Il Trio Bobo in sala di registrazione (Sala A-Accademia della Musica) (Foto di Donatella D'Angelo)
Il Trio Bobo in sala di registrazione (Sala A-Accademia della Musica) (Foto di Donatella D’Angelo)

Trio Bobo, ovvero Faso (basso), Christian Meyer (batteria), Alessio Menconi (chitarra): un gruppo attivo da una decina di anni, giunto alla realizzazione del secondo album, registrato e missato a Milano negli studi dell’Accademia del Suono

Un tempo la loro musica strumentale si sarebbe chiamata fusion, ora le gabbie dei generi sono largamente saltate, per cui il Trio Bobo suona musica, influenzata soprattutto da jazz & rock, con largo spazio all’improvvisazione. Per registrare un album, d’obbligo suonare tutti insieme e riprendere correttamente il live, per poi missare senza aggiungere o modificare granché, con la collaborazione di Rodolfo“Foffo”Bianchi che assiste in studio e live gli Elii da decenni, mentre Alessio Menconi è il gran chitarrista che tanti anni fa si è unito a loro per questo progetto. Tempi di realizzazione: sei giorni in casa, tre giorni in studio.

La registrazione: intervista a Gianluca Guidetti (fonico di ripresa)

Avevo già avuto modo di collaborare con Christian Meyer e Alessio Menconi per un’altra produzione realizzata sempre all’Accademia del Suono. Fortunatamente, i loro gusti in termini di suoni, soprattutto quelli di Christian, sono molto vicini ai miei, quindi è stato molto più facile accontentarli in quanto era già presente una base comune. Christian, Alessio e Faso hanno subito manifestato la volontà di suonare insieme nella stessa stanza (Sala A, 40 m²). Per avere una migliore separazione degli strumenti si è scelto quindi di posizionare i due amplificatori di Alessio in un’altra sala di ripresa. La batteria è chiaramente lo strumento che ha richiesto maggiore studio, data la sua complessità. La sala dello Studio A è molto asciutta e per avere un suono un po’ più vivo ho scelto di posizionare la batteria sotto l’arco di diffusori. Per la ripresa della cassa ho utilizzato un Beyerdynamic TG50D, molto dettagliato sulle medio-alte, accoppiato ad un subkick realizzato con un altoparlante Mission M50; sul rullante ho utilizzato tre microfoni, Shure SM57 e Neumann KM184 sulla pelle battente, AKG C414 sulla risonante. AKG C414 anche sullo hi-hat. Sennheiser MD421 sui due tom e il timpano. Christian ha utilizzato anche un rullante più piccolo sulla sinistra del kit, sul quale ho posizionato sempre uno Shure SM57. Per la ripresa d’insieme della batteria ho scelto i microfoni più trasparenti e dettagliati a disposizione, una coppia di Schoeps CMC con capsula cardioide MK4 in configurazione ORTF. Per dare un po’ di ambiente naturale ho posizionato un’altra coppia di Schoeps CMC, questa volta con capsula omnidirezionale MK2, a circa sei metri di distanza dal drumkit, uniti a un Sony C800, sempre con figura polare omnidirezionale, alla stessa distanza. Per questioni d’impasto sonoro si è scelto poi in fase di mix di limitare molto gli ambienti naturali e di escludere, in realtà già in fase di registrazione, la mono room del Sony C800. Per la batteria sono stati utilizzati i preamplificatori di “Stella”, il meraviglioso banco SSL 4056E che abbiamo in studio, tranne per gli ambienti e gli overhead, per i quali ho preferito usare preamplificatori più trasparenti, Millennia HV-3D. Il suono di Faso invece è stato ottenuto semplicemente prelevando l’uscita bilanciata del suo preamplificatore Mark Bass Studio Pre, passando per Millennia HV-3D. È stato scelto un setup semplice ma rodato che ha portato ad avere un suono molto definito e compatto con pochissimi accorgimenti. Le sfumature sonore erano gestite direttamente da Faso col bilanciamento dei pickup e i rapporti tra suono dry del basso e suono del preamplificatore. Come detto, i due amplificatori di Alessio erano posizionati in un’altra sala: abbiamo utilizzato un cable extender Little Labs per bilanciare il segnale in origine e poterlo trasportare a distanza senza accumulare interferenze. I due suoni erano complementari in termini timbrici, un suono più scuro e compresso da un lato, più presente dall’altro. Ho scelto quindi di valorizzare le caratteristiche dei due suoni utilizzando Shure SM57 per il suono più cristallino del Fender e Neumann U47 FET sul DVMark, entrambi nei preamplificatori Millennia. Il processing sui segnali in registrazione è stato molto leggero, un hi pass sugli overhead e sullo hi-hat e una leggera compressione sui due segnali della chitarra che, soprattutto sui suoni processati dall’envelope filter, risultavano esageratamente dinamici.

La Regia A dell'Accademia della Musica di Milano, con il banco SSL L4000E (48 ch mono + 8 stereo) utilizzato per registrare e terminare il missaggio del nuovo album del Trio Bobo(Foto di Donatella D'Angelo)
La Regia A dell’Accademia della Musica di Milano, con il banco SSL L4000E (48 ch mono + 8 stereo) utilizzato per registrare e terminare il missaggio del nuovo album del Trio Bobo (Foto di Donatella D’Angelo)

Il missaggio: intervista a Rodolfo “Foffo” Bianchi 

Il gruppo ha deciso, anche dietro mio consiglio, di registrare negli studi dell’Accademia perché c’è la possibilità di utilizzare come mixer di ripresa un superaffidabile SSL e questo già ci dava ottime garanzie. Il lavoro si è svolto in due fasi: Gianluca ha fatto un ottimo lavoro e mi ha consegnato tutto esattamente come hanno suonato, nel formato che avevamo concordato (88.2 kHz), non ho aggiunto e non ho tolto niente. Le registrazioni sono finite su supporto digitale (Avid ProTools HD3, nda): sarebbe stato il massimo farlo su analogico, però queste ormai sono possibilità che hanno pochi eletti, nel caso di progetti very low budget te lo devi dimenticare. Il Trio Bobo s’è preso la licenza di rivedere qua e là delle cose, rifacendo piccoli inserti: tre-quattro misure da mettere a posto (performance), poca roba. Ho caricato il tutto su computer e ho cominciato a missare: l’85% è stato fatto in the box, a casa mia, con l’aiuto di Andrea Pellegrini, esperto in ProTools, velocissimo… appartenendo io a un’altra generazione non ho la stessa velocità, poi è una persona di cui mi fido anche come gusto musicale. Ho utilizzato plug-in di altissimo lignaggio, monitoraggio con Meyer HD1, che utilizzo ormai da 20 anni e che mi ha sempre dato una risposta superaffidabile, neutrale. In studio, coi monitor ATC dell’Accademia, mi sono ritrovato esattamente lo stesso suono. Ho fatto tutti i livelli, eq con WSM PEQ-2.0, riverberi con Altiverb. Fatto questo ho riportato tutto sulla superficie analogica: praticamente ho utilizzato l’SSL come un sommatore, con la differenza che la qualità di quel banco è superiore a qualsiasi sommatore. I livelli mi sono tornati tutti, perché ormai ho appurato che se uno fa un buon lavoro di mix in the box alla fine i livelli tornano tutti, anche perché ho utilizzato outboard (in studio) solo per fare delle compressioni parallele, per basso (pochi brani, con Urei 1167LN) e batteria. Col risultato che se uno splitta l’ascolto dal ritorno in the box al ritorno banco uno gode tanto di più!

Tu conosci bene il suono di Faso e di Christian, sia live, sia in studio, collaborando con EelST da 20 anni. Come hai trattato il loro suono per Trio Bobo, data la diversità del progetto?
Sul basso non ho toccato quasi nulla, nemmeno sulla batteria. Il lavoro sul drumkit è stato sulla coerenza di fase, perfetta, tra tutti gli strumenti e i microfoni di ripresa; fatto questo ho deciso di tenere il suono della sorgente. I mic d’ambiente, quelli distanti, non li ho utilizzati, in questo caso mi sono servito di ulteriore riverberazione digitale, nella fase in the box.

Alessio Menconi ha utilizzato due ampli: il suono finito nel missaggio è un blend di tutti e due?
È un blend delle due sorgenti, che ho deciso di utilizzare al 50%, oppure 60%-40%, a seconda delle esigenze. Utilizzando Alessio un fraseggio molto veloce, per impacchettare il suono rendendolo identificabile nota per nota ho aggiunto un po’ di compressione (outboard di studio, Manley Variable MU), quasi inavvertibile.

Puoi considerare il tuo lavoro per questo disco solo di missaggio, oppure hai contribuito anche alla produzione?
La produzione musicale è del Trio Bobo, dal punto di vista del suono c’è farina del mio sacco, condivisa con Andrea Pellegrini. Il mix ha solo dato a tutto il progetto le dimensioni dei piani sonori, compresi “panpottaggi”, tutta l’effettistica è virtù del missaggio. Alla fine ho deciso di affidare il mastering a mio figlio, Tommy Bianchi (White Sound Mastering Studio, nda). Questo disco è un po’ la conseguenza della mia cultura musicale, che nel tempo si è affinata con l’ascolto di album storici: sono un amante del suono di Donald Fagen, dei primi dischi di Pat Metheny, Lyle Mays, Spyro Gyra, Steve Khan, sento di essermi un po’ ispirato a quei dischi.