APERTURAUN RAPIDO SGUARDO AI CREDIT DELL’ALBUM DRONES È SUFFICIENTE PER INTUIRE QUANTO QUESTA ULTIMA PRODUZIONE DEI MUSE PARLI ITALIANO.

di Stefano Pinzi

Si conferma l’ormai consolidata collaborazione con il nostro Tommaso Colliva, arricchita di volta in volta da ruoli di responsabilità sempre più alti; come già successo in alcuni dischi precedenti, anche una parte delle registrazioni si è svolta in Italia presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani a Milano, proprio il luogo dal quale era iniziato il rapporto tra la band inglese e Tommaso. Ma la vera novità di questa produzione è il mastering, svolto presso lo studio La Maestà di Giovanni Versari in quel di Tredozio (una località con poco più di mille abitanti in provincia di Forlì-Cesena). Abbiamo raccolto le testimonianze di Tommaso e Giovanni per farci raccontare qualcosa in più riguardo alla realizzazione di Drones, poi siamo andati ad ascoltarli dal vivo, con il fonico che li segue dal vivo, Marc Carolan.

18 luglio 2015 - Ippodromo Capannelle Roma - Rock in Roma festival - Concerto del gruppo alternative rock inglese Muse - La band è composta da Matthew Bellamy (voce solista, chitarra, pianoforte, tastiere), Christopher Wolstenholme (basso, cori) and Dominic Howard (batteria, percussioni sintetizzatori)
18 luglio 2015 – Ippodromo Capannelle Roma – Rock in Roma festival – Concerto del gruppo alternative rock inglese Muse – La band è composta da Matthew Bellamy in foto (voce solista, chitarra, pianoforte, tastiere), Christopher Wolstenholme (basso, cori) and Dominic Howard (batteria, percussioni sintetizzatori)
Tommaso Colliva -cred Eugenio Vasdeki
Tommaso Colliva (Foto Eugenio Vasdeki)

TOMMASO COLLIVA Collaboro con i Muse dai tempi di Black Holes and Revelations e ho preso parte a tutto ciò che hanno realizzato in studio da dieci anni a questa parte: album, dvd, b-side e colonne sonore. Ho iniziato come ingegnere del suono curando alcune fasi della registrazione e pian piano il mio ruolo si è evoluto, registrando interamente gli ultimi due dischi, curando alcuni mix e supervisionando l’intero processo produttivo delle ultime release. Dopo due dischi (“Resistance’ e “The 2nd Law”) prodotti in toto dalla band, per Drones si è deciso di tornare a collaborare con un produttore esterno; in questo caso Robert John “Mutt” Lange, il leggendario produttore Sud Africano che sta dietro a dischi come Back in Black degli AC/DC e Pyromania dei Def Leppard.
L’idea era quella di trovare uno studio in una città nella quale fosse per tutti possibile concentrarsi interamente sulla realizzazione del disco, senza distrazioni ma con la possibilità di registrare al meglio (con i Muse le sessioni tendono ad essere abbastanza complicate ed esigenti in termini di flessibilità dello studio).

La soluzione trovata è stata quella di registrare ai Warehouse studios di Vancouver, una struttura di altissimo livello con uno dei più bei banchi Neve del mondo, un Montserrat, e una sala di ripresa eccellente. Rispetto ai dischi precedenti le sessioni di registrazioni sono durate relativamente poco, circa sei settimane, con una seconda fase più diluita di sovraincisioni e piccoli cambiamenti.

"Il mixer Neve AIR Monserrat" style="soft"] Rupert Neve, dopo aver ceduto la sua azienda nel 1975, ha costruito altri 3 banchi di largo formato, commissionati da George Martin e da Geoff Emerick. Il primo banco andò agli studi Air dell’isola di Monserrat nei Caraibi poi spostata agli A&M Studios di Los Angeles. La successiva fu installata agli Air Studios di Oxford street ed è ancora in servizio alla Lyndhurst hall. La terza console era in Oxford street, poi fu trasferita agli Atlantic Studios in New York no al 1991 quando fu portata a Vancouver. La “Air” console incorpora equalizzatori 31106 con frequenze scelte da Martin, Emerick e Neve. È la prima console Neve ad avere preamp remotati (in sala ripresa), per avere il minor tragitto possibile tra microfono e preampli catore. Oltre i 52 canali e i 32 fader monitor, il modello A6630 ha 6 canali con preampli catori SSL e il classico Bus Compressor SSL in uscita.
Il mixer Neve AIR Monserrat. Rupert Neve, dopo aver ceduto la sua azienda nel 1975, ha costruito altri 3 banchi di largo formato, commissionati da George Martin e da Geoff Emerick. Il primo banco andò agli studi Air dell’isola di Monserrat nei Caraibi poi spostata agli A&M Studios di Los Angeles. La successiva fu installata agli Air Studios di Oxford street ed è ancora in servizio alla Lyndhurst hall. La terza console era in Oxford street, poi fu trasferita agli Atlantic Studios in New York fino al 1991 quando fu portata a Vancouver. La “Air” console incorpora equalizzatori 31106 con frequenze scelte da Martin, Emerick e Neve. È la prima console Neve ad avere preamp remotati (in sala ripresa), per avere il minor tragitto possibile tra microfono e preamplificatore. Oltre i 52 canali e i 32 fader monitor, il modello A6630 ha 6 canali con preamplificatori SSL e il classico Bus Compressor SSL in uscita.

Le parti orchestrali sono state registrate a Milano, alle Officine Meccaniche, una sala che usiamo ormai da anni per questo scopo, mentre per i mix abbiamo lavorato in parte agli AIR Studios di Londra e in parte agli El Dorado a Burbank, California, con Rich Costey. Come ormai consuetudine da alcuni anni a questa parte, la fase di mastering è stata gestita completamente in remoto. Dopo alcune prove iniziali abbiamo scelto di affidarci a Giovanni Versari, che è da anni il mio fonico di fiducia per questa operazione e che ha fatto davvero un ottimo lavoro. Una volta ultimato il processo di mastering delle versioni digitali del disco (alta risoluzione, download e cd) ho anche supervisionato il taglio delle lacche per il vinile. Insieme a Matt Colton di Alchemy Mastering a Londra abbiamo sperimentato diverse soluzioni e abbiamo deciso di procedere con un cutting half speed che ottimizza dinamica, volume e risposta in frequenza del disco.”

Il Mastering

Giovanni Versari - Mastering Engineer
Giovanni Versari – Mastering Engineer

GIOVANNI VERSARI Dato che i tempi erano piuttosto stretti e non si voleva attendere che tutti i mix fossero terminati per scegliere uno studio al quale affidare il mastering, sono state fatte alcune prove su dei brani mixati, anche se non necessariamente in forma definitiva. I risultati ottenuti con alcuni studi americani non erano stati giudicati del tutto soddisfacenti, specie in termini di creatività, e quindi Tommaso ha proposto di provare anche il mio. Dopo quattro o cinque brani di prova il mio mastering risultava essere sempre quello preferito e quindi hanno deciso di realizzare l’intero disco con me. Loro avevano in mente un certo tipo di suono, che stavano sviluppando durante la fase di mix, e il mio mastering lo completava. La comunicazione con Tommaso è stata fondamentale perché lui, lavorando insieme ai Muse da così tanto tempo, aveva ben chiari quali fossero gli obiettivi e la nostra lunga amicizia ha permesso che me li traducesse e trasmettesse nel modo più efficace possibile. Tutto il processo è stato gestito a distanza comunicando via Skype o tramite posta elettronica, anche perché non ci sarebbe stato modo di fare diversamente dato che il mastering vero e proprio, realizzato in quattro giorni di lavoro intensivo, è stato portato avanti parallelamente alla chiusura delle ultime revisioni di mix. In termini creativi mi è stata concessa molta libertà e ho cercato di valorizzare il più possibile la potenza e l’impatto sonoro dei brani, senza per questo penalizzare la qualità complessiva del risultato. In questo senso un grande aiuto mi è arrivato dall’amico Davide Barbi, proprietario di IK-Multimedia, che da diversi anni si occupa della manutenzione delle mie attrezzature e che ha sviluppato appositamente per il mio studio un limiter che è stato la mia arma in più per questa importante occasione. È stato molto piacevole essere stato poi invitato a Roma in occasione del loro concerto per conoscerci di persona. È un gesto non così comune da parte di tutti gli artisti e sono stato molto onorato di ricevere i loro complimenti per il lavoro svolto.

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La regia di Marc Carolan alla luce del giorno.

Il live dei Muse con Marc Carolan

di Marco Paparelli

Generalmente, dalla regia FOH si percepisce il clima e il metodo di lavoro di tutta la squadra tecnica e la produzione postazione in tour. Quella dei Muse era una postazione studiata nei minimi dettagli, con un’attenzione alla pulizia maniacale. Abbiamo visto più di una volta far uscire da dei cassetti contrassegnati “White Gloves” (guanti bianchi, ndr) scopa e paletta per spazzare a terra e fragranze d’ambiente per eliminare cattivi odori! La disposizione dei rack era evidentemente progettata a tavolino perché il fonico Marc Carolan non perdeva un attimo per cercare il potenziometro corretto sulle tante macchine analogiche e digitali presenti. I cablaggi, quasi invisibili, erano a prova di lavorazioni in cantiere e nessun dettaglio era lasciato al caso. Nelle immediate vicinanze del Midas PRO 9, Marc aveva posizionato un tablet Motion Computing su cui – grazie al pennino – ha corretto l’equalizzazione del sistema PA (fatta nel pomeriggio) durante i primi secondi della serata.

Con la data romana dell’ultimo tour dei Muse abbiamo assistito ad uno spettacolo con un suono pulito e molto potente. Le dinamiche sembravano sempre sotto controllo anche se i generi musicali cambiavano rapidamente tra un brano e l’altro. Tutto ciò fa pensare ad un lungo processo di pre-produzione. La band ti ha assistito in questo compito?

Marc Carolan - Fonico FOH
Marc Carolan – Fonico FOH

Marc Carolan Da quando ho iniziato a missare dal vivo per i Muse, 14 anni fa, il mio processo di lavoro è maturato tanto. Il mix ora è al tempo stesso fluido e automatizzato. Ho passato un sacco di tempo a considerare ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere automatizzato, perché il pericolo di un eccesso di automatizzazione è arrivare ad un mix sterile. Detto questo, vista la complessità di una parte del materiale musicale, una certa quantità di automazione è strettamente necessaria. Mi piace usare molto la dinamica, penso sia molto sottovalutata nel live: abbassare un livello può essere altrettanto potente quanto alzarlo! Ho un gran bel rapporto con la band, loro mi danno la direzione in modo molto chiaro, poi mi lasciano andare avanti da solo con il mix.

Ho notato durante la sera che ci sono delle differenze nel suono delle tracce del nuovo album. È così?
MC Il nuovo album è un “back to the origin” (ritorno alle origini, ndr). “Drones” abbastanza minimale, ma molto potente e trovo che gli arrangiamenti siano fantastici. Questo si traduce molto bene per il sound che cerchiamo dal vivo.

Ho notato che hai scelto di utilizzare molto hardware analogico esterno.
MC Si, ho sviluppato il mio gusto sull’outboard che vedi e riesce a darmi esattamente ciò che serve al mio mix. A mio parere non esistono plug-in che possono fare ciò. Inoltre posso vedere in un attimo quello che sta succedendo, senza dover scorrere tra i menù. Tutti i sistemi di “PA” hanno un loro suono che li caratterizza.

Proporrai un mix diverso se prevedi di lavorare su un unico PA per tutto il tour rispetto ad un tour festival in cui cambierai PA ogni data?

MC No, il mio mix tende ad essere sempre lo stesso. Mi assicuro di accordare il sistema PA di modo che funzioni per il mio mix, non il contrario. In questo modo il punto di riferimento è sempre lo stesso.

Credits
Robert John “Mutt” Lange Producer, Vocals (Background); Eduardo De Angeles Concert Master, String Contractor, Violin; Tom Bailey Assistant Engineer; Matthew Bellamy Composer, Dialogue, Lyricist, String Arrangements, Unknown Performer Role; Tommaso Colliva Additional Production, Engineer; Alessandro Cortini Synthesizer Engineer; Rich Costey Additional Production, Mixing; Jacopo Dorici Assistant Engineer; Adam Greenholtz Engineer; Eric Mosher Assistant Engineer; John Prestage Assistant Engineer; Olle Romo Programming; Giuseppe Salvadori Assistant Engineer; Durand Trench Dialogue Engineering

Articolo Pubblicato in BACKSTAGE N°5/2015