BS_2014_003_COP@001Negli ultimi 4 anni le iscrizioni alle scuole audio e video sembrano esponenzialmente aumentate, forse grazie alla affermazione del multimediale sul web che richiede maggiori specializzazioni, forse per aspirare a un lavoro “figo” o forse solo per “lavorare con i cantanti”… Studi di registrazione che accolgono o organizzano numerosi corsi, perfino gli istituti superiori inseriscono corsi estemporanei di produzione musicale o video. Di questi ne conosciamo abbastanza, tra i mille comunicati che riceviamo in redazione per Backstage, ma anche per Computer Music Studio e Strumenti Musicali, le altre due testate della nostra divisione musica.

Chi frequenta questi corsi oggi potrebbe essere il professionista di domani.
Professionisti, cioè pagati legalmente con denaro sonante.
È importante quindi, per chi questi corsi li crea, conoscere le figure professionali del futuro e le loro necessità, perché queste persone dovranno essere in grado non solo di avere dimestichezza con le tecnologie, ma dovranno sapersi districare nel settore, nel mercato e soprattutto dovranno saper innovare. Osservando l’offerta formativa dei corsi, ci rendiamo conto che ci sono delle proposte mediocri, dove si insegna come “far suonare una grancassa” o come fare una transizione video, e sicuramente ci sono alcuni contenuti utili e ghiotti, ma forse non proprio adatti a generare quelle figure in grado svolgere un mestiere con un bagaglio teorico (che completo, per fortuna direi, non lo sarà mai).

Poi esiste chi “la professione si fa sul campo”: la professione è più efficace sapendo utilizzare le basi teoriche per la soluzione

dei problemi, anche più comuni e la teoria purtroppo si deve studiare.
Ma cosa è realmente necessario per la formazione di un professionista, sia esso un montatore, un fonico, un Lighting Desi- gner, un futuro direttore di produzione ecc…?

Si fa tanto parlare di macchine, giornate intere spese a confrontare transistor per raggiungere la qualità migliore possibile, si studiano le basi teoriche elettroniche poi ci si lascia soverchiare dal flusso di lavoro errato, dal problem solving incauto, dalle spese poco oculate e si diventa tanto tecnici e burocrati quanto freddi e insensibili anche nei confronti delle ARTI con cui si ha a che fare. Il mondo dalle maestranze dello spettacolo è sempre in bilico tra arte e la tecnica, management e logistica.

Il lavoro all’interno del mondo dello spettacolo è un lavoro complesso, se fatto con cognizione di causa. È niente di diverso da un fiore: la fotosintesi clorofilliana, la chimica all’interno del vegetale lavora con coordinazione e precisione meccanica per sbocciare in uno degli spettacoli più romantici della natura.

Per diventare bravi in un mestiere potrebbe anche non servire andare a scuola, conosciamo numerosi autodidatti illustri, ma un corso valido, tenuto da professori in gamba, è di gran lunga il sistema più veloce per assimilare delle nozioni e soprattutto è coerente nei codici, nel linguaggio, nell’approccio: questo nessun autodidatta potrà impararlo se non andando “a bottega” dai Maestri. I Maestri migliori studiano costantemente anche loro.

Lorenzo Moz Ortolani