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Se pensavate che internet avesse già fatto il proprio dovere, come pensano alcuni, nell’affossare una industria come quella discografica, vi sbagliate. Se distribuzione e fruizione della musica sono ribaltate rispetto a 10 anni fa, c’è ancora un tassello che sta maturando nel cyberspazio: la produzione. I software di produzione sono molto cresciuti e stanno uscendo fuori dalla workstation: si interfacceranno sempre di più con i servizi cloud.

Landr, ad esempio, è un servizio di mastering automatico. Quello che una volta veniva considerato un lavoro di alta caratura tecnica (ad esempio il riversamento su vinile), ora potrebbe essere sostituito da un algoritmo molto sofisticato, basato sull’analisi di migliaia di brani, in cui un sofisticato sistema valuta gli interventi, brano per brano, dei singoli ingegneri e le differenze percettive di tali interventi (teniamo separate, per ora, tutte le possibili sfumature artistiche del caso). Il sistema analizza il brano e regola di conseguenza tutti i processori per il raggiungimento del risultato desiderato.

Il sistema non utilizza preset, ma un sistema simile a Shazam, basato su una enorme mole di dati, che riconosce il tipo di musica e si adatta di conseguenza, con modifiche spettrali e psicoacustiche. Sicuramente mancherà del guizzo d’ingegno o di estro artistico che può avere un essere umano (almeno finché non si raggiungerà la famosa singolarità).

L’aspetto mastering è solo l’ultimo, ma non è l’unica parte dello studio di registrazione che potrà drammaticamente cambiare con Internet. Ci sono un bel paio di servizi, ad esempio, che cercano di alleviare la necessità per i musicisti di essere nello stesso spazio fisico.

Con Gobbler, diversi produttori o ingegneri possono facilmente sincronizzare i brani in luoghi diversi. Gobbler offre un servizio simile a Dropbox o Google Drive destinato a musicisti o tecnici che si possono collegare a loro workstation audio digitali (DAW). Offre anche un backup online fatto automaticamente per salvare le singole registrazioni.

Splice è un servizio simile, in quanto esegue automaticamente il backup degli ultimi aggiornamenti di un ingegnere del suono. Altra interessante caratteristicha della applicazione è che permette una diretta collaborazione tra i professionisti che condividono il progetto, mostrando un registro delle modifiche e consentendo di commentare. È simile alla funzionalità di GitHub per gli sviluppatori software, ma progettato per lo spazio pro audio. Per ora è disponibile per Ableton Live, ma presto anche per Logic e FL Studio.

Wavestack è un altro servizio che fornisce la sincronizzazione delle singole tracce sul web. Offre anche la riproduzione direttamente dal sito e la possibilità di escludere (mute) ed evidenziare (solo) ogni singola traccia.

Non solo cloud e software, anche l’hardware viene in aiuto dei musicisti. I Google Glass, ad esempio, da poco disponibili anche in Italia, potrebbero essere un ottimo attrezzo nelle mani (o meglio, sugli occhi) del musicista. L’idea di Young Guru, produttore di Jay Z, per il Google Glass Explorer Progam, è di portare la videochat dei Glass nella produzione, accorciando le distanze, anche se un cambio di paradigma del genere avrà bisogno di qualche anno per maturare.

Lo studio di registrazione non morirà, ma si sta trasformando in qualcosa di meno statico e con meno vincoli geografici di qualche anno fa.

LO