannello posteriore si trova l’ingresso microfonico e quello di linea (quest’ultimo anche con la connessione jack bilanciata) e ben tre uscite. La prima è denominata Monolithic (XLR bilanciata), ed è l’uscita principale. A questa se ne affiancano altre due: una che preleva il segnale all’uscita della preamplificazione saltando la sezione di equalizzazione/dinamica (direct out); l’altra totalmente sbilanciata che usa un FSA-1 FET Millennia dedicato. Al di sotto dell’uscita principale si trova un Pin RCA che serve a connettere una seconda macchina per il link in stereo della sezione dinamica.

IN PROVA 

Provare un STT-1 svela immediatamente l’acronimo che si cela dietro al suo nome: Straight To Track. Le possibilità offerte sono numerose, ben 134 nella permutazione di tutte le possibili tipologie di trattamento del suono, ed è veramente possibile passare dall’algida trasparenza, sfumatura tipica di Millennia, alla colorazione data dal trasformatore e dalle valvole comprendendo tutto ciò che c’è in mezzo. I tre preamplificatori allo stato solido sono Millennia, FSA-1 in classe A: uno usato per l’ingresso, uno per l’alimentazione delle sezioni Eq e Dynamic e uno in uscita, per l’uscita sbilanciata.

Fig. 3 - Pannello frontale diviso in sezioni
Fig. 3 – Pannello frontale diviso in sezioni

In questa caotica situazione la cosa migliore è sempre andare per gradi partendo da un punto fermo, che è la sezione di preamplificazione allo stato solido.

PREAMPLIFICATORE

Nella tipologia J-FET il preamplificatore è molto tenace e si conserva molto pulito in qualsiasi situazione preservando la tipica assenza di colorazione del parente più anziano HV-3B. Durante la registrazione di una voce ho potuto mettere alla prova la sezione valvolare di preamplificazione: la comparazione A/B tra lo stato solido e quello valvolare è abbastanza complessa perché, in assenza di un matching dei livelli tra i due preamplificatori, trovare una precisa corrispondenza può diventare stressante e può rendere la prova poco obiettiva. La sezione valvolare dell’STT-1 può essere deludente per chi cerca un colore deciso e un carattere intenso: in consonanza con la filosofia costruttiva che ha fatto il suo successo, Millennia non ci dà la possibilità di stravolgere in modo pesante la natura del suono. L’M2-b porta in dote una maggiore quantità di frequenze medio basse, che si paga subito con una minore definizione nella stessa zona. Il range medio alto diventa subito molto fluido e cremoso, senza farci rinunciare a niente nella definizione delle alte frequenze più estreme. Se avete voglia di sperimentare un percorso valvolare più colorato è possibile sostituire le valvole in dotazione con altri modelli più caratterizzati, tipo le Telefunken: sul sito del produttore ci sono le spiegazioni molto dettagliate sulle modalità di sostituzione e di taratura.

Fig. 4 - Particolare della sezione di preamplificazione
Fig. 4 – Particolare della sezione di preamplificazione

Per terminare l’analisi della sezione di preamplificazione è necessario parlare del trasformatore MIT-01, che a mio avviso è la parte meno sensazionale dell’STT-1. Il suo intervento è molto progressivo, diventando evidente solo con pressioni sonore esagerate, dove finalmente riesce a imprimere un colore aggressivo e caratteristico. Per rilevare una traccia nel mix è uno strumento eccellente, con l’unico limite, appunto, di farsi sentire a pressioni che già di per sé tendono a far emergere il suono. Il giudizio sulla qualità della preamplificazione è eccellente: non c’è veramente nessuno strumento, in nessuna situazione, che non possa essere ripreso al massimo delle sue potenzialità. La linea guida è sempre pulizia e presenza, in qualsiasi morfologia si intenda usare il preamplificatore. Le mie scelte sono sempre orientate verso la sezione solida del Millennia, che ritengo ancora al top e con cui si possono riprendere voci e qualsiasi tipo di strumento senza avere mai spiacevoli sorprese. Non esiste nemmeno un genere musicale in cui l’STT-1 possa farsi preferire, dato che la sua poliedricità lo rende perfetto in tutte le situazioni sonore.

Fig. 5 - Particolare della sezione di equalizzazione (NSEQ)
Fig. 5 – Particolare della sezione di equalizzazione (NSEQ)

EQUALIZZATORE

La sezione di equalizzazione va interpretata come uno strumento finemente plasmatore più che come una vera sezione di controllo delle frequenze. La sua filosofia è agli antipodi rispetto a chi costruisce equalizzatori molto più reattivi e violenti. Volendo fare un paragone irriverente, il Millennia sta a SSL o a Trident come una superficie levigante sta a uno scalpello. Gli interventi, nonostante i +/-15 dB possibili, sono sempre lievi e musicali, consentendo sfumature impressionistiche più che violente virate, e per chi è abituato a equalizzatori decisi, questa peculiarità può sembrare sconcertante. In realtà io approvo in pieno questa scelta progettuale, dato che a monte dell’equalizzatore ci sono già ottimi strumenti per la coloritura meno fine, tipo la scelta del microfono, la combinazione tra il trasformatore e le due tipologie SS/VT e, ormai, molti ottimi equalizzatori digitali plug-in; anche usati in modalità Notch i tagli dell’STT-1 sono sempre lievi e musicali, lasciando poco spazio alla violenza.

Fig. 6 - Particolare della sezione dinamica
Fig. 6 – Particolare
della sezione dinamica

Ognuna delle quattro sezioni ha il suo pulsante di bypass che, in assenza di boost o cut, è assolutamente ininfluente. C’è da dire che questo interruttore, inteso come bypass hardware, è veramente superfluo limitatamente a questa funzione specifica, tanto il circuito di equalizzazione è neutrale: in posizione Flat non si avverte alcuna variazione all’attivazione del circuito e dunque la sua funzione è rilevante e funzionale solo per fare delle comparazioni dry/wet in presenza di interventi fini. Il selettore di frequenza sulle medie richiede un po’ di tempo per l’assimilazione del moltiplicatore (X10) assieme a uno sguardo attento alle serigrafie del pannello, data l’estrema escursione scelta.

Fig. 7 - Particolare  della sezione di controllo
Fig. 7 – Particolare
della sezione di controllo

Personalmente ho trovato le sezioni estreme un po’ troppo delicate per interventi efficaci, a meno di non usare quantità inquietanti di gain. Rendere profondo un basso che non lo è può rivelarsi un’operazione un po’ troppo violenta per l’STT-1, così come trovare un’apertura sulle estreme alte di una voce, operazioni che richiedono strumenti più chirurgici di un semiparametrico che sembra adatto invece a gestire il bilanciamento generale di un bus già sufficientemente sgrossato in partenza.

Fig. 8 - Particolare delle connessioni sul pannello posteriore
Fig. 8 – Particolare delle connessioni sul pannello posteriore

Le sezioni medie sono deliziose, e ogni intervento è sempre delicato e morbido anche ad alti valori di boost/cut: unite a un equalizzatore più selettivo sulla vostra DAW possono portarvi facilmente a raggiungere il suono che cercate.

COMPRESSORE

La sezione dinamica combina il compressore/limiter e il deesser. Qui trovo forse l’unica pecca di questa macchina: l’uso del deesser esclude, di fatto, il compressore. Questa limitazione, dovuta alla condivisione del sensing, rende la sezione di deessing poco usabile, se non su tracce in missaggio sulle quali si sia trovato già un compressore a monte di qualità pari al Millennia, cosa assolutamente non facile. Questo è realmente un peccato perché il funzionamento del deesser è eccellente, soprattutto sulle frequenze più alte per ridurre le sibilanti superacute sopra gli 8 kHz.

Fig. 9 - Particolare dell’interno: in evidenza i tre FSA-01 J-FET
Fig. 9 – Particolare dell’interno: in evidenza i tre FSA-01 J-FET

Per il resto il compressore opto è un vero mostro di efficienza, con una decisione sorprendente sugli attacchi e con una trasparenza inimmaginabile anche con elevati valori di riduzione di dinamica. Il suo uso è semplice e non nasconde particolari insidie, a parte la sua tendenza all’aggressività in attacco che risulta un po’ difficile da gestire in situazioni di registrazione. In questi frangenti l’uscita diretta del preamplificatore è una vera benedizione, perché ci consente di registrare una traccia duplicata priva di compressione, nel caso in cui qualcosa andasse storto per una errata regolazione.

Anche sui bassi, in tipologia valvolare, assomiglia molto a un LA-2 per quanto concerne la sonorità, e a un 1176 per quanto riguarda la mera compressione. Sa essere rispettoso e violento, con un’ottima efficienza nel contenimento dinamico spaziando dall’estrema trasparenza all’aggressività più creativa.

Fig. 10 - Particolari evidenziati: al centro il trasformatore MIT-01 (giallo) e in basso il preamplificatore FSA-01 (rosso)
Fig. 10 – Particolari evidenziati: al centro il trasformatore MIT-01 (giallo) e in basso il preamplificatore FSA-01 (rosso)

Sta a voi decidere se usare il compressore a monte o a valle rispetto all’equalizzazione e a dire il vero non esiste un modo corretto in assoluto per usare il flip: vi dovrete fidare dell’esperienza nell’uso dell’STT-1 e del buon senso. Personalmente ho sempre preferito usare l’equalizzatore dopo la sezione di compressione, per compensare una lieve perdita di brillantezza in fase di riduzione violenta, soprattutto sulle voci.

Su strumenti a corda tipo bassi o chitarre elettriche l’equalizzatore può essere usato in modo più deciso pre dinamica, sfruttando un blando effetto sidechain sulla compressione a valle, ottenendo così un eccellente contenimento delle frequenze più sensibili di ciascuno strumento (ad esempio intorno ai 100 Hz sui bassi e nella zona 1,5 kHz/4,5 kHz per le chitarre distorte).

TWIN TOPOLOGY

Come accennato la Twin Topology non comprende soltanto la sezione di preamplificazione, ma anche l’alimentazione del circuito di equalizzazione/compressione. In questa sede analizzare ogni singola combinazione è impossibile dato che le varianti sarebbero così tante da richiedere troppo spazio. Se devo essere sincero in fase di tracking (ovvero l’applicazione per cui l’STT-1 dovrebbe essere stato progettato in modo specifico) le differenze tra una settaggio e l’altro sono veramente esigue, e in molti casi nulle.

Soprattutto per quanto riguarda lo stadio totalmente VT la combinazione tra preamplificazione e stadio pre eq/compressione sembra ridondante, sebbene non sia escluso che in qualche particolare applicazione in cui non mi sono imbattuto anche questa possa avere una sua logica. La realtà è che questa macchina offre così tante possibilità e combinazioni che trovare quella giusta a volte può essere veramente una scommessa, tante sono le variabili in gioco e la necessità quotidiana è di registrare una traccia in fretta, più che di fare esperimenti.

Fig. 11 - Particolare delle valvole JJ nella sezione VT
Fig. 11 – Particolare delle valvole JJ nella sezione VT

In questo senso si può dire che paradossalmente la complessità dell’STT-1 sembra essere il suo unico limite, in una situazione di registrazione in cui il tempo non sia la risorsa di cui si dispone copiosamente, compensata dall’altra parte dalla possibilità di fare praticamente tutto con una sola macchina e con una qualità assoluta.

Nel caso dell’uso dell’STT-1 come macchina da mastering, a parte il dettaglio non irrilevante della necessità dell’acquisto di una coppia di unità, c’è da notare anche la ridotta headroom consentita dai preamplificatori di linea, che risentono in modo determinante della loro vocazione essenzialmente microfonica. In questa particolare situazione, come nell’uso in un bus, il controllo deve essere sempre lasciato sul minimo, ma si avvertono chiaramente i limiti di una preamplificazione non progettata per supportare grandi headroom provenienti da interi stem. In questo caso anche la tipologia VT sembra prestare un po’ il fianco alla pressione elevata, rischiando di confondere il suono e di togliere in definitiva più di quanto concede. Come macchina da mastering consiglio molto di più l’acquisto dell’NSEQ e del TCL come unità separate piuttosto che una coppia di STT-1.

Per il resto il suono che esce dal Millennia è sempre eccellente, ricco, rispettoso della fonte originale e così può essere mantenuto fino al mix, con le infinite possibilità concesse in ogni direzione, per virarlo verso le esigenze e le sfumature più disparate, senza compromessi.

CONCLUSIONI

Descrivere una macchina così complessa in poco spazio è difficile, e anche riassumerne le qualità senza farle un torto diventa un’operazione complessa. Non c’è niente che non si possa fare con l’STT-1, sia che si cerchi la trasparenza, sia nella direzione del colore e della caratterizzazione del suono. L’equalizzatore è un vero gioiello, sempre delicato, adattabile e musicale: sbagliare è impossibile, se non si cercano modifiche drammatiche. Il compressore è all’altezza del resto, sempre gentile, efficiente in termini di riduzione della dinamica ma anche aggressivo all’occorrenza, creativo e divertente da usare.

Distributore

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Prezzo: € 3.230,00 + IVA

Non esiste uno strumento inadatto al Millennia, né un microfono che non sia stato rispettato egregiamente nella sua caratteristica sonora in tipologia SS e VT, così come non esiste un genere musicale in cui non si possa spaziare con risultati impeccabili. È uno strumento costoso, ma se si pensa a quante altre macchine si possono sostituire con un solo STT-1 il prezzo è allettante, considerando anche la qualità costruttiva generale e l’attenzione ai particolari che fanno del Millennia una macchina indispensabile e insostituibile sia in registrazione che in mix, dall’home recording fino agli studi commerciali più esigenti.