di Stefano Pinzi

RELAZIONI IN ZONA GRAVE

Un annoso problema, per il quale però non esiste una ricetta universale, quello del rapporto di cassa e basso nel mix. Esploriamo i come e i perché della complessa relazione tra i due componenti quasi sempre fondamentali all’interno di un brano musicale.

La struttura e l’arrangiamento di una composizione musicale sono indubbi fattori di merito che molto spesso possono determinare il successo o l’insuccesso di una produzione. In moltissimi casi il motore ritmico di ciò che ascoltiamo o realizziamo è alimentato dal ruolo svolto dal basso e dalla grancassa. Stiamo parlando di strumenti che, seppur ben diversi, presentano alcune caratteristiche timbriche simili e sovrapposte tra loro.
La loro composizione armonica si assomiglia molto ed è fortemente determinata dalla presenza in gamma grave: provate per esempio a immaginare come sarebbe il loro suono senza i contenuti di bassa frequenza! Purtroppo questa è per noi una banda molto critica perché ridotta, affollata e con diversi problemi causati dalla scarsa sensibilità del nostro sistema uditivo proprio a quelle frequenze.
Aggiungiamoci l’esigenza di inserire nel medesimo spazio i contenuti di altre sorgenti sonore (chitarre, voci, un pianoforte) e dovrebbe così essere evidente come sovrapposizioni e fenomeni di mascheramento possano comportare una notevole difficoltà nel far emergere in maniera costante e controllata certe componenti del nostro mix.
Con l’aiuto di Pino Pischetola, Vincenzo Callea e Simone Mularoni siamo andati alla ricerca delle cause e delle possibili soluzioni di questo problema, dando risalto nella nostra indagine alle tecniche impiegate in ambiti musicali differenti.

Pino Pischetola
Un personaggio per il quale non servono molte presentazioni. L’esperienza professionale di Pino “Pinaxa” Pischetola è cominciata più di vent’anni fa nello storico Logic Studio e si è evoluta con la creazione dello Stonehenge e la successiva gestione dello studio Industria Musica del fotografo Fabrizio Ferri. Dal 2007 opera soprattutto nel suo studio (www.pinaxa.com), sempre all’avanguardia nelle soluzioni e nelle tecnologie, e sempre in collaborazione con importantissimi artisti, tecnici e produttori.
La grande esperienza di Pino ci permette di aprire la discussione, a partire dalle origini di questo presunto conflitto. “Personalmente non percepisco questo rapporto come un problema da risolvere. Dobbiamo innanzitutto ragionare su una visione più generale dell’insieme, senza focalizzarci esclusivamente sul singolo suono. Senza dubbio la cassa e il basso tendono a creare delle sovrapposizioni in frequenza, ma spesso si arriva a scoprire che il vero problema è altrove, magari in una chitarra o in una voce ripresa con un eccessivo effetto prossimità. Quando affronto un lavoro di mix, un primo passo è proprio quello di analizzare le singole tracce e verificare che al loro interno non vi siano frequenze che poco hanno a che fare con il suono vero e proprio; frequenze che, per intenderci, potrebbero benissimo essere attenuate o eliminate senza intaccare la qualità e l’esecuzione, lasciando contestualmente più spazio ad altri strumenti. Producendo fenomeni di mascheramento, una gestione non adeguata delle frequenze basse o medio basse potrà influenzare negativamente la percezione di tutta la gamma.

Senza dubbio la cassa e il basso tendono a creare delle sovrapposizioni in frequenza, ma spesso si arriva a scoprire che il vero problema è altrove, magari in una chitarra o in una voce ripresa con un eccessivo effetto prossimità. Pino Pischetola
Senza dubbio la cassa e il basso tendono a creare delle sovrapposizioni in frequenza, ma spesso si arriva a scoprire che il vero problema è altrove, magari in una chitarra o in una voce ripresa con un eccessivo effetto prossimità.
Pino Pischetola

Purtroppo quando si registra in ambienti non trattati acusticamente o si utilizzano ascolti poco fedeli, non si ha una vera percezione di quanto stia avvenendo nelle basse frequenze e il rischio di sbagliare inevitabilmente cresce. Per questa ragione consiglio sempre di armarsi di un buon analizzatore di spettro, che può senz’altro fornire un utile riferimento visivo. Io lo considero uno strumento importante quasi quanto i monitor che utilizzo”.
In riferimento alla fase di registrazione, Pino ribadisce l’importanza di curare la fonte, cioè il musicista, la parte, l’arrangiamento e lo strumento usato: “Nella mia esperienza ho potuto costatare che quando ci sono bravi musicisti con validi strumenti, tutto il procedimento è molto più semplice. Partendo dal presupposto che una registrazione ben fatta debba catturare al meglio la realtà, è bene che questa realtà sia espressa nel miglior modo possibile. Per quanto riguarda la cassa, è per esempio importante curare la giusta accordatura e il giusto smorzamento delle risonanze, oltre a ricercare con attenzione una posizione del microfono (o dei microfoni, rigorosamente allineati in fase) che ne valorizzi al meglio le qualità.
L’equalizzatore è sicuramente la prima risorsa che permette in sede di mix di plasmare il suono secondo i propri bisogni, anche in maniera estrema se il processore di cui disponiamo lo consente. A seconda dell’esecuzione, un compressore può inoltre contribuire a stabilizzare la dinamica e a mantenere una buona presenza nel mix. Su alcuni elementi della batteria uso spesso una compressione parallela, mentre sul basso tendo per mio gusto a preferire compressori ottici, sullo stile del Teletronix LA-2A, che sono un po’ uno standard e contribuiscono perciò a rendere il suono più conosciuto e quindi più piacevole da sentire.
Per il resto, uso davvero poca effettistica su questi due strumenti, preferisco conservarli asciutti e monofonici. Se voglio avere una cassa più ambientata, utilizzo soprattutto i rientri presenti nelle tracce dei panoramici o dei microfoni d’ambiente. Sul basso invece utilizzo a volte il Dimension D della Roland per dare un po’ di chorus, ma solo come effetto caratteristico di certi passaggi di un brano”.

Vincenzo Callea
Deejay, produttore e remixer con oltre vent’anni di carriera internazionale, Vincenzo Callea ha più volte raggiunto le vette delle top ten italiane e straniere con progetti come Ti.Pi.Cal, Naive, Bamble B e Flanders, e con remix di importanti artisti. Recentemente ha anche lanciato una sua etichetta dance, la White25 Records.
Direttamente dal suo studio di Palermo abbiamo discusso del ruolo chiave che questi due strumenti rivestono all’interno delle sue produzioni, sottolineando in primo luogo come la buona riuscita di questa interazione non sia affatto scontata e anzi derivi da un’alchimia di diversi fattori, che per di più variano da brano a brano. Non possiamo quindi fornire una ricetta infallibile, ma solamente alcuni consigli che consentono di operare nelle migliori condizioni.
“Credo che la qualità dell’ascolto sia uno degli aspetti principali e più critici per chi produce musica dance. In studio si lavora sempre con il dubbio di quale sarà il risultato finale quando il brano sarà riprodotto in discoteca. Anche io, pur disponendo di un ambiente di lavoro acusticamente curato, utilizzo come controprova l’ascolto in pista, per poi tornare in studio e apportare le modifiche necessarie. Per la stessa ragione, è molto importante dedicare tempo e attenzione alla scelta del suono giusto, anche andando a impiegare campioni e groove che già abbiamo testato sul campo e che perciò ci possono dare maggiori garanzie.”

Una buona soluzione può essere quella di cercare che le fondamentali dei due suoni si trovino su frequenze distinte. Io solitamente cerco di collocare la cassa un po’ più in basso delle frequenze in cui il basso canta. Vincenzo Callea
“Una buona soluzione può essere quella di cercare che le fondamentali dei due suoni si trovino su frequenze distinte. Io solitamente cerco di collocare la cassa un po’ più in basso delle frequenze in cui il basso canta.”
Vincenzo Callea

Sotto l’aspetto tecnico, il trend per questo genere musicale è fortemente legato all’impiego del sidechain dei processori di dinamica, che permette di ricavare il giusto spazio per il suono della cassa nel contesto del mix. “Quasi tutti i bassi e anche molti altri strumenti presenti all’interno di una traccia dance sono pilotati dal sidechain. A mio modo di vedere è fondamentale il suono che viene scelto per la cassa, sia per controllare il processing sia per trovare un adeguato incrocio in frequenza con il basso. La durata e il decadimento del suono di cassa saranno determinanti per una corretta sincronia e una scelta inopportuna potrebbe indebolire la struttura ritmica del brano. Con il parametro release del compressore si andrà poi a ricercare, anche a orecchio, il giusto swing.
Per capire se il lavoro fatto va nella giusta direzione, può essere utile fare un bounce della traccia processata e, guardando e confrontando le forme d’onda, valutare se il processing eseguito dal sidechain si incastri opportunamente con l’inviluppo dei due suoni.”
Un corretto rapporto in frequenza, evitando scomode sovrapposizioni, è un altro aspetto che non va assolutamente trascurato se non si vuole che i due elementi, anziché interagire, entrino in competizione.
“Recentemente ho cominciato a dare una certa importanza anche alla tonalità del suono di cassa. Forse è un discorso un po’ maniacale, ma credo che un corretto tuning della cassa rispetto alla chiave del brano possa contribuire a un buon incastro con il basso. È probabilmente una di quelle cose di cui ci si accorge solo quando si sbaglia e si prova a correggere.
Una buona soluzione può essere quella di cercare che le fondamentali dei due suoni si trovino su frequenze distinte. Io solitamente cerco di collocare la cassa un po’ più in basso delle frequenze in cui il basso canta. Per non avere un basso troppo debole, a volte vado a inserire una minima quantità di sub-bass, assolutamente muto ma utile per ottenere una migliore integrazione. È comunque una tecnica da dosare con attenzione, perché può portare a una minore definizione.”
Un ultimo aspetto che possiamo rimarcare riguarda la struttura e gli arrangiamenti: come otteniamo una spinta adeguata e come possiamo creare il giusto movimento all’interno di un brano?
“È molto importante che tutto il contenuto di bassa frequenza, diciamo dagli 80 Hz in giù, sia sostanzialmente monofonico. Oltre a ciò, tutto quello che oggi si produce nell’ambito della dance gioca moltissimo sulle alternanze pieno-vuoto create dalla presenza e assenza delle basse frequenze. È per esempio molto frequente collocare la voce di un brano pop dance in una parte musicale priva del suono di cassa; si arriva poi a un lancio che porta al tema principale, sul quale il pezzo raggiunge il suo apice. Per non perdere energia in questo passaggio è fondamentale essere netti, ovvero fare in modo che nell’attacco del riff principale non ci sia alcun residuo sonoro precedente.”

Simone Mularoni
Cambiamo completamente genere, perché Simone Mularoni si occupa da anni di molte delle principali produzioni metal e hard rock realizzate in Italia e milita come chitarrista nelle band DGM ed Empyrios. In mezzo a molte differenze, possiamo comunque individuare alcune importanti similitudini con altri stili musicali, a cominciare dall’importanza di operare su sorgenti e suoni coerenti con le proprie esigenze.
“Molto spesso l’esecuzione e l’arrangiamento contano molto più di quanto non si possa poi risolvere intervenendo con compressori, equalizzatori o altro processing. Nel metal le chitarre sono quasi sempre elementi predominanti e non è per nulla facile riuscire a far emergere il suono di una singola traccia di basso elettrico o di una cassa che suona a ritmi elevatissimi.
Quando mi accingo a registrare o produrre una band, cerco in primis di capire se è stata fatta una preproduzione che abbia adeguatamente delineato i ruoli e le parti dei diversi strumenti.

 Un’altra soluzione per ottenere un adeguato equilibrio tra cassa, basso e il muro di chitarre che solitamente contraddistingue questo genere musicale, consiste nell’allargare la posizione stereofonica di queste ultime. Simone Mularoni
Un’altra soluzione per ottenere un adeguato equilibrio tra cassa, basso e il muro di chitarre che solitamente contraddistingue questo genere musicale, consiste nell’allargare la posizione stereofonica di queste ultime.
Simone Mularoni

Il passo successivo sarà scegliere microfoni e preamplificatori che possano condurci verso le caratteristiche sonore che ricerchiamo. Tra i microfoni per cassa prediligo l’Audix D6, abbinato spesso al Sennheiser e602 per ottenere la giusta punta sull’attacco del suono. Alle volte, specie su brani più lenti, si può anche aggiungere un sub-kick per avere un suono più profondo e corposo. Nel metal si fa poi un largo uso di trigger e campioni, arrivando a sovrapporre anche tre o quattro suoni diversi. Potrebbe apparire come una forzatura, ma quando hai un brano a 260 bpm, questo è l’unico modo per dare presenza e regolarità alla cassa.
Per il basso utilizzo molto la ripresa in linea: spesso i bassisti metal suonano con accordature molto basse e non sempre un tradizionale amplificatore consente di ricavare un suono sufficientemente definito. Registrare il segnale in diretta permette invece di valutare con più calma l’impiego di emulazioni software di amplificatori o la possibilità di un successivo reamping.”
Una volta raggiunti i risultati desiderati in fase di registrazione, prima di procedere con il mixaggio degli strumenti, diventa indispensabile effettuare un accurato editing delle parti, con particolare attenzione alla regolarità ritmica dell’esecuzione. Il compito successivo consisterà nell’assemblare i vari elementi cercando di trovare a ciascuno il proprio spazio e il proprio ruolo.
“È molto importante ottenere un efficace controllo della dinamica degli strumenti, con compressioni e compressioni parallele multiple e molto spinte. Tratto di frequente il basso come se fosse una ulteriore chitarra, aggiungendogli una buona dose di distorsione. Un buon modo per rendere la distorsione meno evidente e meno invadente consiste nel filtrare il segnale distorto con un passa alte e sommarlo con il pulito originale.
Per il processing utilizzo molto l’Empirical Labs Distressor, sia sul basso sia sulla cassa, in casi estremi già in fase di registrazione. Con compressioni di questo genere è facile che, soprattutto su alcune note di basso, siano esaltate fastidiose risonanze. In genere utilizzo degli equalizzatori automatizzati per ripulire i passaggi più difficili.
Un’altra soluzione per ottenere un adeguato equilibrio tra cassa, basso e il muro di chitarre che solitamente contraddistingue questo genere musicale, consiste nell’allargare la posizione stereofonica di queste ultime. Registro spesso le chitarre ritmiche doppiate o addirittura due coppie di chitarre da collocare verso le estremità dell’ascolto. In questo modo le basse frequenze di cassa e basso risulteranno meno congestionate e al tempo stesso le chitarre potranno conservare un suono pieno e profondo.
Sono in ogni caso decisioni che preferisco discutere e valutare con i musicisti, cercando di far capire che sono io il primo a desiderare un ottimo risultato e che tutte le mie proposte e indicazioni vanno in quella direzione.”