2 Macchine incorporate in opera di ingegneria civile - Padiglione Australia Giardini Biennale Venezia
Macchine incorporate in opera di ingegneria civile – Padiglione Australia Giardini Biennale Venezia

Per comprendere bene l’indirizzo del presente articolo e dove si vuol andare a parare, bisogna giocoforza infliggere al lettore una qualche spiegazione sul piano linguistico. Se il contesto è fondamentale nei processi di valutazione, la nostra attenzione andrà diretta proprio sul significato del termine “contesto”

Noi, alla buona, quando parliamo di contesto intendiamo la conoscenza del reale non solo teorica, ma anche pratica “sul campo”. Quella che fanno maturare i nostri “sensori” ricorrendo a tutti i mezzi di conoscenza che abbiamo disponibili: soggettivi (esperienza e/o competenza) ed oggettivi (scienza e/o qualifica).
Se una volta, per delineare con sufficiente precisione un contesto tecnico di costruzione di un’opera d’ingegneria civile bastava fare ricorso ai testi di scienze delle costruzioni ed alla normativa tecnica specifica, oggi, vista anche l’esistenza di un database di studi e di dati sperimentali, possiamo ricorrere a metodi semiprobabilistici.
Ma è questo il contesto che serve delineare?
In apparenza sì, anche se a ben riflettere questo è solo un contesto tecnico specifico, scavato in profondità da un’esplorazione verticale.
Chiediamoci allora cos’è per davvero un “contesto”.
Il contesto è quell’insieme complicato di circostanze che delineano la situazione complessiva in cui un fatto si verifica, può o potrebbe presumibilmente verificarsi.
Se andiamo infatti a cercarne il senso sui vocabolari, scopriamo che il termine deriva da “contessere”. Vuol dire, prima di tutto, “tessuto, intrecciato, composto di elementi intrecciati”, perfino aggrovigliato, intarsiato con fregi, strettamente saldato e costituito.
In pratica è l’insieme intricato dei fatti e delle idee che costituiscono un mondo peculiare e, per estensione, è l’insieme e la struttura interna di un’opera letteraria, d’ingegneria, ecc. Come dire l’insieme di più avvenimenti, fattori, accadimenti pratici, etici ed estetici costituenti un tutto organico complesso e per lo più messi in rapporto con un fatto, un singolo fattore, un valore da perseguire. Un insieme che ha addirittura, a volte, un nesso, una connessione casuale con altri atti rivolti a scopo diverso.
Non solo, il termine “contesto” ha anche un’altra versione linguistica e letteraria che interessa riportare: afferma il Ducrot che non è addirittura possibile un atto di comunicazione (linguistica nel suo caso) se non si conosce bene tutto il contesto.
Queste affermazioni dimostrano che il contesto è senz’altro qualcosa di più di quello scavare in profondità la nozionistica verticale. Che questo contesto è sì uno scavare preciso e scientifico, ma che, se non si apre in orizzontale, si autolimita.
Il contesto, del quale cerchiamo qui di ampliare l’idea, è in definitiva, secondo il Gabrielli, “insieme di fatti e circostanze entro cui si verifica e da cui risulta condizionato un determinato evento: i fatti vanno esaminati nel loro contesto storico, sociale, geografico, tecnico ecc.”.
É tutto il contesto situazionale che va sempre definito e studiato.
È così chiaro che fatti e circostanze, apparentemente similari, differiscono in realtà tra di loro al variare del contesto di accadimento dell’evento.
Nella loro analisi i processi di valutazione debbono tener conto di queste non lievi difformità.

Bruce Springsteen 2016 Stadio San Siro Milano - fotografia gentilmente concessa da Barley Arts Promotion_Nino Saetti
Bruce Springsteen 2016 Stadio San Siro Milano – fotografia gentilmente concessa da Barley Arts Promotion_Nino Saetti

La valutazione
È chiaro però che l’analisi attinente a ciascuna valutazione dipende o è legata al fine ultimo. Quale sarà obiettivamente la migliore valutazione?
Quella che cercherà di spaziare sull’insieme dei dati di diversa provenienza. Quella che si allarga a una conoscenza aperta e non ancorata. Che accetta la visione più completa, perché dilatata anche alla considerazione degli aspetti minori, magari anche difformi dalle premesse e in qualche modo influenti.
È d’uopo la storia di una professoressa di matematica, che quando il problema alla lavagna si aggrovigliava e non si riusciva a risolvere, invitava ad andare in fondo all’aula per avere tutta intera la visuale della lavagna. Un modo pratico per fare la migliore valutazione possibile avendo tutto il contesto sotto gli occhi.
Il processo di valutazione deve alla fine compiere un passaggio di astrazione per ricomprendere ciascun specifico aspetto del contesto ancorché di dettaglio.
Proprio il livello di questa finale e derivata astrazione onnicomprensiva mostra se lo specifico, completato ed ampliato, contesto ha avuto considerazione, ponderazione e influenza oppure no.
Tutto ciò è di estrema importanza quando la valutazione è fatta con finalità normative o regolamentari. Infatti più la norma è percepita vicina e mirata al contesto intero per il quale è stata emanata, più facile diviene la sua applicabilità, accettazione e rispetto.

Attrezzature di lavoro ed opere d’ingegneria civile
Non solo nella tecnica per pubblico spettacolo ed eventi ma anche in altri casi risulta difficile tracciare una linea di confine tra una attrezzatura di lavoro e l’opera d’ingegneria civile o industriale dove questa viene installata.
Per un tornio installato all’interno di un’azienda, la linea di confine corrisponde ai punti di ancoraggio a terra mentre sorprenderà sapere che per un carroponte è consuetudine considerare i binari facenti parte dell’opera di ingegneria civile.
Quando poi una macchina è inserita in un’opera di ingegneria civile, il fatto di non contestualizzarla in maniera corretta porta a fare delle valutazioni di dubbia utilità nella comprensione della sicurezza sia dell’opera che dell’attrezzatura stessa.
Per esempio, come dobbiamo considerare una macchina utensile nell’effettuare un’analisi sismica di un fabbricato industriale?
Se tale macchina viene installata per esempio su un soppalco, allora la valutazione deve tenere conto che la massa della stessa partecipa alla vibrazione di tutto il fabbricato.
Mentre se l’analisi ha la pretesa di spingersi all’interno della macchina stessa, difficilmente, se non per casi specifici, porterà a dei risultati utili alla comprensione della sua sicurezza. Infatti difficilmente si potrebbe considerare pericoloso il fatto che un elemento interno della macchina, internamente labile quasi per definizione, si muova in caso di un evento sismico.
Volendo riferirsi ad un esempio più concreto, ci si può riferire al comportamento delle scaffalature durante un evento sismico.
Si è iniziato a parlare di tale tema già da qualche anno, quando durante il terremoto in Emilia, vi sono stati danni ingenti, per fortuna in questo caso solo materiali, dovuti al crollo delle scaffalature, dette “scalere”, per la stagionatura del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. In questo caso il settore dei fabbricanti e installatori si è autoregolamentato dandosi dei principi di base condivisi per analisi sismiche su sistemi di scaffalature, analisi che fino a quel momento non erano state considerate pertinenti dato che la normativa vigente non le considerava direttamente.
Un altro esempio, purtroppo più recente, di analisi di comportamento di scaffalature durante un evento sismico, è quello del supermercato di Amatrice le cui immagini sono note a molti visto che registrate dalle telecamere a circuito chiuso. In questo caso, però, anche se i danni materiali all’interno del supermercato sono comunque presenti, in qualche modo può essere considerato rassicurante il fatto che la maggior parte delle scaffalature sia rimasta in piedi considerando che normalmente tali luoghi sono caratterizzati dal sovraffollamento.

Beyonce Monolith - The Formation World Tour - fotografia gentilmente concessa da Stageco Belgium NV
Beyonce Monolith – The Formation World Tour – fotografia gentilmente concessa da Stageco Belgium NV

La normativa italiana per lo spettacolo
Tornado al nostro ambito tecnico possiamo chiederci se la normativa attualmente in vigore riferita alle attrezzature scenotecniche ed opere per pubblico spettacolo aiuti i tecnici a fare le migliori valutazioni in funzione del contesto.
Se partiamo dalla ormai conosciuta nota carichi sospesi, essa ci dice che al fine di verificare la “solidità e la sicurezza” di un “locale” di pubblico spettacolo, in relazione ai carichi e alle strutture fisse o temporanee destinate all’ancoraggio degli stessi, si può fare riferimento a quanto disposto dalle norme sulla sicurezza delle costruzioni (d.m. 14/01/08) e dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/08 e ss.mm.ii.).
Quindi, se è chiaro che per valutare la sicurezza dei punti di ancoraggio del sito d’installazione dei carichi sospesi bisogna riferirsi alle norme tecniche per le costruzioni, allora per valutare la sicurezza “interna” dei carichi sospesi stessi bisogna anche riferirsi anche al d.lgs. 81/08 e ss.mm.ii.
Allo stesso tempo il “decreto palchi” (d.i. 22/07/2014) individua come campo di applicazione dello stesso le attività montaggio e smontaggio di sistemi di travi o graticci sospesi a stativi o a torri con sollevamento manuale o motorizzato di dimensioni minime definite. Allora risulta noto che nelle attività di un cantiere per pubblico spettacolo, vi sono oltre a quelle riferite al montaggio e smontaggio di opere temporanee, anche quelle di utilizzo di attrezzature di lavoro che nello specifico vengono definite scenotecniche. Tuttavia la successiva circolare n.35 del 24/12/2104 confonde di nuovo il contesto normativo, che verrebbe naturale ai più applicare per la valutazione della sicurezza, parlando esclusivamente di attività di cantiere riferite al montaggio e smontaggio di opere temporanee, e non citando espressamente le attrezzature scenotecniche.
Ma allora dobbiamo considerare le attrezzature scenotecniche parte intrinseca delle opere temporanee e di conseguenza indefinibile una linea di confine? Forse, ma per dare una risposta più precisa a tale quesito possiamo cercare aiuto nella definizione di opere temporanee, per capire se quest’ultima possa contenere le attrezzature di lavoro in senso generale.
Siccome stiamo comunque parlando di cantieri temporanei, seppure se specifici, risulta opportuno riferirsi ancora al d.lgs. 81/08 e ss.mm.ii. dove all’allegato X la definizione di cantiere stesso viene declinata in quel luogo dove si effettuano lavori come costruzioni, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, trasformazione, rinnovamento o smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee ecc.
Ecco che per contestualizzare l’attività di montaggio e smontaggio di uno spettacolo pubblico potremmo dire che questa si svolge in un cantiere temporaneo sia per il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati, ovvero opere temporanee come palchi e relative coperture, che per l’equipaggiamento delle attrezzature idonee per lo svolgimento dell’evento, ovvero attrezzature scenotecniche come sistemi “rigging”, paranchi elettrici a catena, “line array” ecc. Nello specifico per equipaggiamento di sistemi “rigging” ci si riferisce alla realizzazione in quota di sistemi di aggancio per dispositivi di sollevamento, utilizzando a tal fine sia i punti di ancoraggio dell’opera temporanea o dell’infrastruttura ospitante.
Quindi, anche se si riescono a definire opere temporanee ed attrezzature scenotecniche, di nuovo la linea di confine di tali contesti è difficilmente tracciabile dato la loro naturale sovrapposizione. Infatti, se nel carico sospeso è contenuta la truss come struttura di sostegno del carico stesso, questa viene più spesso verificata applicando le indicazioni contenute nelle norme tecniche per le costruzioni che non le norme tecniche specifiche per le attrezzature scenotecniche. Quindi in questo caso specifico le verifiche, riferendosi a contesti non chiaramente definiti, possono portare a risultati non interessanti per la sicurezza dell’uso delle attrezzature stesse ovvero la diminuzione del rischio residuo a cui sono esposte le persone.

Conclusione
Concludendo risulta chiaro che il fine del presente articolo è più quello di porsi delle domande che dare delle risposte.
Ma per valutare la sicurezza di un’opera temporanea e/o di un’attrezzatura risulta più utile porsi delle vere domande che avere la presunzione di conoscere già le risposte.
Quindi quando si valutano la sicurezza e le prestazioni attese di un’opera temporanea e/o di un’attrezzatura temporanea, l’unico consiglio dettato dal buonsenso può essere quello di “andare in fondo alla classe e vedere tutta la lavagna”, volendo riprendere l’esempio citato qui sopra, o ancora meglio come dicono gli anglofoni di avere ben presente la cosiddetta “big picture”.