medical stethoscope studio isolated over white

Nelle barzellette il fonico è sempre quello con il basso quoziente intellettivo che sa dire solo: sa sa ah sa uan ciu ciu, pa pa ta ta. La realtà non è molto diversa, in fondo l’audio musicale o audiovisivo è una barzelletta e vale sempre quattro risate. Si tratta di registrare e riprodurre, verosimilmente o con alcuni gradi di creatività, dei suoni. Non ci pensiamo molto, ma siamo letteralmente tempestati da radiazioni elettromagnetiche, peggio ancora nello spettro del visivo, atraverso i nostri occhi. I fonici lavorano con il suono, che molti non comprendono perché l’audio non si vede, appunto, e la ne è sempre la stessa: un calvario! (cit. Mente Butturini) La sensazione illusoria di visualizzare la scena, attraverso una immagine mentale, ascoltando una registrazione audio ne è la riprova. In fondo una bella fetta del nostro cervello è dedicata alla vista e si collega a tutti gli altri sensi con facilità, quindi anche viceversa, grazie all’immaginazione. E infatti un fonico, quando sta equalizzando… guarda nel vuoto! Oppure guarda un – vu meter? fader? monitor? – per confermare quello che dice l’orecchio, o qualche altro punto per “parcheggiare” l’occhio, anche la bionda di spalle può essere una gradevole forma di “ispirazione”. Questo facilita la concentrazione. Naturalmente con l’esperienza diventa facile accorgersi di una particolare variazione acustica, anche mentre l’occhio quindi sempre quella gran parte di cervello è preso in altre faccende, un po’ come andare in bicicletta parlando con qualcuno (così più o meno dice la medicina).

Di lavori che portano all’eccellenza la qualità della percezione ce ne sono pochi. Esistono quelli che lavorano con il naso, come i sommelier o i profumieri. Con il gusto, che anche di naso si tratta, ce ne sono a volontà: dai gastronomi agli esperti del sapore dei medicinali (!!). Gli acrobati: eccellenti abilità nell’equilibrio, che è uno dei tanti sensi che abbiamo, oltre i 5 più famosi. Per quanto riguarda l’orecchio, il più allenato di tutti quanti, su tutto lo spettro, è il fonico. Una professione che utilizza uno dei sensi più esposti al deterioramento e sempre a disagio, non solo durante un concerto, ma nel traf co o dentro molte case, dove il rumore di fondo può superare i 50 dBA SPL. Da impazzire!

Questo lavoro mette a dura prova un organo così importante e per questo non bisognerebbe mai sottoporre l’orecchio a pressioni acustiche alte. Sembra un ossimoro, soprattutto per chi lavora nei concerti. Ma cosa vuol dire alte? A 85 dB SPL, ad esempio, si dovrebbe esporre l’orecchio per non più di otto ore consecutive se non si vuole subire traumi. Da lì, va dimezzato il tempo di esposizione ogni 3 dB di incremento. Pressioni come quelle dei concerti o di certi studi o discoteche vanno bene per non più di due ore consecutive, ecco perché dovremmo avere cura anche del pubblico e non farli diventar sordi… solo perché al mixer c’è già un sordo!

Purtroppo, per quanto riguarda l’orecchio il “che vuoi che sia una volta ogni tanto” non funziona, l’organo si danneggia facilmente e tornare indietro è quasi impossibile. Spesso non si capisce neanche dai test uditivi, che vanno per ottave e non tengono conto di lacerazioni minori. Più cura ancora va posta ai bambini, che dovrebbero sempre indossare le protezioni nei concerti, mentre le donne incinte non dovrebbero affatto andare a concerti pop-rock o in discoteca. La pancia non è un gran fono-isolante, purtroppo. Vale la pena avere un po’ di pena per le orecchie, che ci si sente meglio.