cd-cover_01La produzione della recente pubblicazione per ECM Records raccontata da Stefano Amerio.

Di Stefano Pinzi

Non si parla molto spesso di produzioni provenienti dall’ambito jazz e classico. Indubbiamente sono generi meno noti, meno ricchi e quindi meno soggetti all’interesse della maggioranza. Dal punto di vista tecnico c’è probabilmente la sensazione che ci sia meno da raccontare, che gran parte del processo creativo sia affidato alla performance del musicista più che alle abilità del tecnico o del produttore. In parte c’è anche l’idea che dietro alla realizzazione di un disco di questo genere non ci sia una vera e propria “produzione” così come intesa in un contesto pop, per capirci. Il disco che andiamo a raccontare ci parla però di una realtà diversa da queste supposizioni, nella quale il produttore ha un ruolo determinante e il fonico viene scelto accuratamente per le sue capacità e competenze.

Stefano Amerio e Nik Bartsch
Stefano Amerio e Nik Bärtsch

Il disco del quale parliamo è l’ultimo lavoro del pianista e compositore svizzero Nik Bärtsch, dal titolo Continuum. È stato pubblicato nel marzo 2016 sotto etichetta ECM, uno dei punti di riferimento a livello mondiale per le produzioni jazz e prodotto da Manfred Eicher, patron e fondatore dell’etichetta stessa. Uno capace di avere a catalogo artisti come Pat Metheny, Keith Jarrett e Chick Corea, così capiamo la caratura del personaggio. Il disco è stato registrato nel marzo 2015 presso l’auditorium della RSI, la Radio Svizzera Italiana a Lugano, dal nostro Stefano Amerio. “Nostro” perché dovremmo cominciare a considerarlo una sorta di patrimonio nazionale, tanti sono i riconoscimenti e gli apprezzamenti che riceve regolarmente in ogni dove. Perché non solo in Italia abbiamo una lunga e apprezzata tradizione di grandi musicisti jazz (molti dei quali come Enrico Rava, Stefano Bollani o Paolo Fresu hanno pubblicato o pubblicano proprio con ECM), ma esistono studi di registrazione e fonici che hanno avuto la capacità e il merito di specializzarsi e affermarsi in questo genere e Stefano Amerio è uno di questi. Da diversi anni ormai collabora a stretto contatto con Manfred Eicher in moltissime produzioni, alle volte lavorando direttamente nel suo studio Artesuono (www.artesuono.it) in provincia di Udine, in altre circostanze spostandosi in giro per l’Italia e l’Europa con la sua valigia, zeppa di microfoni ed esperienza. È il caso di questa produzione, che ci siamo fatti raccontare in prima persona da Stefano così da ricavare il maggior numero di dettagli possibile:

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La sala della RSI a Lugano dove è stato registrato Continuum

Stefano Amerio: La formazione con la quale Nik Bärtsch ha registrato questo lavoro, Mobile Ensemble, è composta da due percussionisti, un clarinettista che ha suonato il clarino basso e contrabbasso e un quintetto d’archi formato da due violini, una viola e due violoncelli, con Nik Bärtsch ovviamente al pianoforte. È da diversi anni ormai, dal 2006, che vengo chiamato a registrare produzioni ECM in questa sala della RSI a Lugano. È un ambiente molto grande e acusticamente molto bello, favorevole alle esigenze di produzione di Manfred. Tutta la registrazione è stata realizzata in presa diretta, senza alcuna sovraincisione e senza monitoraggio in cuffia o di altro tipo. È stata essenzialmente un’esecuzione dal vivo registrata, ma senza la presenza di un pubblico. La regia A dell’auditorium è attrezzata con una console Studer Vista 8, un banco digitale dal sapore molto analogico, che restituisce un suono neutro e dettagliato. Impieghiamo i preamplificatori e i convertitori dello Studer per poi entrare in un sistema Pro Tools HDX con un linea MADI. Con un ensemble così eterogeneo dal punto di vista sonoro, con archi, percussioni, piano e clarinetto, la gestione dei rientri diventa un elemento determinante per la qualità del risultato finale. Bisogna imparare a giocarci, assicurarsi che non ci possano essere problemi dovuti a rapporti di fase scorretti e accettare il fatto che quei rientri faranno parte del risultato complessivo, che non potranno essere eliminati.

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La console Studer Vista 8 e Pro Tools, sullo sfondo i main monitor Bower & Wilkins Nautilus 802 ed i nearfield Genelec.

Quindi buona parte del risultato sonoro dipenderà dalla scelta dei microfoni e dalla loro posizione?

Esattamente. In questo caso non sono stati nemmeno usati pannelli separatori e quindi alla ripresa microfonica è totalmente affidato il compito di ottenere un’adeguata separazione tra le sorgenti. Le distanze tra uno strumento e l’altro erano per di più molto ridotte, perché come detto la scelta è stata quella di lavorare senza monitoraggio di cuffia. Per questa ragione l’approccio generale è stato quello di una ripresa multi-microfonica piuttosto ravvicinata alle sorgenti. Pongo sempre molta attenzione alla scelta dei microfoni e al loro posizionamento; sono molto affezionato ai miei microfoni personali, molti dei quali sono stati customizzati proprio per ottenere delle performance sonore ottimali. È per questa ragione che normalmente per questo genere di registrazioni “fuori sede” porto con me la mia dotazione personale di microfoni.

la gestione dei rientri diventa un elemento determinante per la qualità del risultato finale

Data l’eccellente risposta acustica della sala abbiamo previsto una ripresa d’ambiente, realizzata con una coppia di omnidirezionali DPA 4006 in configurazione AB, montati su un comodissimo sistema di argani motorizzati che permette di spostare i microfoni a proprio piacimento all’interno del grande auditorium. Violini e viola sono stati registrati con degli Schoeps CMC-64 e i due violoncelli con i Neumann TLM-103. Per la sezione archi non vale il discorso della ripresa ravvicinata, che finirebbe con lo snaturarne il suono, quindi i microfoni sono stati collocati a una distanza maggiore. Questo è sicuramente il microfonaggio più delicato da affrontare, quello che cattura la maggiore quantità di rientri e che potrà creare problemi di cancellazioni e filtri a pettine. Altri due Neumann TLM-103 erano dedicati al clarino. Sui rullanti ho utilizzato degli AKG c-451, attenuati con il loro pad di 10 dB, mentre per i tom la scelta è ricaduta sugli Audio Technica AE3000.

 

Il pianoforte infine è stato ripreso con due coppie stereo di microfoni, una formata da due Schoeps CMC-64 in configurazione ORTF e l’altra con il microfono stereo Neumann USM 69. In certe occasioni posso anche scegliere di realizzare questa seconda ripresa con una configurazione NOS, impiegando un’altra coppia di Schoeps. L’obiettivo è comunque quello di avere un’alternativa da poter valutare successivamente in fase di mix, anche in funzione delle caratteristiche di esecuzione. È capitato a volte di miscelare le due componenti tra loro, ma nella maggioranza dei casi sarà fatta una selezione.rec_07

Registrare in questo luogo e in questo modo è una scelta precisa di Manfred. Una scelta che da un lato serve a caratterizzare il prodotto finale dal punto di vista sonoro, e da un altro influenza positivamente l’atteggiamento del musicista, la cui performance deve essere portata ai massimi livelli perché poi il margine di intervento per correggere e migliorare sarà ridottissimo. È un sound diverso, probabilmente meno analitico di altre produzioni ma ti da la sensazione di essere immerso nella scena sonora, una tridimensionalità che altrimenti sarebbe molto difficile ottenere. Al termine delle registrazioni vengono riascoltate le take e selezionate, in alcuni casi creando dei composit di più take per ricostruire la struttura originaria dl brano. Preferibilmente però si scelgono delle take intere, questo accade spesso e volentieri in queste produzioni perché la qualità delle performance di questi artisti è davvero formidabile.

In fase di mix utilizziamo quasi esclusivamente le risorse di processing del banco Studer, lavorando in modo molto tradizionale e sfruttando molto poco le automazioni di Pro Tools e i plug-in. Manfred segue il movimento dei fader in tempo reale, lasciandosi guidare dall’onda emozionale del momento. L’unico outboard impiegato è una doppia unità di riverberazione Bricasti Design M7, che ha sostituito i Lexicon 480 o 960 che usavamo in precedenza. L’ambientazione è uno dei marchi di fabbrica della sonorità che Manfred Eicher vuole ottenere nelle sue produzioni, c’è una scelta molto accurata degli algoritmi, dei tempi di decadimento e di pre-delay. In questo caso sono stati impiegati due riverberi distinti, uno con un decay più breve scelto soprattutto per le percussioni e uno con una coda più prolungata, ma sempre con l’attenzione a ricreare un’ambientazione uniforme e credibile. La ripresa d’ambiente naturale ha in questo senso una funzione di legante importantissima.

Stefano Amerio nel suo studio Artesuono di Udine
Stefano Amerio nel suo studio Artesuono di Udine

Anche il processo di mastering finale è volto a conservare intatta la qualità della performance. Si gestiscono i picchi di segnale, facendo ben attenzione a non alterare la dinamica dell’esecuzione. Insomma un disco che ti permette ancora di utilizzare il manopolone del volume dello stereo di casa e di sentire delle differenze.

Riassumendo: ottima acustica, strumenti e musicisti di altissima levatura, microfoni di qualità, poco processing ma buono e tanta, tanta sapienza. È questa la ricetta vincente?

SA Diciamo che la filosofia che ho scelto di seguire per ciò che compete il mio lavoro è quella di affidare alla ripresa microfonica un ruolo primario, limitando il più possibile il processing da parte di equalizzatori o compressori. È logicamente un approccio che si è raffinato col tempo, con l’esperienza e tanti anni di lavoro. Una sinergia di competenze, da quelle del produttore ai musicisti e al fonico, consente di creare un team nel quale tutti i dettagli vengono curati al massimo livello possibile. Se posso anche essere un po’ polemico, devo dire che purtroppo si è persa questa sana abitudine di lavorare con un produttore discografico alla guida del progetto. Sempre più spesso ci si orienta verso auto-produzioni nelle quali per i musicisti è molto difficile riuscire a essere obiettivi e attenti a tutti gli aspetti. Manfred Eicher è un produttore che sicuramente ha le idee molto chiare rispetto al tipo di risultati che vuole ottenere, ma non pone dei limiti. Il nostro è più uno scambio di opinioni volto a raggiungere il miglior risultato possibile, un confronto aperto molto professionale nel quale nessuno cerca di prevaricare le competenze dell’altro. È un sodalizio che dura dal 2003, il che significa che entrambi siamo contenti e appagati dai risultati ottenuti.